Martedì, 23 Ottobre 2018

 

Oltre ai produttori, ai promotori e ai consumatori di vino, ci sono anche i rivenditori; abbiamo rivolto qualche domanda a Ettore Maron, proprietario del Fortino di Ettore, graziosa e fornitissima bottega di vini e derivati sfusi e imbottigliati e birre artigianali di Oristano...

a cura di Alessia Andreon

Ettore,siamo in periodo di vendemmia, com’è andata la produzione vitivinicola quest’anno? E quali sono i prodotti che i consumatori ti richiedono maggiormente?

Quest’anno la produzione in Sardegna è scarsa in quanto penalizzata dalle varie malattie che hanno colpito le viti. Molti piccoli produttori non hanno uva. Posso dire in generale che quello che si vende maggiormente è il vino rosso da tavola nuovo, che non è il novello, ma quello rosso di stagione, che è gradito di alta gradazione, tra i 13° e 14°. Il rosato che mi richiedono maggiormente è la nieddera o similari anche se non va molto di moda; il bianco invece lo vendo di più nel periodo estivo per accompagnarlo al pesce. I clienti non abituali mi chiedono spesso informazioni sulla provenienza,vanno alla ricerca soprattutto del prodotto locale. Il 90% della fortuna della rivendita è fatta dal passaparola e dalla qualità del vino. Mi piace dire che non bisogna essere esperti di vino per apprezzarlo, deve solo piacere.

Della vernaccia di Oristano invece cosa mi dici? Come mai non l’hai citata tra i prodotti venduti se è quella più caratteristica del territorio?

La vernaccia si vende, ad eccezione del periodo della Sartiglia, più che altro per uso casalingo e culinario; è infatti ottima per la preparazione di diversi piatti sia di carne che di pesce. Il prodotto vernaccia è un gran vino, che acquista valore con l’età perché dalla botticella,che viene riempita parzialmente per consentire la formazione dei lieviti, si ottiene una bevandapeculiare,con un colore e un sapore che la contraddistinguein tutto il mondo e che con gli annie l’ossigenazione si trasforma addirittura in cognac. Potenzialmente potrebbe essere venduta a prezzi molto più alti perché tenerla ferma in botte per farla invecchiare è un non guadagno.

Come mai se è un prodotto così pregiato allora si vende così poco?

Fino agli anni ‘70 e ‘80 si aveva sempre la bottiglia di vernaccia da offrire agli ospiti. È un’unicità del nostro territorio ma purtroppo i primi a non promuoverla sono i bar e i ristoranti che hanno il contatto diretto con chi non conosce il prodotto. Bisognerebbe trovare il giusto compromesso per valorizzarla senza snaturarla.Ci sono degli ottimi prodotti in giro; fino a qualche tempo fa i vigneti migliori si trovavano nella zona di Solarussa, ma comunque il grosso della produzione proviene della valle del Tirso. Sarebbe bello valorizzarla come si fa per la birra artigianale.Negli ultimi tempi va di moda l’homebrewing, che insegna il piacere di fare la birra in casa; un hobby che da alcuni anni ormai ha conquistato sempre più persone. Forse per la vernaccia andrebbe fatto lo stesso tipo di promozione.

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