Lunedì, 11 Maggio 2026

 

Jeans e Made in Italy: Italia - Stati Uniti andata e ritorno

Il 15 aprile si celebra la Giornata del Made in Italy. Si tratta di un’iniziativa recente, giunta alla terza edizione, promossa dal Ministero che porta lo stesso nome e che nasce per tutelare le eccellenze di marchio italiano e la creatività che ne è alla base. Non è un caso che sia stata scelta questa data, poiché ricorda la nascita di Leonardo Da Vinci, avvenuta nel 1452. Quando parliamo di Made in Italy ci riferiamo ai settori della moda, dell’agroalimentare, dell’automobile, del design e dell’artigianato.

Pensiamo alle filiere dell’olio, del bergamotto, della ceramica, della nautica, dell’arredamento. Pensiamo a prodotti ben fatti e di grande qualità fabbricati dalle aziende italiane, prodotti che danno lustro al nostro Paese. Pizza, olio, Ferrari, moda, lampada Arco, moka, poltrona Frau. L’elenco è davvero lungo, così come la riconoscibilità dei prodotti di marchio italiano: buonissimi o bellissimi, innovativi e… desiderati. Per celebrare questa data, ho proposto un’attività ai miei studenti sulla storia dei jeans, capo d’abbigliamento iconico e sempre verde, usato da generazioni di uomini e di donne di ogni età, capace di rinnovarsi e di rispondere alle esigenze di stili diversi, dal casual al sofisticato: larghi, stretti, a vita alta e a vita bassa, strappati e con i risvolti, con i brillanti o slavati, blu o di altri colori. Difficile conoscere una persona che non ne abbia mai indossato un paio. Colpisce anzitutto che una parola dal suono straniero come jeans nasconda un’origine tutta italiana.

Sapete dove sono nati? La parola è legata alla città di Genova, porto mercantile in cui già nel Medioevo transitavano l’indaco (colorante blu) proveniente dall’Africa e dall’India, e il cotone. Sempre da Genova, nel XVI secolo partivano per l’Inghilterra carichi di fustagno prodotto a Chieri (TO). Il fustagno era un tessuto di speciale resistenza adatto al confezionamento di abiti da lavoro e di sacchi per contenere le vele delle barche. Prima che i blue jeans diventassero famosi - e non solo tra gli operai, i minatori e gli agricoltori - è passato tanto tempo.

La storia di questo capo d’abbigliamento si trasferisce, infatti, in America. Nel 1853 un mercante si aggira per la California, il suo nome è Levi Strauss. Vende ai lavoratori delle miniere d’oro dei pantaloni resistenti in tela di jeans: bleu de Gênes (blu di Genova) e de Nîmes (città francese in cui si lavorava il fustagno), che divennero blue jeans e denim. Un sarto, Jacob Davis, ha poi l’idea di rinforzare quei pantaloni con rivetti di rame e li rende indistruttibili, adatti a contenere nelle tasche le pepite d’oro e gli strumenti da lavoro. Poiché non aveva i 68 dollari necessari a brevettare la sua invenzione decide di mettersi in società proprio con Levi Strauss, e nel 1873 nasce il Levi’s 501, modello di jeans famosissimo con cinque tasche (la piccola era per le monetine). Nel 1890, una volta scaduto il brevetto, altre aziende come Lee e Wrangler inizieranno a produrre pantaloni e poi giacche di jeans per i soldati e anche per i civili, tra cui le donne, che potranno indossare il primo paio di jeans loro dedicato nel 1935.

Saranno soprattutto i giovani, influenzati dai divi del cinema americano come James Dean, a trasformare il jeans in una moda travolgente, che si diffonderà nel mondo intero e tornerà in Italia nel dopoguerra: i soldati americani li indossavano, erano il vestito degli eroi, come disse Adriano Goldschmied, imprenditore italiano scomparso di recente, noto per essere stato l’inventore del jeans elasticizzato e per la sua attenzione agli aspetti innovativi della produzione dei denim, ivi compreso l’uso di fibre naturali.

Così, nel 1952 vedrà la luce a Firenze Roy Roger’s, che introdurrà la zip nella tasca per non perdere il portafoglio, mentre a Prato, nel 1958, i fratelli Fratini fonderanno il marchio Rifle, i cui jeans erano caratterizzati dal rettangolo di cuoio sul fianco. Replay, Gas e Diesel sono altrettanti marchi, tutti italianissimi, che hanno contribuito a fare dei jeans un capo di moda irrinunciabile.

Sono un pezzo di storia del nostro Paese perfettamente in equilibrio tra tradizione e creatività.

* di Arianna Obinu


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