Suor Gabriella, che a Oristano gestisce da diversi decenni la Mensa della Carità, non ha bisogno dei social media o di una piattaforma digitale per essere conosciuta e apprezzata.
La sua notorietà nasce dal bene concreto che ogni giorno semina nel silenzio. È una donna di grande cuore, dedizione e compassione, che ha scelto di consacrare la propria vita al servizio degli altri senza chiedere nulla in cambio. In occasione dell'8 marzo, parlare di lei significa celebrare un esempio autentico di forza femminile, fondata sulla gentilezza, sulla generosità e sulla solidarietà. I suoi valori sono evidenti in ogni gesto, in ogni parola, in ogni sguardo rivolto a chi ha bisogno. Ed è proprio questa coerenza quotidiana a renderla un modello da seguire.
Al secolo Marisa Prinzis, suor Gabriella è nata a Mogoro nel 1938. Quarta figlia, venne alla luce tra l'affetto di una famiglia unita, dove regnavano rispetto e amore, anche se il padre sperava nell'arrivo di un maschietto. Della sua infanzia conserva ricordi sereni: un tempo senza televisione né cellulari, in cui la felicità era fatta di giochi all'aria aperta. Arrampicarsi sui pali era il suo passatempo preferito, segno di un carattere vivace e intraprendente. Nessuno, allora, avrebbe immaginato che quella bambina energica avrebbe scelto la vita consacrata. Il desiderio di farsi suora maturò presto, ma dovette attendere il compimento dei diciotto anni per realizzarlo. Prima di entrare in istituto, la madre la mandò a Roma da una zia, per verificare se quella decisione fosse davvero solida o solo frutto dell'entusiasmo giovanile.
Ma per Marisa non si trattava di un impulso passeggero: era una scelta profonda e consapevole. Due giorni prima del suo diciottesimo compleanno entrò tra le suore Giuseppine. A vent'anni pronunciò i voti e, nel 1958, l'arcivescovo di Oristano, mons. Fraghí, la consacrò come figlia di San Giuseppe, col nome di suor Gabriella. Nel corso della sua vita religiosa, conseguì il diploma e insegnò a Roma nell'istituto delle suore Giuseppine.
Successivamente, la sua missione si è radicata a Oristano, dove da diversi decenni dedica gran parte delle sue giornate alla Mensa della Carità. Un impegno costante, silenzioso, lontano dai riflettori, ma capace di incidere profondamente nella vita di tante persone. Le abbiamo rivolto qualche domanda.
Essere donna significa anche vivere i tratti specifici della femminilità, ossia la sponsalità e la maternità. Lei, come religiosa, vive queste due dimensioni?
La scelta della totale appartenenza a Dio, fatta con la professione dei voti di castità, povertà e obbedienza, corrisponde a un tu che apre a una unione sponsale e generativa. L'amore sponsale per Cristo porta a una profonda vita interiore e all'impegno di condividere con lui ogni suo progetto, in particolare il progetto dell'amore di Dio per ogni uomo. La testimonianza viva di quest'amore, nella donna consacrata, è generativa e si traduce nella cura amorosa dei poveri e dei bisognosi. In questo modo si realizza la maternità consacrata, tanto che, i figli della donna consacrata, umanamente considerata sterile, possono essere più numerosi della donna sposata.
Riflettendo sulla ricorrenza dell'otto marzo, quanto è importante la solidarietà?
Penso che, ricordare l'importanza della solidarietà in occasione della Giornata Internazionale della donna, sia necessario per ricordare il legame di umanità che ci unisce; in particolare per la donna che è chiamata alla partecipazione materna a ogni bisogno. La solidarietà la si esprime in tanti modi. Personalmente sperimento la bellezza e la ricchezza della solidarietà di chi sostiene la nostra Mensa della carità, dove tante persone trovano un pasto caldo e un luogo dove lavarsi e vestirsi. C'è la gioia di chi dà e la gioia di chi riceve. Una gioia che è amore dato e ricevuto, fondato su fatti concreti, praticato nell'anonimato, senza risonanza sociale. Credo che, per una donna, vivere la solidarietà sia un completamento e penso rappresenti la piena realizzazione della sua femminilità.
C'è un messaggio che vorrebbe rivolgere alle giovani donne in occasione dell'8 marzo?
Le giovani non devono mai permettere che venga loro rubata la speranza. La vita è un dono prezioso e va vissuta costruendola giorno dopo giorno, con entusiasmo e consapevolezza. È fondamentale riconoscerne il valore e credere nei principi di cui è profondamente ricca. Avere un obiettivo e impegnarsi con determinazione per raggiungerlo dà senso al cammino. La vita può metterci di fronte a difficoltà e prove inattese, ma il coraggio e la speranza non devono mai venir meno. Insieme alla fede, sono pilastri solidi che ci sostengono e ci guidano nei momenti più difficili.
Franca Mulas
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