Martedì, 19 Marzo 2019

Progetto1

 

Andrea Riccio è un esperto di marketing, ma anche un appassionato di vernaccia, il vino tipico di Oristano, che ha origini antichissime ma al giorno d’oggi sembra non riscuotere più un grande successo fra consumatori e produttori...

a cura di Giulio Gaviano

Riccio, ormai da parecchi anni, riesce a far parlare di vernaccia attraverso il suo sito personale, attraverso la pagina facebook dedicata al vino doc e grazie al concorso Il cavatappi d’Idee, da lui ideato nel 2010.

Buonasera Andrea, mi sei venuto in mente giusto l’altro giorno, mentre mi trovavo in un ristorante di Oristano insieme a colleghi, fra i quali il direttore di questo giornale. Proprio lui, a fine pasto, ha chiesto se poteva avere una vernaccia. “La vernaccia ce l’abbiamo solo a Carnevale” è stata la risposta. Visto che siamo in periodo di vendemmia e nel prossimo numero si parlerà di vini, ho pensato di chiedere a te, che da tempo ti occupi dell’argomento, se ci sono novità riguardo al nostro vino ingiustamente negletto.

Fra una cosa e l’altra sono passati dieci anni. Secondo me se ne parla un po’ più di prima. In generale c’è maggiore sensibilità verso i prodotti locali. Un po’ più di attenzione verso la vernaccia sicuramente c’è, ma siamo sotto un limite che non rende giustizia alla qualità, al valore di questo vino. Ora è più facile trovarla al bar ma non è il prodotto che il barista oristanese tiene con orgoglio sul banco, non è neanche il prodotto che, quando vai al ristorante, ti propongono: “Ora ti offro una bella vernaccia”. E invece così dovrebbe essere. Infatti, se vai a Bosa, la malvasia si trova comunemente. Se vogliamo, non è neanche un prodotto facile da bere, però i bosani ne vanno ben fieri; a Oristano tutto questo non c’è.

Dunque non è un cambiamento di cultura alimentare che penalizza i vini da meditazione…

Non credo. Beviamo di tutto, dalla redbull al whisky, beviamo molte più cose di prima; è soltanto fuori moda. Non è nelle nostre abitudini chiederla anche se, per esempio, con il dolce secondo me è imbattibile. Non c’è un vino che stia bene con i dolci come la vernaccia. Magari ti offrono un passito, ma dolce su dolce secondo me è un abbinamento sbagliato, questione di gusti ovviamente. Oppure ti offrono un limoncino o un mirto, sempre per i miei gusti una cosa obbrobriosa.

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Questo discorso riguarda la vernaccia invecchiata, ma quella giovane bevuta come aperitivo va forse di più?

Non ho dati certi, ma non mi pare ci sia un grande consumo neanche di quella. Forse un po’ più di prima si beve, ma è ancora molto sottovalutata. Secondo me bisognerebbe riprendere, rilanciare qualche cocktail a base di vernaccia, per esempio la famosa bicicletta; secondo i miei gusti è buonissima. La puoi fare col bitter o addirittura col campari. Si può fare l’esempio dello spritz: il prosecco ha avuto un ulteriore boom grazie allo spritz. Un modo per rendere più leggera o più giovane la vernaccia è appunto un cocktailino, ma per ora va poco, nonostante la Fondazione Sartiglia abbia fatto il concorso Cocktail di Vernaccia.

A proposito di Sartiglia, per carnevale la vernaccia si beve eccome…

Non si capisce il perché, ci vorrebbe uno studio. A carnevale c’è un boom incredibile. Poi, di colpo, tutto finisce, e per 360 giorni il prodotto è dimenticato. È un caso unico al mondo, quello di un vino che va solo cinque giorni all’anno, inspiegabile, uno dei misteri della vernaccia.

cavatappi didee web

Qualche suggerimento utile?

È strano che i produttori non facciano attività di promozione di questo prodotto straordinario. Se si facesse un po’ di pubblicità, probabilmente si otterrebbe già qualcosa, ma i primi a credere poco nella vernaccia sono i produttori. Ciononostante, ai grandi concorsi internazionali la vernaccia prende medaglie. La vernaccia di Silvio Carta, da poco, ha avuto un riconoscimento strepitoso. È un vino che tuttora vince e stravince e non si riesce a capire nemmeno come possa costare così poco quando è invecchiato vent’anni. Ilprezzo potrebbe essere dieci volte tanto: una bottiglia a sessanta euro. Solo di interessi, di magazzino, di pazienza ci sono cinquanta euro.

Grazie Andrea, da cosa nasce cosa, e anche questa intervista non ci sarebbe stata senza la tua attività a favore della vernaccia. D’altra parte, nel frattempo sono nate iniziative come l’Ecomuseo della Vernaccia a Tramatza o il concorso fotografico Per le vie della Vernaccia di Solarussa…

Indubbiamente l’argomento continua a suscitare una certa attenzione, però è un fuoco che si spegne rapidamente. La vernaccia non è ripartita, non è richiesta normalmente al bar. È una bandiera che viene tenuta nel cassetto e non viene sventolata.

Photo credits: Proloco Solarussa, Giulio Gaviano

 

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