Lunedì, 25 Marzo 2019

Progetto1

 

Il libro di Francesco Abate Torpedone Trapiantati è un libro comico che parla di cose serie. Così lo ha definito Jimmy Spiga, dialogando con l’autore venerdì 13 luglio nel giardino del Museo Diocesano Arborense...

a cura di Mario Virdis

Con la sua consueta ironia, Francesco Abate, scrittore e giornalista, racconta la storia della sua seconda vita, quella di un uomo al quale la sorte ha riservato un brutta sorpresa fin dalla più tenera età.

Aveva solo due anni quando una siringa infetta, non sterilizzata a dovere, gli trasmise una brutta epatite, costringendolo fin da bambino a convivere con un male che non perdona.Un male che colpì anche suo padre, che allora aveva poco meno di 30 anni.

Nell’età giovanile Francesco non risente più di tanto delle limitazioni che il male impone: si occupa di musica, fa il DJ e cerca di comportarsi come tutti i ragazzi della sua età. Si realizza poi nella professione, si sposa, ha una figlia, ma il male che si ritrova addosso è sempre presente e man mano che il tempo passa limita sempre più il suo vivere quotidiano.

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La vita è fatta anche di incomprensioni e anche in casa Abate la serenità viene a mancare: arriva la separazione dalla moglie, vissuta da entrambi con dolore e, in particolare con grande disperazione dalla figlia che si sente abbandonata dal padre. Le sue condizioni di salute intanto si fanno più serie e i medici non gli nascondono che la salvezza può arrivare solo da un trapianto di fegato. Sono momenti drammatici, vissuti con una sofferenza fisica e spirituale di grande ampiezza. Fortunatamente è sorretto dalla fede, che mai lo ha abbandonato.

Come ha raccontato in modo ironico e semiserio nel libro, la svolta arriva in una notte particolare, il 31 gennaio 2008. In quella notte Cinzia, una donna di grande altruismo, ha un terribile incidente stradale nel quale perde la vita. Cinzia è una donna generosa, che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri e, seppur giovane,è già iscritta all’AIDO, l’associazione dei donatori di organi. Sarà proprio l’altruismo di Cinzia a salvargli la vita, sarà il suo fegato a consentirgli di “rinascere” una seconda volta.

Il fatto di rinascere a vita nuova dopo un trapianto, non è qualcosa che si assorbe in tempi brevi e che, una volta metabolizzato, fa riprendere il tran tran precedente. Dopo la rinascita che il trapianto ha consentito, la persona cambia totalmente, in modo straordinario. Nulla è più come prima. Certo, la vita riprende, anche con vigore, ma ogni giornata è vissuta con occhi diversi, con una “fame” del domani mai provata prima. Francesco, come si legge nel libro, a dieci anni dal trapianto viene invitato a partecipare a una gita in torpedone, una specie di rimpatriata a cui hanno aderito un centinaio di trapiantati. Dopo una certa titubanza decide di dire di sì.

Ecco, il libro è il diario di bordo di questo straordinario viaggio in torpedone, raccontato con la fresca e pungente ironia di Francesco. Episodi esilaranti si mischiano a dolcissimi attimi di tenerezza dove traspare, anche senza troppi fronzoli, la grande fame di vita di chi è stato a un passo dal baratro, di chi si è visto perduto e per una specie di miracolo si è salvato.

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Tutto questo e molto altro si è potuto apprendere dalla viva voce di Francesco Abate e dal suo ironico e forte dialogo con Jimmy Spiga, giornalista e grande amico di Francesco, il tutto condito con le sapienti letture di spezzoni del libro, fatte da Giacomo Casti. Per meglio capire lo spirito con cui è stato steso il libro, abbiamo voluto intervistare Francesco Abate. Ecco alcune domande e le sue risposte.

Francesco, quanto è importante essere un credente, essere un buon cristiano, quando ci si ritrova colpiti da certi mali che, spesso, fanno dubitare della fede in Dio?

La mia famiglia è sempre stata devota, rispettosa dei dettami della Chiesa; mia madre poi, potrebbe essere addirittura essere definita ironicamente una “bigotta”. Io ho sempre avuto la fede, che non mi ha mai abbandonato, nemmeno nei momenti più drammatici. La fede aiuta molto a superare il terrore, la paura che la malattia crea.

LIBRI Francesco ABATE TORPEDONEPur sapendo fin da piccolo della malattia che avevi contratto, quando sei arrivato al “dunque”, quando ti hanno detto che solo un trapianto poteva salvarti e cosa ti ha dato maggior conforto?

Sono momenti drammatici, rivedi la tua vita come in un sogno e non ti rassegni a vedere scritta la parola “Fine”; a sostenerti solo le persone che ti sono vicine e la fede in Dio, che sai che non ti abbandonerà mai.

Dopo il miracolo del trapianto, dopo aver superato le prime difficili fasi, dopo aver ripreso a vivere la quotidianità, cosa è cambiato dentro di Te?

Quando lasci l’ospedale, che per un bel periodo è stata la tua dimora e torni a casa, in realtà tutto cambia, nulla è più come prima, perché sei cambiato tu, dentro, in modo incredibile. Certe cose, prima ritenute importanti, passano in secondo piano, e altre che prima ti sfuggivano diventano addirittura essenziali. È a tutti gli effetti un seconda vita quella che vivi dopo un trapianto, incredibilmente diversa dalla precedente, dedita molto di più agli altri.

Esserti legato all’associazione dei trapiantati quanto è stato importante per te?

Stare con chi ha vissuto gli stessi momenti drammatici non è solo un modo di stare insieme in amicizia, ma anche un modo per confortare chi spesso non riesce a superare in modo positivo il dramma. Aggiungo anche che è un modo per relazionarsi, quando possibile, con le famiglie dei donatori, che con tanto altruismo hanno contribuito a far sì che altri con i loro organi vivessero ancora. È un modo per dare maggior vigore all’AIDO.

Per concludere: Dio oggi per te è più importante di ieri o allo stesso modo?

Non è facile rispondere alla domanda. Dio era importante per me ieri e lo è maggiormente oggi. Dio, con la sua grande misericordia, mi ha consentito di vivere questa seconda vita per darmi ulteriore forza e propagandare la Sua grandezza, perché Egli tutto può.

 

Foto Santino Virdis

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