Domenica, 16 Dicembre 2018

 

I risicoltori dell’Oristanese 40 anni fa si unirono a quelli del vercellese, costituendo la SA.PI.SE, Sardo Piemontese Sementi, oggi cooperativa leader nel settore...

a cura di Mario Virdis

I festeggiamenti per il quarantennale di questa interessante realtà imprenditoriale si sono svolti ad Oristano, organizzati presso l’azienda della famiglia Falchi, che in questo momento esprime il Presidente della SA.PI.SE, Elisabetta Falchi, in passato assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna.

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I sardi, come ben sappiamo, non sono mai stati molto disponibili a riunirsi in società, eppure in quel lontano 1978 un gruppo di nostri agricoltori lungimiranti fece sodalizio con i loro colleghi piemontesi operanti nel Vercellese, particolarmente specializzati nella coltivazione di questo cereale. Nacque così la SAPISE, cooperativa sardo-piemontese, un po’ uno strano connubio tra due Regioni lontane, non confinanti, che però riuscirono nell’intento di scambiarsi esperienze e conoscenza.

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Un percorso che negli anni è notevolmente cresciuto, considerato il fatto che oggi la SAPISE è una realtà nazionale, che fornisce la più alta qualità europea di riso da seme,oltre ad una vasta serie di varietà innovative di elevata qualità per il mercato. Oggi questa società, attraverso i suoi tecnici specializzati, è in grado di assicurare ai produttori delle due Regioni un’assistenza completa in tutto il ciclo colturale e post produttivo: dalla semina alla raccolta, fino alla messa sul mercato. Oggi la SAPISE, attraverso i suoi associati, coltiva, seleziona e commercializza le migliori sementi certificate di riso in tutta Europa.

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La Sardegna, quanto alla produzione di riso da seme, disponendo dei fertili terreni della Valle del Tirso, è in grado di garantire la produzione di sementi ad alta germinabilità, ben superiore a quella delle altre regioni.I tre impianti di selezione sementi, dislocati due in Piemonte e uno in Sardegna, assicurano, fin dal primo passo della lavorazione del seme, un prezioso strumento di controllo della qualità. Nel Vercellese, invece, è ubicato il Centro Ricerca e Sviluppo sul Riso, a Borgo Vercelli. Il Centro si occupa di ricerca e miglioramento genetico, ibridazione naturale di riso, costituzione di nuove varietà, sviluppo di varietà con caratteri genetici innovativi e conservazione della banca di germoplasma.

Nel 1997 la SAPISE, riuscì a produrre il primo riso nero aromatico 100% italiano: il Riso Venere, affidandone inizialmente la coltivazione ai soli soci; i produttori erano tenuti a rispettare un severo protocollo di coltivazione. Per garantire ulteriore sicurezza al consumatore, dal 2008, la commercializzazione di Riso Venere è regolamentata da un disciplinare per l’uso del marchio.

A festeggiare i primi 40 anni di questa cooperativa, lunedi 1 Ottobre, assistiti da una bella giornata di sole ancora estivo, erano presenti quasi tutti i rappresentanti dei nostri produttori: da Angelino Ferrari (ultimo di soci sardi fondatori) a Genesio Passiu, da Giuseppe Vacca ai vari rappresentanti della famiglia Falchi. Numeroso anche lo staff che rappresentava i produttori del Vercellese.

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Ha preso la parola per prima la Presidente Elisabetta Falchi, che ha riepilogato il percorso svolto dalla società nei suoi primi 40 anni;  ha anche anticipato il futuro possibile della società: sarà quello rivolto sempre a Qualità, Ricerca, Innovazione, un trinomio che segnerà la rotta dei prossimi 40 anni della SAPISE. Hanno poi preso la parola lo storico direttore della SAPISE, Gian Lorenzo Medda, che ha ricordato i bei tempi iniziali,seguito dall’attuale responsabile, Carlo Minoja, che, parlando dell’apporto significativo portato dai produttori sardi, ha detto che il lavorare insieme ai colleghi vercellesi ha consentito loro di “imparare” il vero significato di cooperazione, termine purtroppo poco noto e utilizzato in Sardegna.

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La bella giornata, partecipata da un pubblico numeroso, ha consentito agli ospiti di conoscere, con una visita sul campo, le varietà di riso prodotte nel nostro territorio; gli ospiti hanno potuto visitare il campo-catalogo realizzato nell’azienda e ascoltare l’interessante intervento del tecnico Maurizio Tabacchi, che ha illustrato le principali caratteristiche delle diverse qualità (in Italia le varietà selezionate sono circa 200).

Oltre che con un brindisi sul campo, la giornata è stata festeggiata con un ricco pranzo sociale, organizzato dal socio produttore Genesio Passiu, nella località di San Giovanni dei fiori, sede del Gremio dei Contadini di cui Genesio è Oberaiu Majori.

Abbiamo voluto rivolgere alla Presidente della SAPISE Elisabetta Falchi alcune domande sulla valida struttura che amministra e sul suo futuro, dopo i primi 40 anni di vita.

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La SAPISE è stata costituita nel 1978 per mettere insieme le esperienze degli agricoltori piemontesi e sardi. Cosa può dire il Presidente Falchi di questo sodalizio, a 40 anni dalla sua costituzione? Qual è la regione che ne ha tratto maggior beneficio: la Sardegna, il Piemonte o entrambe?

Sicuramente è stato un felice modo di mettere insieme due realtà dotate di potenzialità diverse; la prima con i particolari, fertili terreni del Campidano di Oristano, pianeggianti e ricchi di acqua; la seconda, molto più ricca di esperienza nella coltivazione e selezione del seme. A beneficiarne, in termini molto positivi, certamente entrambe le regioni.

L’Agricoltura nella sua interezza oggi soffre di problematiche di diversa natura, che va dallo spopolamento delle campagne alla mancanza di lavoro, con la necessità di creare nuovi giovani “imprenditori della terra”; in considerazione anche della valida esperienza (anche politica) vissuta, secondo Lei la politica può supportare meglio questo importante settore?

L’agricoltura è un settore primario, che la politica (non solo nazionale ma anche europea) dovrebbe tenere sempre nella massima considerazione; far tornare, ovviamente in modo moderno, i giovani all’agricoltura significa raggiungere un doppio risultato: evitare lo spopolamento delle campagne e creare adeguati posti di lavoro ai giovani. Con positive ricadute a livello globale.

Nella gestione globale del consorzio che amministra, costituito dai risicultori sardi e piemontesi, come sono ripartiti i compiti tra le aziende sarde e piemontesi, per il raggiungimento del massimo risultato.

I produttori sardi, che possiedono terreni di altissima qualità, sono quelli incaricati di produrre in particolare il riso da seme certificato, di altissima qualità; in Sardegna vengono anche testate le nuove varietà, selezionate invece nel Centro Ricerca e Sviluppo sul Riso ubicato nel Vercellese. Il Centro opera anche a livello commerciale, stipulando accordi, come quelli raggiunti con Riso Gallo (2007) e con BASF (2008), che hanno portato la SAPISE ad essere leader nel settore.

La Sardo Piemontese Sementi è una delle realtà più importanti del mondo risicolo italiano; dopo questi primi 40 anni, quali sono i programmi e i traguardi che si prevede di raggiungere nel prossimo futuro?

Come ho avuto modi di dire prima ai partecipanti all’incontro, anche i prossimi 40 anni saranno vissuti all’interno del trinomio Qualità, Ricerca, Innovazione; il futuro di tutta l’agricoltura credo dovrebbe muoversi senza mai dimenticare questi tre pilastri, che garantiscono nel modo migliore il consumatore. Ogni prodotto dovrebbe essere accompagnato da un certificato che ne riepiloghi la filiera: dal produttore fino al consumatore finale. Quanto ai programmi, posso dirvi che ricerca significa anche monitorare gli altri mercati, perché conoscere gli altri oggi è fondamentale. Pur senza anticiparvi nulla, posso dirvi che la prossima settimana sarò a Bangkok per partecipare a un importante convegno sul riso a livello mondiale.

Photo credits: Santino Virdis

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