Mercoledì, 19 Dicembre 2018

 

Sabato 22 settembre la sala conferenze dell’Hospitalis Sancti Antoni ha ospitato per la giornata europea del patrimonio il convegno sull’antico Acquedotto di Oristano e più in generale sul panorama sociale e politico della Oristano della seconda metà dell’ottocento...

di F. D.

Il convegno, inserito nel calendario del Settembre Oristanese per il ciclo di appuntamenti Una città nella storia, è stato coordinato da Maurizio Casu, curatore di Museo Oristano. Il programma prevedeva di portare un po’ di luce su un periodo storico, l’Ottocento, più trascurato rispetto ad altri momenti del passato oristanese, ma che di fatto ha inciso profondamente sia architettonicamente che socialmente nel determinare la Oristano di oggi.

L’intervento di saluto di Massimiliano Sanna, Assessore alla Cultura, è stata l’occasione per raccontare e promuovere l’esperienza di Museo Oristano, piattaforma digitale di condivisione delle conoscenze sulla città. Una infrastruttura che non vuole solo informare, ma informarsi, mettendo in rete le conoscenze di tutti.

Il convegno vero e proprio si è aperto con l’intervento di Gigi Piredda. Lo studioso ha indagato la seconda metà dell’ottocento Oristanese, dimostrandone la crucialità dal punto di vista sociale ed economico. Dopo aver reso conto della grande quantità di idee e progetti che il Consiglio Comunale di Oristano solo discute o realizza, Gigi Piredda ha raccontato a una sala affollata il terreno sociale in cui questa rivoluzione di idee si attuava.

acquedotto oristano web 3

È emersa una generazione di politici e cittadini aperti alle idee liberali europee e che si arricchiva del contributo di alcuni esuli risorgimentali che trovavano riparo in Sardegna. Oltre alle nuove famiglie borghesi compaiono alcuni professionisti continentali che supportano tecnicamente i progetti di modernizzazione della città. Esemplare al riguardo è la biografia dell’ingegnere Pietro Cadolini, che parteciperà alle vicende che porteranno alla realizzazione dell’acquedotto di Oristano.

A seguire, Francesco Deriu ha illustrato la storia che ha portato la città a dotarsi di una infrastruttura di tale importanza.

Dopo una breve premessa sulle modalità con cui la città si approvvigionava d’acqua prima dell’acquedotto, con sistemi che allora apparivano oramai al limite del decoro, lo studioso ha descritto la situazione degli anni ’70 dell’Ottocento, quando si raggiungono le condizioni sociali e politiche per fare il grande passo.

Nonostante la spesa rilevante, che obbliga il comune a un indebitamento, nonostante le difficolta tecniche e  l’opposizione dei comuni di Bonarcado e Milis, il Comune realizza una linea d’acquedotto che parte dall’agro di Bonarcado, percorre 25 chilometri e serve tutta la città.

In conclusione del suo intervento Francesco Deriu si è concentrato sulla lettura urbanistica e architettonica delle “opere d’arte” realizzate in piazza S. Martino a compimento dell’acquedotto: l’abbeveratoio, il lavatoio e il serbatoio.

Monumenti dimenticati e profondamente degradati che possono, se recuperati, arricchire esteticamente la nostra città.

 

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