Mercoledì, 19 Dicembre 2018

 

La storia sarda si perde nella notte dei tempi, attraverso il racconto che poche pietre o grandi costruzioni megalitiche ci tramandano. Sono resti di una civiltà che, tra miti e leggende, ha resistito millenni e ci ha permesso di conoscere opere e costruzioni, i nuraghi in primis, dando forma alla nostra identità...

di Alessandro Pilloni

Paulilatino, comune del Guilcer, ha uno dei territori più ricchi di siti pre-nuragici e nuragici, infatti, vi sono sparsi intorno più di cento nuraghi. La sua posizione particolare e il territorio ricco di sorgenti sotterranee hanno attirato le popolazioni e ha creato moltitudini di insediamenti. Il basalto nero, di cui la zona è ricca, ha dato i materiali per costruire queste grandi “torri del cielo” e tutt’oggi è una caratteristica del paese, dove monumenti e case storiche son costruite utilizzando questo materiale.

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Se vogliamo conoscere a fondo la storia della nostra terra dobbiamo fermarci e sostare qui e lasciarci ammaliare dal suo fascino.Il santuario dedicato a Santa Cristina, vicino al paese, è una tappa obbligata, considerata la “Lourdes” dell’età nuragica. Questa definizione data dagli studiosi e dagli esperti del settore è dovuta soprattutto alla presenza del santuario e del pozzo sacro dedicato al culto delle acque, alla Dea Madre. Questo posto è unico, sicuramente era meta da parte di tantissimi fedeli che, da tutta la Sardegna, venivano e chiedere favori, miracoli o prosperità per il raccolto.

Entrare in questo sito è qualcosa di particolare e allo stesso tempo di spirituale, si mischiano il sacro e il profano in un connubio di storia, mitologia e fede che solo pochi posti possono eguagliare. Quello che ci racconta Santa Cristina è il culmine della civiltà nuragica, l’architettura del pozzo sacro ne è la testimonianza. Il tempio che si ergeva in quella piana basaltica è forse uno dei più grandi omaggi alla donna, alla figura femminile.

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L’ingresso e la discesa al pozzo è come l'ingresso nel ventre materno, scalino dopo scalino, fino all’acqua che purifica, rigenera e ridona vita nuova. Una caratteristica costruttiva che va notata è la riproposizione delle scale, in moto contrario, sopra il soffitto del pozzo, quasi a voler mimare il movimento di morte e rinascita, d’ingresso e ritorno a nuova vita. Il Divino, secondo gli antichi popoli che sostavano in questo tempio, si manifestava durante i solstizi, quando il sole filtrava dentro il pozzo e illuminava lo specchio d’acqua creando un effetto magico e unico in un movimento che si ripete ogni 18 anni e mezzo.

Il pozzo è l'esempio più mirabile di architettura religiosa nuragica nell'isola. Tutto intorno si ergono resti di un’imponente città nuragica e di costruzioni che sono oggetto di scavi ancora oggi.

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Il mistero e la religiosità non son cambiati nei secoli, e in quella zona si erge la chiesetta campestre dedicata a Santa Cristina. Attorno alla chiesa vi sono 36 piccole abitazioni dette muristenes o cumbessias dove i fedeli risiedono nei giorni della festa della Santa, la seconda domenica di maggio, e per la festa dell’arcangelo Gabriele, la quarta domenica di ottobre.

La scelta di queste feste non è casuale, chi ha eretto questo novenario conosceva l’importanza del luogo e dell’acqua, infatti, la devozione a Santa Cristina di Bolsena si riallaccia all’antico culto dei popoli nuragici. Ella fu condannata a morte per annegamento: con una pesante pietra al collo, fu gettata nelle acque del lago; la pietra però, sorretta dagli angeli, galleggiò e riportò a riva la giovane.

paulilatino museo webPer completare il nostro viaggio non deve mancare la visita al Museo che ha sede nel Palazzo Atzori, antica villa nobiliare paulese, dove è presente una sezione archeologica multimediale e dove saranno esposti i preziosi reperti provenienti dal ricco patrimonio archeologico di Paulilatino.

Paulilatino è anche una cartina di tornasole nello sviluppo della Sardegna anche in epoca recente, le vie raccontano la storia, il museo ospita un'articolata esposizione etnografica; oggetti ed elementi d'arredo, strumenti e macchine delle tecnologie contadine che facevano parte della vita dei nostri antenati.

Se passate in questa zona, fermatevi, lasciatevi contagiare dal mistero e dalla ricchezza di un territorio ancora da scoprire, perché le ricchezze son dietro l’angolo o semplicemente indicate da un piccolo cartello blu nella nostra amata 131.

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