Mercoledì, 19 Dicembre 2018

 

Le chiese campestri sono diffusissime in Sardegna, le loro origini hanno spesso una storia simile: una grazia ricevuta, il ritrovamento di una statua o più comunemente sono testimonianza di fede e di devozione verso un santo...

di Maria Bonaria Mura

Spesso vi sorgevano intorno delle piccole abitazioni destinate al soggiorno dei fedeli o a ospitare i pellegrini durante i festeggiamenti in onore del Santo.

In questi giorni si radunava tutta la popolazione locale, si creava così occasione di incontri con altre comunità, si effettuavano scambi commerciali, talvolta si dirimevano controversie o si componevano liti.

La chiesa di San Antonio da Padova, in località Fadali, a circa 8 Km da Isili, è situata in un’area di rilevanza archeologica e naturalistica, a metà strada tra Isili e Villanovatulo e in prossimità dell’omonimo nuraghe.

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Risale al 1500, la sua architettura è di impronta gotico –catalana, la pianta ad aula è suddivisa in tre campate da due archi a sesto acuto che sorreggono la copertura lignea.

Il portale d’ingresso è all’interno di un portico ed è inserito in una struttura rettangolare di cantoni in tufo su cui poggia l’architrave, al centro di questa è inserita una protome taurina .

La chiesa, più comunemente nota come Sant’Antonio di Fadali, fino alla fine dell’800  apparteneva al comune di Villanovatulo, ma la comunità isilese e quella di Villanovatulo si contendevano il luogo sacro.

Nel 1792 i parroci di queste due comunità stipularono un contratto scritto sul suo uso.

Il luogo, oltre al valore di culto e di devozione, aveva un valore sociale: a Fadali passava sa ia de is caminantis ossia la strada percorsa dalle greggi dei pastori transumanti dalla Barbagia al Campidano

Questi sostavano nei terreni vicini per riposare e controllare che le greggi non avessero subito perdite; in quei tempi l’abigeato era una pratica diffusa.

In seguito a una ridefinizione dei confini comunali, i terreni su cui sorge la chiesa passarono al comune di Isili e successivamente furono incamerati dallo Stato .

Nel 1880 furono acquistati dall’isilese  Priamo Mura, ma la lite per il loro possesso non cessò: nel 1891 il Tribunale di Lanusei li assegnò definitivamente al Comune di Isili.

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Due anni dopo, la chiesa fu distrutta da un incendio.

Dopo oltre un secolo di abbandono il rudere è stato restaurato dagli attuali proprietari,gli insegnanti Giovanni e Teresina Mura .

Dal 1999, dopo la sua riconsacrazione, la chiesa è stata restituita alla devozione degli isilesi; anche quando era un rudere aveva per loro un significato affettivo particolare.

Ogni anno nel mese di giugno, un comitato costituito da coloro che hanno nome Antonio organizza le celebrazioni in onore del Santo.

La messa celebrata nel prato antistante la chiesa è un momento molto suggestivo .

La voce del celebrante risuona nitida nel silenzio; immersi nei cromatismi del bosco, si crea un'atmosfera di identificazione con la natura che facilita la comprensione del messaggio evangelico.

Dopo il canto de  is goccius in onore del santo, i fedeli accompagnano il piccolo simulacro ligneo lungo un breve tragitto nel bosco, quasi a volerlo rendere partecipe della bellezza del luogo a lui dedicato.

Il giorno seguente, la comunità isilese si riunisce nel bosco per la festa, un momento di socializzazione, un salto indietro nel tempo che fu.

Foto da Google Maps: Alessandro Corongiu, Luisa Putzu

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