Mercoledì, 19 Dicembre 2018

 

Dal lontano 1512, Gadoni conserva il fervore e la devozione a Santa Marta, eletta protettrice del paese e la cui festa ricorre nelle celebrazioni del 29 luglio...

di Veronica Moi

Marta è un nome di origine aramaica e significa “signora”; nel Vangelo è una figura rivestita di un’aura di sacralità per la dedizione al Signore che andava spesso a trovarla a Betania, dove viveva con i fratelli Lazzaro e Maria Maddalena. La comunità di Gadoni ha da sempre accolto il messaggio dell’ospitalità e dell’accoglienza della Santa, che venne definita “albergatrice di Cristo”.

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Negli anni ’40, don Raimondo Bonu pubblicò un libro in cui si riportano diverse informazioni sul culto, la storia e la tradizione, ricordando anche l’episodio del Vangelo in cui Gesù le dice: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, mentre di poche c’è bisogno o di una sola. Maria, in realtà, si scelse la parte buona, la quale non le sarà tolta". La presenza di Marta nel Vangelo figura fino alla risurrezione del fratello Lazzaro e, a partire da quell’episodio miracoloso, la sua vita è intrisa di tradizione e leggenda. Infatti, si sarebbe diretta in Francia, dove costruì monasteri e divulgò la parola di Dio. Proprio nella città in cui risiedeva, Tarascon, c’era un drago (la tarasqua) descritto fedelmente dal poeta provenzale Federico Mistral come “bramoso di carne e sangue umano” che viene rappresentato ai piedi del simulacro della Santa.

Per la sua proficua attività, Tarascon le ha dedicato la chiesa principale ma, il monumento più importante, come scrive il Bonu, è la tradizione di operosità, di zelo, di passione fattiva per il Redentore Divino, per cui Marta è diventata simbolo della vita attiva nel Regno di Dio. Nel 1878 in Italia nacque anche l’ordine religioso delle suore di Santa Marta, attualmente attive in opere di apostolato e carità.

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Il culto è documentato in Sardegna a partire dal 1066, anno in cui il giudice di Cagliari Torchitorio I donò, fra sei chiese, anche quella di Santa Marta di Villarios. A Gadoni, la dedicazione dell’altare avvenne con il permesso dell’arcivescovo di Oristano, Pietro Serra di Muros, per opera del vescovo di Ottana Pietro Parente. "Santa Marta fu proposta come simbolo – afferma Raimondo Bonu – un modello, un valido aiuto al paesello nascente, noto allora per la modestia delle sue fanciulle e la riservatezza delle sue donne, come rivelano i documenti parrocchiali dell’epoca".

La storia testimonia che alla Santa si rivolsero anche i protagonisti delle pagine più cupe della Barbagia, come Marco Antonio Ghiani, autore di numerosi delitti tra cui quello del viceré a Cagliari. La prima chiesa costruita venne poi demolita per costruire quella attuale; il simulacro, tuttavia, è quello antico che reca ancora nella croce il nome di Giacinto Aru; essa, infatti, era un segno di riconoscenza in seguito allo scagionamento da un’accusa. La statua è un dono di un amico di Aru, coinvolto nella stessa vicenda.

Devoti a Santa Marta furono anche i latitanti Antonio Agus (noto Antonio Tidori perché grosso e astuto come un colombaccio) e Michele Moro, noto Torracorti che lasciò una bandiera votiva con alcune abbreviazioni incomprensibili.

 "Il popolo di Gadoni – continua don Bonu – ama la sua speciale protettrice e ne canta le lodi sacre (sos gosos). Il vero popolo sa e intende che la devozione verso Santa Marta non è atto di convenienza né di tradizione evanescente, ma opera fattiva d’educazione religiosa e d’elevazione morale".

Photo credits: Ignazio Fulghesu Piore

 

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