Lunedì, 25 Marzo 2019

Progetto1

 

Ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito. In silenzio, perché il bene non ha bisogno di clamori e di pubblicità. Con questo spirito lavorano le volontarie di Abbasanta del Centro di raccolta e distribuzione di indumenti, una realtà nata il 14 marzo 2011...

di Luciana Putzolu

All’inizio consorziato con Norbello, ora solo di Abbasanta con una decina di volontarie, alcune di Ghilarza. La coordinatrice è Anna Boy. Non un’associazione, ma un semplice ritrovarsi e organizzarsi per un’opera a servizio dei più poveri.

Le prime difficoltà sono state quelle di reperire un locale, né ad Abbasanta né nei paesi vicini è stato possibile trovarlo. In maniera del tutto inaspettata, sempre in silenzio, è stata una persona di buona volontà a mettere a disposizione, gratuitamente, uno spazio abbastanza grande per poter iniziare l’attività che si trova in via dei Caduti. Il centro raccoglie indumenti, e non solo, che le persone, anche quando è chiuso, lasciano sul marciapiede.

Le operatrici si occupano di selezionare ciò che viene dato: spesse volte capita di dover eliminare degli abiti perché davvero mal ridotti. A niente è valso l’appello del parroco, più volte, nel richiamare la gente a non confondere il centro con il cassonetto dei rifiuti. Chi dona i suoi vestiti usati, d’altra parte, fa un favore a se stesso, sgombra i suoi armadi, ma deve essere attento a donare abiti in buone condizioni, puliti, nel rispetto della dignità delle persone che li riuseranno. Le volontarie, con un lavoro instancabile, per due volte alla settimana, per tutto l’anno, tranne il mese di agosto, si occupano di sistemare gli abiti, spesse volte di lavarli per poi riporli in scaffali appositi.

Abbasanta centro indumenti3web

Immigrati residenti ad Abbasanta e nel territorio: donne e uomini marocchini e non solo, badanti rumene si recano spesso al centro per cercare non solo abiti ma anche scarpe e utensili per tutta la loro famiglia, anche persone del paese, ma in maniera del tutto riservata.

Il primo dono è quello dell’accoglienza e del sorriso delle volontarie che, ormai, conoscono le storie di queste persone e le loro difficoltà: è un centro che, a volte, raccoglie le loro sofferenze, le loro confessioni; purtroppo, a volte, anche gesti non rispettosi ed educati. Ma basta un grazie e un sorriso perché ognuna di loro ritrovi il senso del suo servizio.

Come l’altro giorno…. una bellissima donna marocchina, con il suo velo bianco, particolarmente distinta: una volontaria la aiuta a scegliere gli abiti più adatti a lei. La signora chiede, con grande naturalezza, si sente a casa. Con una busta va via felice di quello che per noi è poco ma per lei è, forse, tutto; apre la porta e mentre noi, quasi distratte, chiacchieriamo, lei, in silenzio, esprime il suo grazie con un bacio affidato ad una mano… E poco prima alla domanda: “Perché lo fate?”, le volontarie, con semplicità, dicono quasi all’unisono: “Perché un solo grazie ci fa bene e ci riempie il cuore”. Anche un grazie affidato a un soffio. In silenzio, così…

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