Martedì, 23 Luglio 2019

Progetto1

 

Questo è il sesto anno per me. Due anni in Promozione e sto iniziando il 4° di Eccellenza ma, pur con qualche interruzione, sono dirigente dal 1992.

Di Alberto Medda Costella 

I fenicotteri rosa sono ormai un'icona promozionale delle zone umide oristanesi. Averli a pochi passi mentre si sorseggia un caffè è privilegio di pochi. Gli eucalipti filtrano la vista dello stagno e l'atmosfera è leggermente disturbata dal continuo viavai di macchine, ma tutto non si può avere. Salvatore Fadda, presidente del Ghilarza Calcio, mi dà appuntamento proprio qui, al bar all'ingresso sud di Santa Giusta. È un locale di passaggio, frequentato da tantissimi forestieri attirati dalla vicinanza alla 131 e a Oristano. Tore, come è conosciuto nel giro sportivo ghilarzese, è una persona affabile e genuina, a cui viene naturale dare del tu, come se lo si conoscesse da una vita. In realtà ci siamo sentiti per telefono solo per qualche minuto il giorno precedente. Dopo un paio di battute su questioni generali, prendiamo posto a un tavolino all'aperto e partiamo.

Salvatore da quando sei presidente?

Questo è il sesto anno per me. Due anni in Promozione e sto iniziando il 4° di Eccellenza ma, pur con qualche interruzione, sono dirigente dal 1992.

Qual è l'obiettivo stagionale?

Salvarci il prima possibile, cercando di valorizzare i giovani grazie al lavoro del nostro allenatore, Giovannino Mura.

Hai giustamente sottolineato che il Ghilarza partecipa all'Eccellenza regionale, il massimo campionato sardo a girone unico. Quanto la posizione baricentrica del vostro paese aiuta ad affrontare le trasferte?

Molto. Diciamo pure che è la nostra fortuna. Siamo più o meno a un'ora di macchina da tutti i centri, fatta eccezione per la parte sudorientale della Sardegna. Le difficoltà date dalle distanze a volte vengono ridotte grazie allo scambio pranzo. Una bella iniziativa. Vale a dire, quando arrivano le squadre ospiti offriamo il pranzo, quando siamo noi ad andare in trasferta la cortesia viene restituita. Risparmiamo e agevoliamo il benessere dei giocatori, che possono così mangiare e trasferirsi al campo in breve tempo. L'ospitalità prevale su tutto, anche sulla rivalità sportiva, che come tale rimane limitata al rettangolo di gioco.

I rapporti tra le società sono quindi abbastanza buoni?

Io vado d'accordo con tutti i presidenti. Quando c'è qualche problema tra due squadre, a volte mi chiamano per fare da mediatore. Nel campionato di eccellenza abbiamo formato un gruppo di presidenti dove ci scambiamo opinioni e consigli reciproci. Pur essendo in un'altra categoria, tengo a sottolineare gli ottimi rapporti con l'Oristanese.

Da dove arrivano i vostri giocatori?

Oltre ai locali, quattro dal Cagliaritano e gli altri dal circondario e dalla provincia, ma alcuni oramai possiamo considerarli ghilarzesi d'adozione, come il nostro capitano di Cabras, che da otto anni gioca con noi. Senza dimenticare quelli cresciuti nel settore giovanile.

A livello dirigenziale come siete strutturati?

Il nostro è un gruppo di appassionati. Facciamo grandi sacrifici, rimettendoci spesso di tasca. Tutto per la nostra comunità. Pensa che il nostro dirigente Massimo Mura si occupa di curare il manto erboso. Quest'anno siamo partiti con un nuovo progetto formato da diciotto dirigenti e sostenuto dal Comitato giallorosso che si è dato da fare per recuperare fondi e risistemare l'impianto sportivo. Ora ci dà una mano anche per le trasferte, mentre per le giovanili aiutano i genitori dei ragazzi.

Ci parli un po' della vostro vivaio.

Abbiamo tutte le categorie, fatta eccezione per gli allievi. Purtroppo i numeri non ce lo consentivano e, a malincuore, abbiamo dovuto rinunciare, preferendo far giocare i ragazzi in età nell'Under 18. Dall'anno scorso siamo affiliati alla Football Academy del Cagliari, che ci ha permesso di partecipare al torneo di Assemini. Vincendo nella categoria pulcini abbiamo ricevuto un premio a Sant'Elia, prima della partita del Cagliari. Con la prima squadra e la Juniores arriviamo a 150 atleti. In zona non siamo gli unici. C'è anche l'Abbasanta.

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A proposito, da qualche anno non giocate più il derby. Si sa che il campanilismo, inteso in senso buono,aiuta a migliorarsi.

Con loro andiamo molto d'accordo, ma la rivalità consente di aumentare lo spettacolo e di riempire gli spalti, creando una bella cornice per tutti. Col derby abbiamo portato un migliaio di persone al campo, quando per una partita ce ne sono mediamente duecento. Anche con la Torres è venuta molta gente, ma questo più per il blasone del sodalizio turritano con al seguito tanti tifosi. Poi ci sono anche Tonara e Taloro, ma nulla in confronto al richiamo dell'Abbasanta. Ci auguriamo che possano vincere i prossimi campionati per poterci nuovamente incontrare.

I tifosi vi accompagnano nelle trasferte?

Prima erano molti di più. Certo è difficile chiedere loro di accompagnarci fino a Castiadas.

Quanto costa il biglietto per le vostre partite?

Dieci euro. Qualche anno fa avevamo provato ad abbassarlo, ma senza un riscontro nell'aumento di pubblico. I ragazzi fino ai 18 anni non pagano.

La vostra squadra è del 1965 e due anni fa avete ricevuto dalla FIGC la targa per i 50 anni di affiliazione direttamente dal presidente Carlo Tavecchio. Avete in mente di dedicare uno spazio alla vostra storia?

Sì, con l'idea di realizzare una club house abbiamo pensato anche a un'area espositiva dedicata al nostro passato.

Sul piano della comunicazione come vi muovete?

Abbiamo una pagina facebook che ci permette di mantenere il contatto coi tifosi, ma dall'anno scorso siamo supportati anche dal sito internet.

Se dovessimo citare uno dei momenti più emozionanti della tua esperienza?

La vittoria della Coppa Italia di Eccellenza nel gennaio 2016 col Taloro. Abbiamo così compiuto la prima trasferta della nostra storia in Continente. A Cassino. Pur perdendo è stata comunque una festa che ha portato a stringere un gemellaggio. Quando sono venuti in Sardegna diluviava. Abbiamo fatto la spola per andare a prenderli in stazione. Sono scesi in tanti dal Lazio. Quando poi siamo andati là ci hanno accolto benissimo e l'ospitalità è stata ricambiata in modo esemplare. Ancora oggi quando qualcuno di Cassino è in Sardegna cerca di venire a vedere il Ghilarza. Abbiamo peraltro scoperto che tra di loro moltissimi sono tifosi del Cagliari, dai tempi di Gigi Riva.

Obiettivi a lungo termine?

Continuare a mantenere la categoria, perché in una realtà come la nostra è già tanto stare ai vertici dei campionati sardi. Abbiamo giovani promesse in rampa di lancio. La nostra più grande soddisfazione sarà vedere qualcuno di loro in altre categorie.

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