Martedì, 25 Giugno 2019

Progetto1

Cosa è successo alla nostra Sartiglia? Chi ha tentato di distruggerla o di rapirne il suo altissimo valore? Chi ha voluto snaturarla rischiando di farle perdere il suo atavico significato? Ci sarà ancora quel mondo magico e profondo che faceva emozionare e risvegliare dal letargo il popolo di Eleonora?...

di Tonino Zedda*

Domande come queste martellano la mia testa da tante settimane, creando inquietudine e stupore nella mia anima di bambino, e di uomo che non si arrende alla cattiveria di pochi orchi che hanno tentato di distruggere il nostro sogno più bello. Sì, perché la Sartiglia è un sogno. Una visione che occhi non riescono a scorgere, ma che il cuore sa riconoscere nelle sensazioni, nelle emozioni e nei valori che provoca. È fatta con la materia dei sogni la Sartiglia. Col suo rituale che si ripete magicamente da secoli, che passa di età in età conservando il suo splendore, ma anche rimandando alle cose fragile, come le mammole che adornano sa pippia‘e maju, come la camelia appuntata sul petto, come il velo leggero, ricamato da abili mani di fata, che adorna la persona oggi scura come la nostra terra, oggi luminosa come il pallido sole di marzo, e che, protetta da seriche fasce cinge il viso dell’Eletto che comporrà la Giostra. La Sartiglia è antica e moderna, come lo sono i sardi che la amano. Che vivono di danze ritmate, ancestrali e di riti che si perdono nella notte e che sanno prendere il cuore affascinandolo. La Sartiglia è un rito che riesce a far sgorgare dal cuore una passione particolare, uno spettacolo che, unico nel suo genere, prende vita dal nostro humus più profondo e tenace, quello che lega la nostra anima pagana a quella cristiana. Gli oristanesi veri, e quelli adottivi come me, hanno sempre sognato questa splendida manifestazione. Ognuno di noi ha creduto di poter esserne protagonista, virtuale, ovviamente, perché i sogni di cavaliere li fa anche chi a cavallo non ci sa andare... come me. Magicamente il sogno è incarnato da un cavaliere vero, che ha vissuto, anche nell’animo, questa splendida opportunità. Vorrei contagiare tutti con questo sogno bellissimo e apparentemente impossibile. Vorrei che, quasi per incanto, si avverasse per ciascuno: guiderai tu la Sartiglia, tu sarai Componidori! Il turbinio dei pensieri si infrange sulle scoscese scogliere di chi ha tentato di usurparne il prestigio e l’onore. Ma, se una rondine non fa primavera, non sarà facile neppure far scendere il gelido inverno su tutte le persone che amano la Sartiglia. No, non morirà la Sartiglia se, isolati i rapitori di sogni, messe a tacere cattiverie e nefandezze, ci sarà ancora un popolo che, sollevati gli occhi al cielo, potrà vedere scendere in sa Seu de Santa Maria cavalieri valorosi e tenaci che cercano onore e gloria, vestiti di onestà e sacrificio. Finché ci saranno cavalieri con lo sguardo puro, senza macchia né ruga, che, sfidando la sorte e la malasorte affiancano Su Componidori con rispetto e onore, cavalieri che non cercano altro se non l’applauso della gente, gli squilli di tromba e il rullar dei tamburi, le lacrime di spose e mamme, il petto gonfio di orgoglio di contadini e falegnami, nel trionfo della semplicità e dell’onestà. Solo così sarà ancora Sartiglia. E nel sogno vedo la gente di Oristano, insieme ai forestieri, che si appunta al petto una camelia. Forse non tutti sanno che nel linguaggio dei fiori e delle piante la camelia simboleggia la stima, l’ammirazione e la bellezza perfetta non esibita, il motivo di tale significato è dovuto alla consistenza del fiore che non perde i petali a uno a uno, come fanno quasi tutti i fiori, ma che, una volta recisa dalla pianta dopo aver adornato il petto onesto di cavalieri e di popolo, cade a terra interamente. Così dovrà essere per l’avvenire la Nostra Sartiglia: o la salviamo per i valori e le emozioni che ci offre oppure cadrà a terra e per essere calpestata dal tempo cattivo. E saremo certamente peggiori!

* Delegato Arcivescovile per il Gremio dei Falegnami

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