Durante la loro serata in piazza Cattedrale a Oristano, lo scorso 4 giugno, una delle loro numerose tappe in giro per tutta la Sardegna, abbiamo incontrato i FantasiasDeBallos, gruppo etnico ma non troppo, come amano definirsi loro.
Fabrizio Piras alla voce, Lino De Marchi alle tastiere, Luca Oppo all’organetto, Yago Mastinu alla chitarra: con la loro musicalità, tra tradizione e innovazione, fanno ballare le piazze, e non solo, dove vengono invitati per diverse occasioni. Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere e rivolgere loro alcune domande per conoscerli meglio e conoscere la loro storia.
Partiamo dall’inizio: come vi siete conosciuti?
Fabrizio: Tutto è partito da me e Luca, e dalla vicinanza dei nostri paesi: io sono di Boroneddu e lui di Ghilarza. All’età di dieci anni ho iniziato a suonare l’organetto ma, nel corso del tempo, è stato mio zio a spingermi ad andare oltre il suono e a spronarmi: sor vèzzoso cantaìana e sonaìanta (i vecchi non solo suonavano ma cantavano pure), mi diceva. Così ho iniziato a suonare e cantare insieme. Verso i sedici anno ho iniziato a fare qualche piccola serata nei novenari del circondario. Luca già suonava ed era molto bravo: è capitato di incontrarci e conoscerci quando andavo alle serate nel suo paese. Nel maggio del 2017, a Ghilarza, mi propone la prima serata insieme.
Luca: Allo stesso tempo, per diverse coincidenze e fortune, mi sono ritrovato a condividere la stessa classe alle scuole superiori con Yago, di Bauladu, che poi è diventato il nostro chitarrista. Ai tempi lui suonava già la chitarra, ma ascoltava decisamente altri generi musicali: dopo varie richieste riesco finalmente a convincerlo facendogli portare la chitarra alle assemblee scolastiche per accompagnarmi in qualche ballo sardo. Dopo la serata a Ghilarza ce ne propongono un’altra e, oltre a Fabrizio, decido di proporre di suonare insieme a noi anche a Yago. Suoniamo per una serata a Busachi, un’altra al novenario di San Salvatore a Boroneddu e poi alla manifestazione Arte e Sapori a Ghilarza. Tutto questo ancora senza un nome, le locandine riportavano scritti semplicemente i nostri nomi con le nostre parti: Fabrizio Piras alla voce, Luca Oppo all’organetto e Yago Mastinu alla chitarra.
Fabrizio: Tramite una proposta, nel 2019, attraverso Giacomo Crobu, conosco Massimo Pitzalis. Lì iniziamo a fare qualche serata con Massimo e nasce il brano Amore Abbandonadu. Rimane e si rafforza il legame tra me, Yago e Luca.
Luca: Nel 2020 arriva la pandemia, le serate si bloccano in tutta la Sardegna e nasce un gruppo whatsapp di tutti gli organettisti dell’Isola. Entro nel gruppo, e lì conosco Lino De Marchi, di Galtellì. Nasce un’amicizia virtuale che, nel settembre 2023, con una proposta di una serata a Boroneddu, si trasforma nella prima serata in assoluto di noi quattro: io, Yago, Lino e Fabrizio insieme. Da lì iniziano alcune serate, ormai sempre in quattro, ma senza un nome.
Quando avete creato l’idea e il nome del gruppo?
Fabrizio: Il nostro legame si rafforza fino a quando, un anno dopo, nel settembre 2024, nasce il nome Fantasias De Ballos. Fantasias perché effettivamente siamo fantasiosi, pensavamo continuamente a nomi diversi, ma alla fine è l’aggettivo che più ci rappresenta: avere quel modo innovativo di suonare, cantare e rendere i balli più giovanili, e da qui l’aggiunta de ballos.
Vi aspettavate questo successo? Quali sono stati i primi pensieri quando il vostro brano è diventato virale?
Fabrizio: Non ci aspettavamo sicuramente questo successo. Siamo nati con l’intento di creare, ma non pensavamo di raggiungere questo successo in poco tempo. Il primo brano che ci ha lanciati è stato Amore Abbandonadu: un giorno su TikTok un ragazzo carica un pezzo di quella traccia, incisa con Massimo Pitzalis, e iniziamo a notare che tantissime persone cominciano a ricondividerla. Quando abbiamo iniziato a fare le serate e cantare quel pezzo, le persone ricollegavano il brano allo spezzone di TikTok e da lì abbiamo preso visibilità.
Yago: Senza volerlo, nasce Bella est sa minigonna: ancora una volta non ci aspettavamo tutto il successo e tutti gli ascolti che abbiamo avuto e che abbiamo ancora per quel brano. Questa è stata una fortuna: quando parliamo tra noi quattro ci ripetiamo sempre che, secondo noi, il successo non arriva quando lo si cerca, ma arriva quando non ce lo si aspetta. Questo succede anche con i nostri nuovi brani ai quali abbiamo lavorato e sui quali ancora lavoriamo.
Lino: Quello che ci è successo in sei mesi è che hanno iniziato a contattarci diversi comitati ai quali se ne aggiungevano sempre di nuovi e il resto è ancora quello che stiamo vivendo tutt’ora.
Cosa provate quando vi chiedono le foto o vedete le persone con le vostre magliette?
Fabrizio: Sicuramente sempre tanta soddisfazione perché non ci aspettavamo tutta questa notorietà che si è creata: persone alle nostre serate che ballano con le nostre magliette e che ci fermano per avere una foto insieme. Ci chiedono addirittura i CD, pur non avendone mai inciso uno. Capita che ci invitino anche a feste private, per suonare a battesimi, matrimoni o cresime: per le numerose serate non riusciamo a dire di sì a tutte queste richieste, ma non può che farci veramente piacere tutto questo affetto.
Luca: La vicinanza delle persone che ci seguono fa molto piacere: vengono alle nostre serate, ci sostengono e questo ci dà la carica per continuare a fare sempre meglio e tirare sempre fuori qualcosa di nuovo.
Quali progetti avete in futuro?
Lino: Stiamo sempre pensando a qualche nuova traccia da incidere: uno dei nostri ultimi lavori è stato Balla bella, uscita appena due settimane fa. Con la stagione estiva e le numerose serate non abbiamo tanto tempo da dedicare alla registrazione, ma non escludiamo che tra settembre, ottobre e novembre esca qualche nuova traccia e qualche nuovo ballo.
Vi sentite controcorrente nel proporre ai giovani questo tipo di musica, legata al passato, alle tradizioni anziché quella che i tantissimi giovani ascoltano legate alle tendenze odierne? Che significato ha, per voi, recuperare questo tipo di sonorità della nostra tradizione?
Yago: No, non ci sentiamo controcorrente più che altro perché i balli che facciamo noi sono comunque sempre un po’ innovativi, se possiamo usare questo termine. Seguiamo ovviamente la metrica del ballo sardo, per mantenere fede alla sua tradizione, però andiamo oltre la tradizione: lo dimostra il fatto che tra gli strumenti che utilizziamo ci siano anche la tastiera e le percussioni, e che Luca abbia inserito nuovi suoni nei nostri brani. È una cosa abbastanza nuova rispetto al ballo tradizionale: presentiamo brani più giovanili. Stiamo comunque portando avanti la tradizione, questa è una cosa che ci dà orgoglio e che quando andiamo fuori, per esempio nei circoli sardi, al di fuori dell’Isola, è molto sentita.
A cura di Cristina Zou
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