Mercoledì, 19 Dicembre 2018

 

Sono iniziati proprio in questi giorni i lavori di restauro della "Villa del presidente" di Arborea, nota anche come Villa Dolcetta, dal nome del suo committente, l'ingegnere vicentino che fu il primo presidente della Società Bonifiche Sarde...

di Alberto Medda Costella

L'offerta di acquisto da parte della Banca di Credito Cooperativo di Arborea al liquidatore della SBS risale al gennaio scorso, anche se formalmente il passaggio è avvenuto solo dopo i 60 giorni in cui lo Stato avrebbe potuto far valere il suo diritto di prelazione sull'acquisto, trattandosi di un edificio di particolare interesse culturale nella storia del Novecento sardo.

Senza entrare nel merito della trattativa tra Regione Autonoma della Sardegna, proprietaria della SBS, e l'istituto di credito locale che l'ha acquistata per un milione e mezzo di euro, sembra utile e opportuno raccontare in breve la storia di questo edificio sfortunato.

Virgilio Alfano Villa dolcetta web

Commissionata da Giulio Dolcetta per farne la residenza della sua famiglia ad Arborea, la villa non fu mai goduta appieno dal suo proprietario. Fino al 1930, anno della costruzione, Dolcetta risiedeva con la famiglia nel quartiere Castello di Cagliari, da dove faceva la continua spola con le terre della Società interessate dai lavori di bonifica. La sua permanenza in bonifica sarebbe stata comunque effimera: scaricato dai suoi azionisti e ormai accerchiato dai notabili locali, che avevano trovato sponda nel Credito Italiano per ostacolarlo nei suoi progetti, diede infatti le dimissioni dal suo ufficio nel 1933.

Il commendator Paolo Fadda, saggista storico e, per una vita intera manager privato (con importanti esperienze di amministratore bancario e dirigente politico), incontrato alcuni mesi fa, ha raccontato che in quella villa ha abitato nel 1940, al terzo piano, nei locali un tempo destinati alla servitù:

Ci ho vissuto sette - otto mesi, subito dopo la dichiarazione di guerra e fino ai primi mesi del 1941. Nelle settimane susseguenti l’entrata in guerra dell’Italia ci furono due o tre spezzonamenti notturni su Cagliari da parte di aerei inglesi, che colpirono anche un fabbricato in via Sant’Eulalia, quasi di fronte all’allora sede della Banca d’Italia. Per circa un mese e fino alla resa della Francia, gli allarmi notturni si susseguirono quasi giornalmente. Fu questa la ragione del primo sfollamento deciso dalla mia famiglia (e da quella dei miei zii Fiorelli) in quanto gli obiettivi inglesi erano quelli portuali ove erano alla fonda diversi incrociatori e sottomarini della Regia Marina: e dovrei dire che sia la mia casa, nella parte bassa del Viale Regina Margherita, sia quella dei Fiorelli, a palazzo Tirso, erano sul porto. Arborea, o meglio Mussolinia, era un nome familiare in casa, dato che mio nonno Stanislao Scano e suo fratello Dionigi erano stati fra i progettisti della bonifica. Vivevamo, in appartamenti autonomi, con la famiglia di Tommaso Fiorelli, ex direttore della SBS, che aveva sposato una sorella di mio padre.Ci avevano dato questa possibilità, con la raccomandazione di non fare troppo rumore quando da Roma scendeva Piero Casini, che vedemmo due volte soltanto. Partendo dalla villa "conquistai", girando in bicicletta, tutto il paese, dove frequentai la scuola e la parrocchia salesiana e godetti del mare estivo.

villa dolcetta interno arborea web

Altro personaggio illustre passato per quella villa è l'ex giocatore, ora allenatore, Giuseppe Materazzi (padre del campione del mondo Marco, che ad Arborea è nato). Il padre di Giuseppe era infatti stato assunto per qualche anno alle dipendenze della SBS come vetturino.

Con l'arrivo dell'Etfas, per l'edificio iniziò la stagione dell'oblio e della decadenza: il presidente Enzo Pampaloni lo utilizzò saltuariamente, mentre in più occasioni fu messo a disposizione dei dirigenti dell'Ente di Riforma. L'abbandono vero e proprio risale a una decina d'anni fa: i teli sul tetto per coprire le infiltrazioni, tuttora ben visibili, sono l’epilogo della gestione scellerata di questo bene pubblico e identitario, ultimamente eletto a simbolo dell'inefficienza SBS a guida regionale.

Il primo piano è intatto: si segnala la sala biliardo, il grammofono e la sala da pranzo, senza dimenticare lo studio di Dolcetta, con le fotografie (appese alle pareti unite in sequenza panoramica) delle Alpi che lui frequentava. In uno stanzino troviamo sottochiave il famoso busto di Mussolini, opera dello scultore Federico Papi, che un tempo "abbelliva" l'atrio d'ingresso della sede Gil.

Villa del presidente arborea

Descrizione della villa: l'edificio si distingue per la simmetria della sua concezione incentrata su due corpi riuniti attraverso una loggia che riconduce al consueto modello palladiano che invece rientra verso l'interno. In un angolo il cornicione aggettante viene ripreso dal balcone che abbraccia le due pareti contigue. Anche i luminosi interni dimostrano la cura per l'edificio più rappresentativo di Arborea. È evidente il gusto estraneo alla cultura dell'isola, con pavimenti alla veneziana e abbondanza di rivestimenti lignei nei serramenti e negli ampi archi di comunicazione tra i diversi ambienti. (Franco Masala, Architettura dall'unità d'Italia alla fine del '900, Nuoro, Ilisso, 2003)

Photo credits. n. 1 Alberto Medda Costella, n. 2 Virgilio Alfano

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