Mercoledì, 19 Dicembre 2018

 

L’arrivo dei francescani in Terra Santa si colloca negli anni 1215-1217. Dopo un primo pellegrinaggio di frate Egidio, nell’autunno del 1217, insieme ad alcuni compagni, sbarcava a San Giovanni d’Acri, frate Elia, primo ministro dell’appena costituita provincia Terrae Sanctae, nominato su indicazione di San Francesco...

di Giovanni Enna

Nel luglio del 1219, su una nave che trasportava i soldati per la quinta crociata, frate Francesco raggiunse San Giovanni d’Acri, divenuta capitale dopo che Saladino aveva riconquistato Gerusalemme e gli altri Luoghi Santi.

Il piccolo uomo di Assisi ritrovò Elia e gli altri frati precedentemente partiti per fondare la Provincia d’Oltremare. Francesco si proponeva di andare fra i musulmani per affermare che Gesù, sulla croce, ci ha resi fratelli. Prima che arrivassero i francescani, i crociati volevano riconquistare Gerusalemme, assoggettata da Salah al-Din (Saladino) il 2 ottobre 1187, alcune settimane dopo la disastrosa sconfitta subìta dai soldati cristiani a KarnHattin (i Corni di Hattin), nei pressi della città di Tiberiade. Sconfitta che causò anche la perdita della “Vera Croce”.

È l’epoca della terza crociata (1189-1192) che, nonostante le aspettative (vi parteciparono l’imperatore tedesco Federico I Barbarossa, il re di Francia Filippo Augusto e il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone) e pur garantendo la continuità della presenza cristiana nel Medio Oriente, non riuscì a ristabilire i confini del Regno entro la linea divisoria precedente. Con il trattato di Giaffa, stipulato tra Riccardo I e Salah al-Din, i crociati riacquistarono il possesso di quasi tutta la stretta striscia litorale compresa tra Giaffa e Tiro, cui si aggiunse Cipro, sottratta all’imperatore bizantino.

Alla fine del maggio 1218, le marinerie occidentali, in particolare quelle italiche, che da decenni dominavano il Mediterraneo, iniziarono a sbarcare le truppe crociate nei pressi di Damietta (Egitto) per cingerla d’assedio. Durante il terribile assedio di questa città (maggio 1218-novembre 1219), avvenne l’incontro tra Francesco e il sultano al-Malik-kamil (nipote di Saladino).

Il Santo di Assisi voleva fervidamente incontrare gli islamici per comunicare loro la bella verità evangelica. Cercò per tre volte di raggiungere i loro territori. La prima volta, la sua nave, appena partita dall’Italia, approdò sulle coste dalmate a causa dei venti contrari.

Il secondo tentativo, programmato per raggiungere il Marocco dall’Andalusìa, fallì per motivi di salute. Riuscì nell’intento la terza volta. Nei primi giorni di settembre del 1219, Francesco, accompagnato da Frate Illuminato di Rieti, si diresse verso le linee avversarie, per abbattere le barriere della paura e della non conoscenza. I soldati musulmani, inizialmente, ritenendoli spie, li percossero, ma poi li condussero di fronte al sultano, il quale interrogò quello strano monaco, accogliendolo con cortesia.

Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido, rispose che "egli era stato inviato da Dio Altissimo come testimone". Il frate di Assisi non era stato consigliato dal Papa o dai crociati: la sua era una marcia pacifica, spirituale e fraterna, con la quasi certezza che i saraceni l’avrebbero trucidato, come era accaduto ai frati di Marrakesh (il concilio Laterano IV del 1215, proibiva ad un prete di sottomettersi ad un laico).

Anche se non si hanno resoconti dei colloqui, Francesco si dichiara cristiano. Il sultano lo ascolta con piacere e rimane sorpreso dalla serena convinzione con cui il frate annuncia la parola di Dio, senza odio e violenza verso gli altri. Dopo circa due settimane, il Poverello di Assisi si accomiata dal nipote di Saladino, che avrebbe voluto consegnarli ricchi doni, non accettati perché il monaco era arrivato senza armi e voleva ripartire senza ricchezze.

Si ritiene che la visita di Francesco al sultano sia stata un fallimento. Se così fosse, non avrebbe invitato i suoi frati a ripartire tra i saraceni. Francesco d’Assisi non è stato il primo a incontrare pacificamente i musulmani, ma l’atto di amicizia verso il sultano rappresentò uno squarcio di luce. I frati erano riusciti a ottenere con la carità ciò che le armi non erano state capaci di conseguire. Francesco ripartì dalla Terra Santa con un’opinione nuova di martirio: meno teso alla ricerca della morte per mano “infedele”, ma più orientato al sacrificio quotidiano di sé, per continuare la propria testimonianza non connessa a versamenti di sangue.

 

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