Martedì, 25 Giugno 2019

Progetto1

 

Marta Gallon, classe 1998, ha deciso di stravolgere la sua vita e partire per Viana, nello Stato del Maranhao che si trova nel Nord-Est del Brasile. L’abbiamo intervistata perché è una voce “fuori dal coro”, controcorrente rispetto ai canoni giovanili odierni...

di Valentina Contiero

La sua partenza è legata al viaggio che suor Heloiza, suor Adelia e suor Alana hanno compiuto per andare a visitare le loro famiglie dopo ben 10 anni di missione nel nostro territorio.

Grazie al grande sostegno di Madre Maria Luciana, la congregazione delle figlie di San Giuseppe, Ilaria Marongiu, Anna Daga e Zaira Arras (che lei vuole calorosamente ringraziare) parte il 6 agosto 2018 pronta per questa nuova esperienza.

Per pronta non si intende priva di incertezza, paura, ansia o di qualsiasi sentimento si possa provare, ma fiduciosa e positiva verso la sua missione.

La sua prima scelta era stata il Guatemala, e, nonostante l’iniziale rifiuto, ha deciso di lasciarsi guidare e atterrare poco dopo a Viana. A dimostrarlo una sua frase: “Nonostante io volessi andare in Guatemala, tutto era a favore del Brasile”.

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Marta ha deciso di dedicarsi ai carcerati durante la missione, spiegando che le condizioni in cui versano sono terribili e che l’incarcerazione comporta la completa esclusione dal resto della società, che ti priva non solo della libertà, ma anche della dignità e della possibilità di rimediare ai tuoi errori.

Marta afferma che c’è amore negli occhi di tutti, anche in quelli di chi cerca di nasconderlo, e tutti meritano una seconda possibilità.

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La maggior parte dei volontari missionari decide di vivere la propria esperienza a contatto con i bambini, con le famiglie sentendosi più vicini a queste realtà. È sicuramente interessante parlare con una persona che ha scelto di stare con gli ultimi, con chi ha sbagliato nella sua vita e ha compiuto azioni atroci a discapito di altri ma che è pronta a mettersi in gioco e ricambiare l’amore che riceve.

Ed è esattamente ciò che ha fatto Marta assieme a suor Vittoriana, suor Anna Carla, suor Cristina e suor Annalisa, tutte fonti di grande carisma per lei. Ha donato agli “ultimi” l’amore che ha ricevuto, dalla sua famiglia, dalle persone che la amano, e ha fatto di questo il suo cavallo di battaglia.

“Una cosa così bella non può concludersi con me, deve essere trasmessa a tutti”.

Tutti meritano una seconda possibilità nella vita, la possibilità di riscattarsi, perché, a parer mio, nessuno può ritenersi immune dal commettere errori. Marta spiega che, attraverso un iter non semplicissimo, dal carcere si può fare domanda per essere ammessi al centro di reintegrazione sociale, chiamato Apac, dove l’obiettivo è quello di acquistare nuovamente la propria dignità.

Ricordando gli insegnamenti di Gesù Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me, Marta sprona le nuove generazioni a non avere paura, a non vergognarsi mai di seguire una strada “diversa” dalla quotidianità che ci circonda. Incoraggia a uscire dagli schemi e a interrogare profondamente la propria vita, per riuscire a trovare la strada più giusta.

marta gallon missionaria 4sitoDa giovane, non posso che darle ragione e incoraggiare tutti a vedere ogni cosa sempre da un duplice punto di vista, a diffondere il messaggio che aiutare gli ultimi è un atto di amore puro, abbandonare momentaneamente la propria casa per recarsi da chi ha bisogno di noi è altruismo, non esibizionismo e che i giovani sono capaci di cambiare qualcosa e dare speranza a chi non ne ha più.

Papa Francesco afferma che l’amore ha una forza tutta sua, non finisce mai, augurando, specialmente ai più giovani di comprendere il presente per affrontare il domani, senza mai dimenticare il passato perché non si può fare nulla nel presente, né nel futuro se non si è radicati nel passato, nella nostra storia, nella nostra cultura, nelle nostre famiglie; se non si hanno le radici ben piantate dentro. Dalla radice arriverà la forza per andare avanti.

 

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