di Giovanni Enna
Nei cuori di ogni uomo, dopo la celebrazione della Messa della Notte di Natale, aleggia una dolce melodia di zampogna che canta la canzone più bella: la ninna nanna per Gesù Bambino. La magia del Natale è talmente intensa che è riuscita a fermare, per un giorno, gli aspri combattimenti fra truppe nemiche durante la Grande Guerra. Nell’estate del 1914, l’Europa era divenuta un teatro di guerra che vedeva opposti due grandi schieramenti: Gran Bretagna, Francia e Russia da una parte; Germania, Austria-Ungheria e Turchia dall’altra. Più tardi avrebbero partecipato al conflitto anche Bulgaria, Giappone, Italia, Stati Uniti e una serie di Paesi “minori”, trasformando così il conflitto in una guerra mondiale. Inizialmente, gli scontri più duri si ebbero nell’Europa occidentale (tra il Belgio e il Nord della Francia), dove inglesi, francesi e belgi dovettero contrastare l’avanzata tedesca. Dopo una sanguinosa battaglia, nei pressi di Ypres (città belga, situata nelle Fiandre), a fine autunno, gli eserciti si trovarono impantanati in un’estenuante guerra di logoramento, combattuta intorno alle trincee. Da questi fossati, profondi un paio di metri, i soldati si lanciavano quotidianamente all’assalto del nemico per la conquista di pochi metri di terreno. Trascorrevano i giorni in mezzo al fango, alla pioggia e ai cadaveri in decomposizione. Era una guerra di posizione. Le trincee contrapposte erano localizzate a poca distanza. Nonostante queste terribili condizioni, incominciarono a verificarsi episodi di solidarietà tra i nemici. Ad esempio, i soldati dei due eserciti osservarono alcune tacite intese: non si doveva sparare durante l’ora di consumazione dei pasti. In certi momenti sembrava che fosse importante comportarsi formalmente ligi al dovere solo con i superiori; diversamente, si rischiava l’accusa di tradimento. Era impensabile, comunque, mostrarsi disponibili a fare compromessi con il nemico. Eppure, tra fango e morte, queste ferree regole di guerra vennero infrante nel dicembre del 1914. Dopo aver impartito i dovuti ordini per la continuazione dei combattimenti, i comandi dei due eserciti contrapposti fecero consegnare, ai soldati che stavano in prima linea, dei pacchi dono contenenti dolci, liquori, sigarette: era la vigilia del Natale. I soldati tedeschi adornarono le loro fortificazioni, scambiandosi auguri e intonando canti natalizi, specialmente la famosa Stille nacht. Anche i militari dello schieramento opposto fecero altrettanto. Prima di addormentarsi, i combattenti che si fronteggiavano intuirono che il giorno successivo sarebbe stato diverso dai sanguinosi e quotidiani scontri armati. All’alba, i tedeschi esposero piccoli cartelli con le scritte: Buon Natale; Non sparate, noi non lo faremo. Era il segnale. Subito ricominciarono i canti e gli applausi. Dalla trincea tedesca apparve un soldato; anche se era una giornata nebbiosa, disarmato. Gli inglesi, increduli, uscirono dai loro rifugi e si avviarono verso i tedeschi, che fecero altrettanto. Le truppe contrapposte si strinsero la mano, si abbracciarono e fraternizzarono; poi, prepararono un pranzo comune. Si misero a disposizione dei presenti: scatolette di carne, marmellate, sigarette, sigari e liquori. Per tutta la giornata, i combattenti si scambiarono visite di cortesia e auguri. Si giocò perfino una partita di calcio. La notizia della tregua si diffuse e, in poche ore, la febbre da armistizio suggestionò i due terzi del fronte occidentale; quasi dappertutto inglesi e tedeschi festeggiarono insieme. Fu senz’altro una meravigliosa giornata natalizia. Qualche giornale incominciò a diffondere gli eventi. Gli alti comandi dei due eserciti non ebbero però alcuna nostalgia; l’avvenimento fu qualificato come insubordinazione. Episodi simili si verificarono anche sul fronte italiano. Nei primi giorni del 1915, il fascino del Natale era già scomparso e la guerra riprese più feroce che mai, continuando a suonare la sua canzone di morte.