Lunedì, 19 Gennaio 2026

Da secoli il giorno di Natale è la festa più bella dell’anno perché determina sentimenti di bontà, solidarietà e gioia in ciascuno di noi, in ricordo della nascita di un Bimbo avvenuta in condizione di estrema povertà, che suscita sempre una struggente commozione...

di Giovanni Enna

Nei cuori di ogni uomo, dopo la celebrazione della Messa della Notte di Natale, aleggia una dolce melodia di zampogna che canta la canzone più bella: la ninna nanna per Gesù Bambino. La magia del Natale è talmente intensa che è riuscita a fermare, per un giorno, gli aspri combattimenti fra truppe nemiche durante la Grande Guerra. Nell’estate del 1914, l’Europa era divenuta un teatro di guerra che vedeva opposti due grandi schieramenti: Gran Bretagna, Francia e Russia da una parte; Germania, Austria-Ungheria e Turchia dall’altra. Più tardi avrebbero partecipato al conflitto anche Bulgaria, Giappone, Italia, Stati Uniti e una serie di Paesi “minori”, trasformando così il conflitto in una guerra mondiale. Inizialmente, gli scontri più duri si ebbero nell’Europa occidentale (tra il Belgio e il Nord della Francia), dove inglesi, francesi e belgi dovettero contrastare l’avanzata tedesca. Dopo una sanguinosa battaglia, nei pressi di Ypres (città belga, situata nelle Fiandre), a fine autunno, gli eserciti si trovarono impantanati in un’estenuante guerra di logoramento, combattuta intorno alle trincee. Da questi fossati, profondi un paio di metri, i soldati si lanciavano quotidianamente all’assalto del nemico per la conquista di pochi metri di terreno. Trascorrevano i giorni in mezzo al fango, alla pioggia e ai cadaveri in decomposizione. Era una guerra di posizione. Le trincee contrapposte erano localizzate a poca distanza. Nonostante queste terribili condizioni, incominciarono a verificarsi episodi di solidarietà tra i nemici. Ad esempio, i soldati dei due eserciti osservarono alcune tacite intese: non si doveva sparare durante l’ora di consumazione dei pasti. In certi momenti sembrava che fosse importante comportarsi formalmente ligi al dovere solo con i superiori; diversamente, si rischiava l’accusa di tradimento. Era impensabile, comunque, mostrarsi disponibili a fare compromessi con il nemico. Eppure, tra fango e morte, queste ferree regole di guerra vennero infrante nel dicembre del 1914. Dopo aver impartito i dovuti ordini per la continuazione dei combattimenti, i comandi dei due eserciti contrapposti fecero consegnare, ai soldati che stavano in prima linea, dei pacchi dono contenenti dolci, liquori, sigarette: era la vigilia del Natale. I soldati tedeschi adornarono le loro fortificazioni, scambiandosi auguri e intonando canti natalizi, specialmente la famosa Stille nacht. Anche i militari dello schieramento opposto fecero altrettanto. Prima di addormentarsi, i combattenti che si fronteggiavano intuirono che il giorno successivo sarebbe stato diverso dai sanguinosi e quotidiani scontri armati. All’alba, i tedeschi esposero piccoli cartelli con le scritte: Buon Natale; Non sparate, noi non lo faremo. Era il segnale. Subito ricominciarono i canti e gli applausi. Dalla trincea tedesca apparve un soldato; anche se era una giornata nebbiosa, disarmato. Gli inglesi, increduli, uscirono dai loro rifugi e si avviarono verso i tedeschi, che fecero altrettanto. Le truppe contrapposte si strinsero la mano, si abbracciarono e fraternizzarono; poi, prepararono un pranzo comune. Si misero a disposizione dei presenti: scatolette di carne, marmellate, sigarette, sigari e liquori. Per tutta la giornata, i combattenti si scambiarono visite di cortesia e auguri. Si giocò perfino una partita di calcio. La notizia della tregua si diffuse e, in poche ore, la febbre da armistizio suggestionò i due terzi del fronte occidentale; quasi dappertutto inglesi e tedeschi festeggiarono insieme. Fu senz’altro una meravigliosa giornata natalizia. Qualche giornale incominciò a diffondere gli eventi. Gli alti comandi dei due eserciti non ebbero però alcuna nostalgia; l’avvenimento fu qualificato come insubordinazione. Episodi simili si verificarono anche sul fronte italiano. Nei primi giorni del 1915, il fascino del Natale era già scomparso e la guerra riprese più feroce che mai, continuando a suonare la sua canzone di morte.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon