Giovedì, 23 Maggio 2019

Progetto1

Venerdì 22 febbraio nella sala S. Pio X del Museo Diocesano Arborense, si è svolta la quarta conferenza, organizzata dagli amici del Romanico sul tema I culti salutiferi: San Leonardo e Sant'Antonio e le attività assistenziali nella Sardegna medievale...

di Mario Virdis

Relatrici le professoresse Bianca Fadda e Mariangela Rapetti dell'Università di Cagliari.

Dopo i saluti, il presidente dell’associazione Amici del Romanico Antonello Figus ha voluto doverosamente ringraziare l’Arcivescovo per la grande disponibilità offerta dal Museo e la sua direttrice Silvia Oppo, complimentandosi poi con il pubblico per la costante, numerosa presenza. Ha poi confermato che, dopo il ciclo di conferenze, a partire da fine marzo inizieranno i tour guidati alle vestigia romaniche; quest’anno sarà la volta della Puglia e di Matera, capitale della cultura. Poi si è dato il via alle relazioni.

Ha iniziato la professoressa Bianca Fadda, che ha passato in rassegna le forme di culto rivolte a San Leonardo. Questo Santo risulta venerato fin dall’XI secolo. In Sardegna i santuari dedicati a questo Santo si trovano a Sassari (S. Leonardo di Bosove; complesso ospitaliero nato come lebbrosario, era affidato al maestro e ai frati dell'ospedale di San Leonardo di Stagno, i quali lo tennero fino al 1257), a Cagliari (S. Leonardo di Bagnaria, nel quartiere della Marina in via Baylle) e a Iglesias (San Leonardo di Perdaxius, che risale al XIII sec. e ritenuto edificato dai monaci gerosolimitani).

Il maggior insediamento, come ha commentato la professoressa Fadda, che lo ha rilevato dalla consultazione degli archivi di Stato esistenti a Pisa, era indubbiamente quello di Sassari, a Bosove; tutte le strutture, però, nacquero con finalità salutistiche, avvero come dei luoghi “ospitalieri”, di accoglienza di infermi e bisognosi, (ospedale allora aveva il significato che oggi può avere una struttura di ricovero). Successivamente, i santuari di venerazione del Santo si moltiplicarono anche in Sardegna, tra questi anche quello in provincia di Oristano, a San Leonardo de Siete Fuentes.

La professoressa Mariangela Rapetti ha esposto il culto attribuito a S. Antonio Abate. Anche la venerazione per questo Santo fece nascere un Ordine Ospitaliero, iniziato nel Delfinato francese, zona da cui poi si estese anche in Italia e nel resto d’Europa. Furono gli Antoniani a diffondere il culto del Santo, che, oltre che taumaturgo nella guarigione di malattie come l’herpes zoster, noto proprio come il fuoco di S. Antonio, e dell’ergotismo (l’ergotismo è l'intossicazione prodotta dagli alcaloidi della segale cornuta), risulta anche legato all’allevamento, in particolare dei maiali (il Santo è sempre rappresentato con un maialino a fianco), forse perché all’epoca il grasso di maiale era molto usato per calmare il bruciore delle malattie della pelle.

romanico bianca fadda mariangela rapetti 1

Anche il culto di S. Antonio si estese a tutta la Sardegna. Sorsero chiese a Sassari (S. Antonio extra muros), a Cagliari, sempre nel quartiere della Marina (zona La Pola), a Ossi, Ploaghe e anche Oristano. Qui il più antico insediamento si trovava nell’omonima via S. Antonio, dove era allocato il vecchio ospedale (poi asilo e ora pinacoteca); sicuramente anche la struttura della nostra città era seguita dagli Antoniani (che vi rimasero fino al 1.400), mentre successivamente l’ospedale passò all’amministrazione civica.

Al termine delle interessanti relazioni, il presidente Figus ha ringraziato tutti, dando appuntamento ai soci per il prossimo marzo, mese che darà il via alle visite guidate nei luoghi dove sorgono gli edifici romanici.

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