Domenica, 16 Dicembre 2018

 

La cala di Turr’e Seu si trova tra Funtana Meiga e Maimoni. Il nome corrisponde a quello della torre che sovrasta il promontorio ed è stato tradotto in italiano Torre del Sevo...

di Giulio Gaviano

Se si arriva da Funtana Meiga, l’insenatura si trova in corrispondenza dell’ingresso all’oasi naturalistica ed è riparata a nordovest da una falesia di 13 metri. Dietro la spiaggia la falesia è più bassa, fino a un metro e mezzo, e ha il colore rossastro dell’argilla sabbiosa. Gli anni scorsi, per scendere in spiaggia c’era una scala rudimentale fatta con il telaio della rete di un letto e tavolette di legno.

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Quest’anno basta saltare sugli abbondanti e soffici cumuli di posidonia. La sabbia è fine, grigia e mista a chicchi di quarzo che nella battigia sono ancora ciottoli. L’acqua, quasi sempre limpida, trascolora dal celeste al verde smeraldo su fondali di sabbia, di roccia arenaria e vulcanica; quando la risacca è forte, assume un colore lattiginoso. Dietro la spiaggia è l'oasi naturalistica, un tempo riserva di caccia di don Efisio Carta, il nobile oristanese che qui scomparve tragicamente nel 1978 in seguito a un sequestro.

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La zona diventò un’oasi faunistica gestita dal WWF e dal 1997 fa parte dell’area marina protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di ventre. A parte i pini d’Aleppo, che formano anche un boschetto, l’oasi si presenta come una distesa di macchia mediterranea verde brillante attraversata da sentierini larghi circa un metro. La biodiversità è straordinaria: camminando fra lentischi, rosmarini, palme nane, ginepri nani, cisti dai fiori viola e bianchi, ginestree orchidee, a ogni passo ci si imbatte in lucertole o farfalle variopinte, ma non è raro incontrare bisce, tartarughe, conigli e pernici.

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Dall’alto del promontorio si vedono le rocce del fondale, i gabbiani che volteggiano fra mare e terra o il gheppio che torna alla torre con il topolino fra gli artigli. Scriveva Peppetto Pau nel 1979: Qui il mare ha sapore di mare e colore di cielo, e la terra ha profumi intensi e sconosciuti. Le albe e i meriggi, le notti lunari e i tramonti di sangue sotto ali di gabbiani solitari gettano l’anima in un crogiolo di percezioni e d’incanti, comunicano un’estasi lenta e la malia del Sinis ti penetra nelle vene e non ti lascia più.

Photo credits Giulio Gaviano

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