Giovedì, 13 Agosto 2020

Progetto1

Il rosmarino fiorisce a più riprese tutto l’anno e in questo febbraio tiepido l’oasi di Seu è colorata di azzurro-malva e di bianco...

di Giulio Gaviano

Il nome scientifico è rosmarinus officinalis e, secondo un’etimologia piuttosto diffusa, il latino rosmarinus sarebbe da scomporre in ros marinus ovvero rugiada di mare, in quanto la pianta cresce in vicinanza del mare.

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Comunque sia, l’arbusto sempreverde sembra essere originario del bacino del Mediterraneo. Infatti, dove non nasce spontaneamente, il suo nome è stato preso in prestito. Così è avvenuto nelle lingue germaniche: tedesco rosmarin, olandese rozemarijn, norvegese rosmarin, inglese rosemary (qui si nota una paretimologia: la forma è alterata per cercare di darle un significato sulla base di due nomi inglesi: Rose e Mary).

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Stesso fenomeno nelle lingue slave: sloveno rožmarin, polacco rozmaryn, russo розмарин. Prestito linguistico anche nelle lingue uraliche: finlandese rosmariini, ungherese rozmaring. Nemmeno i baschi fanno eccezione: erromero, dallo spagnolo romero. Spostandoci in estremo oriente, notiamo che i giapponesi, quando scrivono di rosmarino, utilizzano il katakana, sillabario per le parole straniere. In questo caso, ローズマリー è un adattamento al sistema fonetico giapponese dell’inglese rosemary.

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Nelle lingue romanze troviamo la particolarità del portoghese alacrim, che viene dall’arabo al-ʾiklīl, e del sardo tzíppiri, che il glottologo Vittorio Bertoldi, specializzato in fitonimia, ritenne di origine punica, in quanto lo pseudo Apuleio così attesta: “A Graecis dicitur libanotis, alii ycteritis, Itali rosmarinum, Punici: zibbir”.

Photo credits: Giulio Gaviano

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