di Giulio Gaviano
Il toponimo sembra da riferire alle grotte, probabilmente cave di arenaria di epoca romana, che si trovano nelle vicinanze. La spiaggia si estende fra due speroni di roccia: Punta Su Bardoni a nord e Punta Is Arutas a sud.
La sua particolarità è la sabbia, fatta di granelli di quarzo luccicanti, simili a chicchi di riso. Secondo la teoria più diffusa, questa sabbia sarebbe il prodotto dell’erosione del granito dell’isola di Mal di Ventre e sarebbe stata trasportata a valle quando il livello del mare era più basso dell’attuale.

Bisogna dire che a Mal di Ventre questo tipo di sabbia non c’è e che si trovano tracce di rocce quarzose anche nei dintorni di Is Arutas. Non essendo esperti di geologia, meglio limitarsi a riportare questi dati.

Fatto sta che la sabbia di Is Arutas è diventata famosa e la spiaggia si trova spesso nella top ten di classifiche nazionali e internazionali. Ormai il nome è conosciuto, ma è pur vero che le spiagge contigue di Maimoni e Mari Ermi sono altrettanto belle e hanno lo stesso tipo di sabbia. L’acqua, generalmente molto pulita, ha un colore che varia dal verde al turchese.
Il fondale degrada velocemente e presenta ampie chiazze scure di rocce coperte dalla posidonia. È un ottimo spot per lo snorkeling, perché si trova nell’area marina protetta Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre e i pesci si avvicinano tranquillamente a mangiare dalle mani, anche saraghi di discrete dimensioni.
Purtroppo l’acqua profonda non si scalda facilmente, perciò è preferibile non andarci subito dopo una maestralata che ha abbassato notevolmente la temperatura. La sabbia è abbagliante e molti vanno per rifinire l’abbronzatura. Oltre che meta di turisti, è anche spiaggia trendy per i locali, soprattutto cabraresi e oristanesi, ma l’arenile non è lunghissimo. Meglio dunque non andarci la domenica, soprattutto in agosto, quando gli asciugamani sono incastrati come tessere del tetris, se non si ha voglia di socializzare con i vicini. Non è consigliabile neanche mettersi sottovento rispetto a chi si spruzza addosso lo spray abbronzante.
Ogni tanto si sentono notizie di bagnanti sorpresi a portare via la sabbia o di turisti scoperti in aeroporto ai controlli a raggi X. I chicchi di quarzo di Is Arutas non
si possono più asportare, come si faceva in passato, e ci sono cartelli in italiano e in inglese. Nota dolente della spiaggia di riso sono i parcheggi a pagamento più cari per lasciare la macchina incustodita sotto il sole. La tariffa non è giustificata dai servizi (ci sono docce e bagni pubblici); in realtà si paga anche se non si utilizzano. A meno che uno non vada lì per il gusto di parcheggiare, sta pagando per godere di un bene, il mare, che dovrebbe essere pubblico. Peraltro i residenti a Cabras pagano una volta per tutta la stagione. Sarebbe meglio far pagare i servizi, pubblicizzare le spiagge limitrofe, sfoltire la selva dei cartelli che indicano le tariffe dei parcheggi e piantarne qualcuno per dare informazioni sul luogo in cui ci si trova, sulla direzione per raggiungere le altre località, ed educare al rispetto dell’ambiente.
Photo credits: n.1, 5 Erika Orrù, n. 2, 3, 4, 6 Giulio Gaviano