Martedì, 23 Luglio 2019

Progetto1

Con la scusa del souvenir delle vacanze in Sardegna, ogni anno turisti e non sottraggono all’isola ciò che la natura ha impiegato millenni a creare...

di Erika Orrù

Non si accontentano di portare con sé i ricordi dell’esperienza vissuta o di immortalare i momenti più belli con foto e video, ma si appropriano indebitamente di conchiglie raccolte sulla battigia, di ciottoli dal colore particolare o di sacchetti di sabbia, la cui vera bellezza è fruibile solo nel suo contesto, non certo in un vasetto sulla mensola, sul fondo di un acquario o in giardino.

Lo scorso anno, in linea con gli anni passati, nel solo aeroporto di Elmas sono state requisite oltre 5 tonnellate di materiale.

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La sabbia più rubata, manco a dirlo, è quella delle spiagge del Sinis (Is Arutas, Mari Ermi e Maimoni), caratterizzata da granelli di quarzo a forma di chicchi di riso, con sfumature dalle tinte rosa, verde chiaro e bianche.

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L’abusiva e incontrollata asportazione dei materiali del demanio marittimo devasta i litorali, provocando un danno irreparabile all'ecosistema: da qui la necessità di attuare una legge per bloccare il fenomeno che cresce molto durante l'estate. Nello specifico si tratta del secondo comma dell'articolo 40, legge regionale n. 16 del 28 luglio 2017 con cui si dispone che "salvo che il fatto non costituisca più grave illecito, chiunque asporta, detiene, vende anche piccole quantità di sabbia, ciottoli, sassi o conchiglie provenienti dal litorale o dal mare in assenza di regolare autorizzazione o concessione rilasciata dalle autorità competenti è soggetto alla sanzione amministrativa da euro 500 a euro 3.000".

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Se cogliere in flagrante il trasgressore non sempre è possibile, è difficile sfuggire agli intensificati controlli di sicurezza nei porti e negli aeroporti, eppure i predatori provano a farla franca. La maggior parte sostiene incautamente di non sapere di aver commesso un illecito, nonostante le leggi siano molto chiare.

I sequestri avvengono all’ordine del giorno: Airport Security di Cagliari, Olbia e Alghero, Port Security di Olbia, Golfo Aranci, Cagliari, Porto Torres e Arbatax sono in prima linea contro chi trasgredisce. Sempre più numerosi i turisti fermati al controllo bagagli e trovati con valigie colme di bottigliette di sabbia e ciottoli dei litorali sardi, oppure con trolley pieni di conchiglie a discapito dell'arenile sardo; saranno le forze dell'ordine a riportare al proprio posto i tesori che l'ambiente ha creato nei secoli. Si tratta di un illecito, ma questo concetto semplice e chiaro è poco comprensibile anche agli stessi sardi; siamo così bravi a indignarci per i comportamenti dei turisti ergendoci a giudici severi e inattaccabili su rispetto e civiltà, ma le cose non stanno proprio così.

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Non possiamo fare finta di nulla, ognuno di noi è fondamentale per garantire i delicati equilibri della spiaggia e del mare. La tutela delle spiagge della Sardegna passa per piccoli, ma importanti gesti. Rispettare il territorio, tuttavia, è più facile se si conoscono i comportamenti corretti, ragion per cui lo scorso anno la Regione Sardegna ha ritenuto necessario diffondere un decalogo informativo, in quattro lingue, per preservare la bellezza degli arenili frequentati e sensibilizzare ancora una volta i vacanzieri affinché evitino determinate condotte. Viene formulato l’invito a non portare via sabbia, ciottoli e conchiglie, a non calpestare le dune, a non rimuovere la posidonia, a non raccogliere piante e fiori presenti sulle spiaggia e sulle dune, a utilizzare le passerelle e i sentieri tracciati, a portare via i rifiuti, a gettare l’ancora negli spazi consentiti.

Occhi aperti in spiaggia e se siete testimoni di comportamenti illeciti non esitate a contattare la centrale operativa del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna al numero 1515 per segnalarli. Solo in questo modo permetteremo alle generazioni future di godere concretamente di questo paradisiaco angolo del Sinis nelle stesse condizioni odierne, diversamente resteranno solo gli scatti di Instagram.

Photo credits: Erika Orrù, Sardegna Rubata e Depredata

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