Venerdì, 24 Maggio 2019

Progetto1

Foto Giuseppe Delogu

 

San Giovanni di Sinis, in sardo Sant’Uanni, non è il nome di una spiaggia ma di una località dove oggi sorge una borgata marina...

di Giulio Gaviano

A sua volta, la località prende il nome da una piccola chiesa bizantina che si trova a poche centinaia di metri dalle rovine di Tharros, città fenicio-punica e poi romana. Siamo quasi alla punta della penisola del Sinis (localmente Su Sinnis), da qui la terra inizia a rastremarsi e si vede il mare da entrambe le parti.

Il mare a sinistra, su cui sono visibili le rovine di Tharros, si chiama Mari Motu ovvero Mare Morto perché si trova dentro il golfo di Oristano ed è riparato dal vento dominante, il maestrale; il mare a destra è fuori dal golfo, esposto al vento di maestro, per questo è più frequentemente mosso o agitato e si chiama Mari Biu, Mare Vivo.

mare morto sinis web

I tharrensi abitavano nel luogo ideale: avevano sempre il mare calmo da una parte o dall’altra della città. Ci sono più spiagge e cale sia dalla parte del Mare Vivo che da quella del Mare Morto. In corrispondenza di Tharros, dalla parte del mare aperto, si trova il cosiddetto Spiaggione, orlato di gigli e di coloratissimi fiori del fico degli ottentotti. L’acqua è trasparente, azzurra e profonda, fino alle cosiddette Rocce nere, dove si creano pericolose correnti, sotto la torre spagnola. Oltre la torre è la spiaggia detta dell’Istmo, con la sabbia grigia, l’acqua celeste e poco profonda.

istmo san giovanni sinis foto gaviano web

Il fondale è irregolare e col maestrale si formano onde lunghe. Sull’altro versante le spiaggette dette degli Scavi (quelli di Tharros ovviamente), col mare quasi sempre calmo, l’acqua verde, fondali di sabbia, roccia e ciuffi di posidonia. È un museo a cielo aperto e fare il bagno è ancora più emozionante se si pensa che una parte di Tharros è oggi sottacqua. Ancora più avanti, prima di arrivare a Capo San Marco, punta estrema della penisola, si trova La Caletta, altro luogo incantevole. Anche qui ci sono rovine, purtroppo però non sono fenicio-puniche né romane, ma di un edificio molto più recente, sporco e pericolante. Oltre La Caletta, il promontorio continua a salire e da oltre 50 metri scende a picco sul mare sotto il faro. Non è possibile descrivere adeguatamente la bellezza di questo lembo estremo della penisola del Sinis, si rimane colpiti da una natura potente, incontaminata e, allo stesso tempo, dalla storia di millenni che emerge dalle sabbie e dalle argille.

san giovanni sinis chiesa6

La macchia mediterranea coi suoi profumi intensi, le volpi, i rospi che escono numerosi quando piove; un tempo salendo al Capo non era raro incontrare anche un caprone. C’è la preistoria e la storia: i nuraghi, le rovine di Tharros, la chiesa bizantina, la torre spagnola, qualche capanna di falasco superstite, le poche case dell’800, le altre edificate senza un criterio univoco negli anni ’50 e ’60... Sono troppe le cose da descrivere e questa è solo una piccola parte del Sinis, meglio lasciare al visitatore la curiosità di scoprirle di persona.

Photo credits: Giuseppe Delogu, Giulio Gaviano

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