Venerdì, 01 Maggio 2026

Con l’anno nuovo nascono i buoni propositi e con essi si sviluppa tutta una serie di aspettative che riguardano non solo la sfera personale di ciascuno ma anche e soprattutto la vita della comunità in cui si vive...

a cura di Mauro Dessì

Aspettative e buoni propositi che non possono non coinvolgere anche il mondo della politica che, per certi versi, quei buoni propositi e quelle aspettative le influenza non poco con il suo operato e le sue importanti decisioni. Abbiamo intervistato Anita Pili, Assessore all’industria nella Giunta regionale guidata da Christian Solinas, nonché sindaco della piccola comunità di Siamaggiore, proprio per fare con lei una previsione politica sull’anno appena iniziato.

Assessore Pili, che anno sarà il 2020 per la politica sarda?

Credo e spero che questo nuovo anno sia caratterizzato dall’impegno di tutti noi, operatori della politica ai vari livelli, perché la comunità sarda abbia garanzie e opportunità che nel corso degli anni le sono state negate. Credo che sia fondamentale lavorare in sinergia, facendo squadra, puntando a obiettivi importanti per la Sardegna e slegandoci dai colori di partito. Questa modalità di azione l’abbiamo mostrata in questi primi mesi di insediamento della Giunta Solinas e questo è quello che vorremmo ancora continuare a fare. Lavorare in maniera sistemica e sinergica per portare a casa risultati importanti per la Sardegna di oggi ma soprattutto per quella di domani, amministrando in modo consapevole e sostenibile affinché i figli dei nostri figli possano godere delle azioni che si riescono oggi a costruire attraverso l’impegno della politica sarda.

La gente vi chiede risultati, azioni concrete. Cosa dovrebbe accadere, nel corso del 2020, perché a fine anno si possa esultare per un grande successo?

I grandi successi per il 2020 potrebbero essere tanti così come tante sono le aspettative che riponiamo nelle numerose battaglie politiche attualmente in corso. Grandi aspettative le riponiamo nella battaglia energetica, quella che dovrebbe portare la Sardegna ad affrontare una transizione in base alla quale, nel 2050, l’isola potrà essere fornita da energie e fonti rinnovabili per arrivare a coprire il 100% del suo fabbisogno energetico. Ci stiamo impegnando per favorire una transizione che dia le stesse opportunità sia alle famiglie che alle imprese che alle industrie. Altra grande aspettativa la riponiamo nel cercare di sistemare il tessuto industriale sardo dando un nuovo respiro alle attività industriali non solo quelle di grande portata ma anche a quelle che da tanti anni attendono risposte e che sino ad oggi non hanno avuto le condizioni necessarie per rimettere in moto le proprie attività. La ripartenza dell’industria fatta su più livelli è possibile, grazie anche all’impegno politico può garantire di nuovo lavoro, di nuovo respiro ad un sistema economico che ha bisogno di essere nuovamente fiorente.

anita pili 1200

Purtroppo la nostra isola rivive il fenomeno dell’emigrazione.In tanti partono ma in tanti gridano “aiutateci a restare in Sardegna”. Dare respiro all’industria, e con essa al lavoro, può essere una risposta concreta a questa forte richiesta?

Noi vorremmo restituire dignità alla nostra comunità e dare motivazioni ai giovani per rimanere in Sardegna. Oggi purtroppo le imprese pagano situazioni di svantaggio all’interno della Sardegna e questo ovviamente non fa altro che creare un blocco del sistema produttivo per cui è chiaro che chi cerca lavoro va altrove. Noi dobbiamo essere capaci di riportare l’economia a un livello che consenta alle industrie di essere competitive e di creare posti di lavoro, di creare un indotto che consenta alla Sardegna di essere nuovamente fiorente dal punto di vista economico. Per tante situazioni, come la stessa questione energetica, occorre fare una battaglia di dignità, di opportunità, perché non è giusto che la comunità sarda continui a pagare attraverso le persone, attraverso il piccolo utente, il gap infrastrutturale e l’isolamento dovuto all’insularità.

Di isolamento hanno parlato anche i sindaci ospitati sulle pagine del nostro settimanale in preparazione alle ultime elezioni regionali. Gran parte di loro chiedevano una Regione più vicina ai comuni e al territorio locale. Come andrete a lavorare in questo senso?

Non ci può essere Governo regionale in assenza di una stretta collaborazione con i sindaci. Da quando si è insediata la giunta Solinas c’è stato un forte cambio di passo nel rapporto coi sindaci. Stiamo condividendo diverse attività e condividiamo gli obiettivi ancor prima che vengano pubblicati i bandi. Ci confrontiamo attraverso la rappresentanza dell’ANCI e il consiglio delle autonomie locali, che sono i due organismi rappresentativi dei sindaci della Sardegna, per condividere le necessità dei singoli comuni perché è chiaro che a seconda del luogo in cui è ubicato il comune le esigenze sono differenti. Non si può prescindere dal rapporto coi sindaci perché sono i veri portatori di interesse delle comunità. Stiamo lavorando insieme, raccogliamo tutti i giorni e accogliamo le critiche costruttive per meglio strutturare le strategie secondo le esigenze di tutti.

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