Sabato, 23 Febbraio 2019

Ci spostiamo nell'Alto Oristanese per fare due chiacchiere con Ilaria Sedda, da quattro anni primo cittadino di Bidonì. La comunità si trova all’interno della regione geografica del Barigadu e conta oggi 150 abitanti...

a cura di Mauro Dessì

È uno di quei comuni, sono circa duemila in Italia, chiamati “Comuni polvere”, paesi cioè con meno di mille abitanti, a rischio di desertificazione demografica.

Sindaco Sedda, com’è la situazione sul fronte spopolamento?

Siamo sempre in declino, inutile nasconderlo. Purtroppo possiamo metterci tutta la buona volontà perché la gente possa restare in paese ma non possiamo cambiare le scelte che le persone fanno. Paradossalmente potremmo anche comprare una casa e regalarla, così come è nostra intenzione fare e così come abbiamo già fatto con delle case destinate ad albergo diffuso. Ma se le persone, soprattutto i giovani, hanno già deciso di partire, poco, purtroppo, possiamo fare.

Quale la criticità più grande che impedisce di stare a Bidonì?

Il lavoro. Poche opportunità. Per chi resta noi offriamo soluzioni temporanee. Lavoriamo con cantieri occupazionali capaci di dare lavoro ai disoccupati. Si tratta, comunque, di situazioni precarie che accontentano ma che non garantiscono certezze future. Occorrerebbe lavorare sul cambio di mentalità, quella cioè che pensi a come portare il lavoro sul territorio. Forse, però, è più difficile che andare a cercare lavoro altrove.

C’è un disegno di legge che prevede che Comuni come il vostro possano percorrere la strada della fusione. Pensa sia la strategia migliore per far sopravvivere Bidonì?

Penso di no. Non credo si riuscirà mai ad arrivare a una fusione. Difficile che si rinunci alla propria identità: lo spirito di appartenenza è molto forte. Credo invece che abbiano senso e importanza le Unioni tra Comuni, con servizi associati e sinergia progettuale. Noi apparteniamo a quella del Barigadu e non solo ci troviamo bene ma troviamo quelle forze che da soli non potremmo più esprimere.

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