Venerdì, 06 Dicembre 2019

Progetto1

Stabilita la data delle prossime elezioni regionali, è iniziato con maggiore enfasi anche il tempo delle attese. Quello in cui si ripongono tutte le aspettative perché l’amministrazione locale possa sperare in tempi migliori. Tra coloro che sperano in un governo più vicino agli amministratori locali c’è anche il sindaco di Abbasanta, Stefano Sanna, primo cittadino già dal 2005...

a cura di Mauro Dessì

Quali sono le urgenze da manifestare al prossimo consiglio regionale?

Serve ridare centralità ai Comuni. In questi anni si è operato per diminuire le possibilità dei Comuni di intervenire nella complessa fase di ricreare e garantire ai cittadini diritti e qualità della vita. Il blocco delle assunzioni e la riduzione progressiva dei trasferimenti ha caricato le Amministrazioni Comunali di problemi e di oneri ai quali non si riesce più a dare seguito. I progetti di sviluppo e quelli infrastrutturali sono martoriati da una burocrazia intollerabile e da una consistente base di improvvisazione e di incompetenza. Il sistema sanitario deve essere urgentemente ripensato e ricostruito per reinserire migliaia di persone nel diritto all’accesso ai servizi sanitari. Serve sollecitare il Consiglio regionale per una nuova Legge di governo del territorio che applichi i principi della tutela sposandoli con le specificità di ogni realtà e creando i presupposti per una gestione responsabile delle risorse e dei beni territoriali. Forse è venuto il momento di “regionalizzare” le Soprintendenze al fine di dare più speditezza alle attività di trasformazione ed eliminare macigni burocratici notevolmente superati dai tempi.

Che potenzialità potrebbe avere Abbasanta nel panorama territoriale regionale?

Abbasanta ha da tempo indicato una direzione di marcia ai Comuni con cui confina. Abbiamo spiegato che il futuro è l’aggregazione di Comuni che non hanno neppure una distinzione chiara nei propri confini, tanto si è spinta la integrazione urbana fra gli stessi. Serve creare un unico centro amministrativo in grado di offrire non più duplicazione o triplicazione di servizi e di infrastrutture ma nuovi investimenti. Poiché aggregare è più difficile che separare, è necessario varare una legge regionale che incentivi e premi i Comuni virtuosi che si dedicano alla costruzione di sistemi integrati intercomunali in grado di ridurre gli sprechi e valorizzare i fattori competitivi del territorio.

Bisogna seminare cultura nuova rispetto all’integralismo della chiusura di ciascuno nei propri confini. Neppure i fattori identitari potranno giustificare l’isolamento e la poca lungimiranza e, dunque, bisogna scommettere sul futuro sapendo che le risorse andranno sempre più diminuendo e la razionalizzazione della spesa pubblica sarà l’unica via di fuga a questa prospettiva di perenne separazione e isolamento.

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