Lunedì, 19 Novembre 2018

 

Cosa possiamo trarre dalle recenti elezioni amministrative in Sardegna? Lo diciamo subito: molto poco. E per tutta una serie di buoni motivi, che sarebbe qui troppo lungo elencare e spiegare. In primis, comunque, è sempre sbagliato considerare che le elezioni amministrative siano totalmente esplicative di elezioni di livello superiore, e viceversa...

di Carlo Pala*

Cioè, per farla breve, non possiamo comprendere l’andamento generale politico-elettorale del Paese se guardassimo a tante elezioni comunali, giusto per fare un esempio. Bisogna sempre, in maniera corretta, comparare le elezioni per lo stesso livello di governo, nel tempo; ecco, questo è certamente e metodologicamente corretto. Tuttavia, non possiamo nemmeno affermare che le elezioni di diversi livelli di governo siano “inutili” per ipotizzare cosa possa avvenire al livello immediatamente superiore alle stesse. Dunque, le elezioni amministrative sarde possono, potrebbero, far capire qualcosa in più sulle prossime elezioni regionali del 2019. Potrebbero, il condizionale è d’obbligo, se fossero state, le amministrative sarde, più numerose come numero e come popolazione coinvolti. In questi casi, infatti, dobbiamo andare a guardare quei comuni superiori ai 15.000 abitanti che andavano al voto. In questi comuni, oltre la possibilità di presentare liste di partito in coalizioni, vi è il doppio turno di ballottaggio che consente di chiarire come l’elettorato si sia spostato tra il primo e il secondo turno, ove ve ne sia stata la necessità.

In Sardegna le recenti elezioni amministrative hanno visto i comuni di Iglesias ed Assemini come gli unici due in cui si potevano verificare le condizioni di cui appena sopra e che infatti si sono verificate tutte. Nei due contesti ricordati ci sono state coalizioni con candidati sindaci, liste di partito singole e/o alleate ad altre, e doppio turno di ballottaggio. Sono pertanto due comuni, troppo pochi e, sommati, poco significativi a livello di popolazione per poter trarre conclusioni sulle prossime regionali o su un ipotetico cambiamento dell’elettorato sardo. Persino le elezioni Politiche del marzo scorso, che pure hanno visto l’intero corpo elettorale sardo potenzialmente interessato a quel voto, non potrebbero darci valori numerici e politici precisi per farci un’idea; figuriamoci un livello di governo comunale e per di più con due comuni sui 38 (ovvero poco più del 10% dei comuni sardi) interessati dalle urne, con più di 15.000 abitanti.

Ad Iglesias, dopo un doppio turno di ballottaggio, ad essere eletto sindaco col 52,1% è stato Mauro Usai, del Partito democratico, a capo di una coalizione di centrosinistra, con la presenza di un forte centro moderato vicino all’ex assessore Giorgio Oppi. La sconfitta è Valentina Pistis, col 47,9%, esponente del centrodestra. Ad Assemini, invece, il M5S si riconferma alla guida del comune campidanese, dopo i cinque anni precedenti in cui era sindaco Mario Puddu, anche lui del M5S. a vincere dopo il ballottaggio è stata Sabrina Licheri, con 59,2%, che ha sconfitto lo sfidante del centrodestra Antonio Scano, col 40,8%. Inoltre, in altri comuni minori, ma significativi come numero di abitanti, a Macomer si riconferma l’uscente Antonio Onorato Succu, con il 47,7%, esponente del Partito dei Sardi; a Cabras, Andrea Abis col 54,1%, esponente della minoranza consiliare precedente; a Oliena, col 31,9% Sebastiano Congiu, seppur non ufficialmente, del M5S.

Se analizzassimo i dati di adesso in funzione delle prossime Regionali, potremmo dire tutto e il contrario di tutto. Ovvero, che il centrosinistra, vincendo a Iglesias, non sembra così spacciato come le Politiche avevano fatto intendere. Che neppure il M5S lo è, rispetto ad altre città italiane, riconfermandosi ad Assemini. Inoltre, potremmo dire che neanche il centrodestra in Sardegna abbia fatto il botto perché, pur arrivando al ballottaggio nei due comuni precedenti, è stato sconfitto dai relativi sfidanti. Come si può ben vedere, questa analisi non ci autorizza a dire nulla di concreto sulla situazione politica regionale. Se fossimo cittadini di Iglesias e di Assemini, infatti, potremmo pensare che non siano stati motivi di ordine generale, sebbene una ipotetica riconferma di una coalizione che ha ben governato a riconfermare il centrosinistra alla guida della città. Ad Assemini, stesso discorso per il M5S, che aveva governato i cinque anni precedenti nel comune dell’hinterland cagliaritano. Il livello locale di governo ha variabili politiche di diverso segnale rispetto ai livelli superiori, come tutti sanno. Nei comuni piccoli e piccolissimi sembra che diversi sindaci di ispirazione di centrosinistra siano stati sconfitti, ma, essendo liste civiche comunque, questo non ci autorizzerebbe a dire, da solo, che quella coalizione verrà sconfitta automaticamente alle regionali prossime. Saranno valutazioni che si potranno iniziare a fare da dopo l’estate. Per ora, la voce dei cittadini era solo rivolta al proprio locale.  

* politologo Università di Sassari

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