Mercoledì, 23 Ottobre 2019

Progetto1

Abbiamo cambiato il modo di lavorare, sforzandoci di far capire ai ragazzi che la serietà negli allenamenti e uno stile di vita corretto durante la settimana pagano

A cura di Alberto Medda Costella

È un pomeriggio di fine settembre, manca pochissimo all’inizio del campionato di Promozione, e quest’anno c’è una piacevole sorpresa: dopo quarantasei anni, l'Unione Sportiva Arborea torna a calcare i campi del sesto livello del campionato italiano di calcio. Al bar Niño, quartier generale della società, ci aspetta il presidente Franco Atzeni. Mi dice subito che a lui non piace farsi pubblicità. Vuole che siano i risultati a parlare:Io e il gruppo dirigenziale stiamo sempre con i piedi per terra. Lavorare e basta. Prendiamo posto in un tavolino. La moglie Sandra ci porta il caffè. L'intervista può cominciare.

Un campionato di 1a categoria concluso da vincitori. Quali sono stati gli ingredienti per la promozione?

La programmazione. Abbiamo iniziato un percorso… anni fa con l'arrivo di Manolo Costella come allenatore:abbiamo cambiato il modo di lavorare, sforzandoci di far capire ai ragazzi che la serietà negli allenamenti e uno stile di vita corretto durante la settimana pagano. Maurizio Firinu, l'attuale mister, ha proseguito sulla stessa linea. In tre anni ha plasmato la squadra, portandoci a vincere il campionato. Nulla è stato lasciato al caso. Diciamo che siamo entrati in una dimensione più professionale nel modo di lavorare, lasciando comunque ai ragazzi gli spazi per divertirsi, ma pretendendo da loro maggiore attenzione e rispetto per l'impegno preso.

Percorso raggiunto con atleti prevalentemente del posto…

Per due terzi direi di sì. Su 20 in rosa 13 sono di Arborea. Non tutte le squadre calcistiche hanno questa possibilità. Il paese ha sempre sfornato giocatori di talento, alcuni arrivati ad alti livelli, anche se negli ultimi anni abbiamo avuto qualche difficoltà a inserire nuove leve. L'under 18, seguita con passione dal nostro segretario Amerigo Colusso, è infatti composta prevalentemente da giocatori che arrivano da altri centri della provincia.

Il settore giovanile?

Non ce l'abbiamo, curato invece dalla PGS Arborea, che da qualche anno ha ripreso a lavorare con un certo impegno e col raggiungimento di alcuni risultati. Noi non possiamo essere che contenti.

Vi hanno inserito nel girone A del campionato, siete soddisfatti o avreste preferito incontrare le squadre del girone nord?

Il girone del cagliaritano è più tecnico. Pensiamo sia più conveniente per le nostre caratteristiche. Le squadre del Capo di Sopra le abbiamo incontrate per anni in prima categoria e possiamo dire che per avere la meglio occorre certamente quell'agonismo che non è facile far emergere da ogni atleta.

Il fatto che non si possa giocare il derby con la Tharros (girone B) non vi ha disturbato?

Be', sicuramente non ci sarebbe dispiaciuto, anche perché lo abbiamo potuto sperimentare in Coppa Italia. Sono quelle partite che aumentano lo spettacolo e che possono portare più gente allo stadio. L'incasso che fai il giorno del derby vale le quattordici partite in casa del campionato.

Che obiettivo vi siete dati? Vi siete rinforzati dall'anno scorso?

Una salvezza tranquilla. Per noi sarà come aver vinto il campionato. Il salto di categoria inoltre impone lo schieramento regolare di alcuni fuori quota di varie classi d'età. Più di qualche giovane è stato inserito, ma il nostro grande acquisto è stata la riconferma dei ragazzi che hanno vinto il campionato.

Quanti atleti avete?

Tra under 18 e prima squadra 45 giocatori.

La vostra è una Unione Sportiva. C'è l'idea di ritornare a occuparvi di qualche altra disciplina?

Sarebbe bello, ma al momento non abbiamo le forze per poterlo fare. Un domani chissà. Se ci sarà qualche nuovo ingresso tra i dirigenti non escludo nulla, ma al momento è impossibile.

Ci sono alcune società dilettantistiche che stanno lavorando sul brand societario. Voi come vi state muovendo?

Ho saputo che la Tharros lavora su più fronti, ma Arborea e Oristano sono due realtà diverse. Abbiamo anche provato a fare un po' di merchandising, ma non rientriamo con le spese.

Il pubblico vi aiuta?

L'anno scorso, mantenendo la testa della classifica, abbiamo avuto qualche presenza in più, ma sempre nella normalità. Cerchiamo in tutti i modi di far avvicinare la gente al campo per creare una bella cornice di pubblico, perciò facciamo entrare gratuitamente i ragazzi. Alcuni di questi fanno un tifo sfrenato per la squadra e per i loro beniamini.

Qual è il prezzo del biglietto?

Abbiamo deciso di portarlo da 5 a 7 euro. Ci sembrava giusto che il salto di categoria fosse sostenuto con un piccolo sacrificio. Sono entrate che a noi servono per pagare l'attrezzatura, le lunghe trasferte e i costi fissi che ricadono su una società come la nostra, che per far quadrare i conti organizza anche incontri di autofinanziamento. Poi ovviamente gli sponsor fanno la loro parte. Ai soliti locali si è però aggiunto anche qualcuno da fuori paese.

E sul piano della comunicazione come vi muovete?

Abbiamo la pagina facebook, ben gestita e curata dal nostro tesoriere Giampiero Cabras, molto bravo a raccontare la nostra realtà e a far rivivere le emozioni delle partite della domenica con uno stile degno del compianto Gianni Brera.

A proposito di dirigenti, oltre al suo vice Carlo Soddu, in quanti siete?

Una dozzina. Difficile non citare i vari Giorgio Mantovani, Luciano Tamburin e il massaggiatore Antonio Masala, che da decenni seguono l'US, e tanti altri. Quest'anno abbiamo avuto qualche nuovo ingresso. Le cose da fare sono tante e c'è bisogno di tutti. Siamo comunque un gruppo di amici, la passione ci spinge a fare molto di più di quello che le forze consentirebbero.

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