Mercoledì, 20 Marzo 2019

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Il calcio femminile ha sempre fatto fatica a decollare. Nell'immaginario di molti è uno sport considerato prettamente maschile. Non è una questione di genere, ma culturale. 

Di Alberto Medda Costella

Il calcio femminile ha sempre fatto fatica a decollare. Nell'immaginario di molti è uno sport considerato prettamente maschile. Non è una questione di genere, ma culturale. A una ragazza che vuol praticarlo difficilmente le viene proposto tra le alternative. Eppure in altri paesi non è così. Si pensi solamente che nella più grande "democrazia" del mondo, gli Stati Uniti d'America, è esattamente l'opposto. Il soccer (nome usato dagli americani per indicare il football) è uno sport prevalentemente praticato da donne. Sarà forse il nome, sarà che nelle università americane è lo sport più popolare, sta di fatto che se la selezione maschile non ha mai raggiunto risultati importanti (nell'anno dei mondiali statunitensi del 1994 non esisteva neanche un campionato) dall'altro quella femminile è sempre stata un riferimento a livello mondiale. Una sorta di Brasile per il movimento, con tanto di record di titoli. La città di Oristano nel suo piccolo ha sempre avuto una discreta tradizione, con qualche comparsa addirittura nella massima serie. Fin dal lontano 1988 nei campionati federali, ma le attività sono iniziate nell'85 col Centro Sportivo Italiano. Luciano Flore è il presidente dell'ACF Oristano, il fondatore di questa realtà. C'è stato solo qualche cambio di nome negli anni dovuto alla scelta del campo di gioco: Cicos Silì, poi Cicos Cabras e infine quello attuale. Ci siamo dati appuntamento nella sede oristanese, ma la complicazioni dell'ultimo momento dovute alla preparazione della trasferta hanno fatto saltare l'incontro. L'ho raggiunto così telefonicamente. "Domani giochiamo in Veneto. Sto sistemando gli ultimi dettagli e non posso incontrati. Prendiamo il primo volo per Bergamo la mattina per poi proseguire in pullman fino a Marcon in provincia di Venezia dove dobbiamo giocare" mi spiega.

Non deve essere facile gestire una squadra alle prese con le trasferte sul Continente, non solo per questioni logistiche, ma anche per far quadrare i conti. L'ACF Oristano milita infatti in uno dei 4 gironi del campionato di Serie B, dove, oltre alle sarde Caprera e Torres, deve confrontarsi anche con club lombardi e veneti. Luciano come riuscite a venirne a capo?

Diciamo che la Regione Sardegna ci dà un contributo che ci permette quasi di pareggiare le spese per i trasferimenti, ma dobbiamo poi trovare le risorse per pagare campi, attrezzatura, etc. Gli allenamenti li facciamo girando su più impianti e spesso dobbiamo mettere noi i soldi di tasca per dar modo alle atlete di potersi preparare nel giusto tempo e modo. Sono tanti i problemi che dobbiamo affrontare, a partire dall'ingaggio delle giocatrici. Prima era più facile, perché c'era la serie C sarda con tre gironi. Oggi abbiamo maggiori difficoltà. L'anno scorso c'erano solo tre squadre iscritte in tutta l'isola.

Quante sono le vostre atlete e da dove provengono?

Diciamo una trentina. Due ragazze sono di Salerno mentre il nostro portiere arriva da Bergamo. In questo mese, con l'apertura degli svincoli, probabilmente ne tessereremo qualche altra.

Il settore giovanile?

Qualche anno siamo riusciti a formare qualche squadra, ma purtroppo non ci sono i numeri. Oggi dobbiamo attendere che raggiungano i 14 anni d'età, dopo che hanno fatto la trafila nel settore giovanile con i ragazzi. In futuro ci piacerebbe almeno fare un Under 15. Sarà per noi già un bel risultato.

C'è qualche partita che sentite in modo particolare?

Fatta eccezione per le due squadre sarde no. Tempo addietro c'erano altre realtà, come l'Olbia, il Villacidro o il Cagliari. Pensa che quando abbiamo giocato il derby con la Torres in serie A abbiamo portato al campo Tharros tre mila persone, ma erano altri tempi. Oggi siamo sulle 100/150. Se la squadra sta ai vertici allora viene seguita maggiormente. Per vedere le partite chiediamo solo un'offerta ai nostri sostenitori che hanno piacere e possibilità di farla.

oristano 3Ecco, peraltro questa è una stagione di transizione, vista la riforma in atto che prevede dall'anno venturo un unico girone di serie B a 12 squadre.

Le retrocessioni previste sono dieci. Se non arrivi terzo vai a giocare nella futura serie C Interregionale. Sarà difficile mantenere la categoria.

Peraltro questa riforma coincide con l'ingresso delle società del massimo campionato maschile nel calcio femminile. Chievo Verona, Juventus, Empoli, Sassuolo, Atalanta e Fiorentina hanno già le loro compagini. Quest'ultima addirittura vincitrice dell'ultimo scudetto. Come vedi questa novità?

Probabilmente non va a vantaggio delle nostre realtà, gestite praticamente a livello famigliare. Noi non possiamo entrare in competizione con la loro maggiore disponibilità e in futuro penso che vinceranno i tornei sempre i soliti club.

A livello dirigenziale come siete organizzati?

Tra quelli più assidui siamo in sette. Emilio Naitza vice presidente, Ignazio Poddi segretario e come dirigenti Franco Mancino, Tonino Patta, Samuele Porcu, Davide e Simone Concas.

Avete stretto qualche collaborazione con qualche squadra?

Purtroppo no. Al momento non ci sono le condizioni. Speriamo per il futuro.

Come accogliete le squadre avversarie?

Da quest'anno abbiamo deciso di offrire il pranzo a chiunque venga ad Oristano. Che poi si vinca o si perda questo non importa. Non l'avevamo mai fatto, ma il riscontro è è stato più che positivo, tanto che chi ha già giocato a Oristano ha promesso di restituirci la cortesia al ritorno. Sono piccole soddisfazioni, ma dal grande valore. È sempre bello essere trattati da amici. Tutte le società sono state avvertite per tempo in modo da evitare spese in eccesso. Per la prossima gara abbiamo già contattato l'Inter della presidentessa Elena Tagliabue, moglie di Giuseppe Baresi bandiera dell'Inter maschile, e dove gioca anche sua figlia Regina.

La città come risponde? Avete peraltro come simbolo societario quello comunale.

Oggi siamo più che altro seguiti dai famigliari. Il comune ci dà un piccolo contributo.

La federazione sta facendo molto per migliorare e incentivare la comunicazione. Proprio oggi hanno iniziato a trasmettere in chiaro le partite della serie A su Rai Sport. Voi come vi state muovendo per raggiungere i vostri tifosi e farvi conoscere?

Abbiamo la pagina Facebook con le nostre video-interviste. Stiamo inoltre lavorando alla realizzazione di un sito internet, grazie al nostro segretario factotum.

Luciano c'è qualcosa che vuoi che emerga in particolare da questa intervista?

Magari che si affacci qualche nuovo sponsor che dia un po' di fiato (ride) e qualche collaboratore in più che ci dia una mano per far tornare importante questa realtà, che dopo la Torres rimane la più blasonata.

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