di Alberto Medda Costella
A scriverne è Antonio Corriga, che oltre a essere stato pittore di fama lasciandoci inestimabili capolavori, è stato anche un valido attivista politico. Questo lato della sua intensa e laboriosa esistenza è forse un po' meno noto, anche se le sue tele non sono state proprio esenti da condizionamenti del vissuto quotidiano di quei tempi (celebre in tal senso, per rimanere al corrente, la tela di San Sebastiano, tornata a nuova vita nel 2016 per volere della curia oristanese, grazie al valoroso restauro di Italo Brai, dove come volto del martire era stato raffigurato il maestro elementare, anarchico e ateo, Gianni Atzori).

Appena dieci anni prima, in occasione della inaugurazione avvenuta nell'estate del 1953, l'apertura di questo stabilimento era stata presentata come la più importante iniziativa industriale-agricola intrapresa in Sardegna, con l'intento dichiarato di ammassare tutte le barbabietole che l'agricoltura sarda era in grado di produrre.
Impianti modernissimi per l'epoca, che avevano modificato l'orizzonte delle campagne cittadine con le sue linee di cemento e metallo, ma che si attivavano solamente un mese all'anno. L'obbiettivo dichiarato, come si apprende dalla rivista dell'Etfas Riforma Agraria, era di allargare la stagione e spingere altri agricoltori a coltivare la barbabietola, in previsione dell'apertura delle nuove dighe che avrebbero reso irrigui altri appezzamenti di terreno.

Nonostante gli investimenti e le difficoltà iniziali, qualche anno più tardi venne aperto un altro stabilimento nel comune di Villasor, più vicino, secondo il parere di Corriga, agli interessi della politica isolana, concentrata intorno ai poli di Cagliari e Sassari, che offrivano un maggior numero di elettori, nonostante Oristano, allora come oggi, disponesse di una posizione baricentrica nell'isola, mai sfruttata abbastanza per fare della città di Eleonora il riferimento economico del centro della Sardegna.

La nascita dell'industria zuccheriera in città, ricorda il pittore militante di Atzara, fu concomitante con l'arrivo di un circo:
Le due novità quasi si compenetrarono nella fantasia degli oristanesi festaioli e si compenetrano oggi nel ricordo, perché effettivamente, i due avvenimenti avevano in comune qualcosa e non solo sotto l'aspetto scenografico e spettacolare, ma per quello strano ambiente eterogeneo e rumoroso che importarono e per quell'atmosfera amara, che avrebbero lasciato tutte e due, un giorno, ritirando le tende - scrisse Corriga.
Chiara in questo caso l'allusione allo sbarco del circo Zanfretta, rimasto nella memoria degli oristanesi veraci, che in quella occasione, alla faccia di chi li vuole apatici e sonnolenti, si prodigarono per aiutare la truppa circense che faticava a ripartire e che fu costretta a svernare nella periferia di Su Brugu, in S'arruga de is ballus, l'attuale via Aristana.
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Alcuni di questi circensi misero radici, rendendosi protagonisti nella società oristanese. L'Eridania, sotto cui ricadeva la gestione dell'impianto, una volta ottenuto il finanziamento e terminati gli sgravi fiscali, decise che per Oristano non era più utile avere uno zuccherificio, e abbandonò uno stabilimento che visse di illusioni e oggi appare mestamente circondato da discariche abusive periodicamente bonificate dal Comune e da volenterosi cittadini.