Sabato, 07 Dicembre 2019

Progetto1

L’esistenza di Cristo – nonostante la propaganda marxista abbia tentato di negarla – è indiscutibile. Ogni vivente lascia tracce materiali sulla terra...

di Giovanni Enna

È impossibile negare che non le abbia lasciate Colui che ha avuto il più grande influsso sulla storia dell’Umanità. Secondo una tradizione cristiana antica, non accettata dagli ortodossi, esisterebbero numerose reliquie di Gesù, sparse in vari luoghi dell’Europa continentale.

Tutto cominciò quando Costantino decise di cercare le reliquie perdute della Passione di Cristo e di riportare alla luce il luogo del supplizio e la tomba di Gesù, al fine diedificarvi un tempio cristiano. Per tale motivo inviò sua madre nella città Santa. Gerusalemme era stata completamente distrutta dall’esercito romano di Tito, che aveva soffocato la rivolta giudaica nel 70 d. C..

In questa città Elena esaminò gli scavi e i lavori di costruzione, durante i quali furono rinvenute tre croci di legno con tre chiodi. Erano nascoste in una vecchia cisterna situata vicino al Golgota. Il posto del ritrovamento appare giustificato dalle norme religiose ebraiche. Tutto ciò che era stato in contatto con un defunto era considerato impuro e non poteva rimanere all’interno delle mura di una città. Eusebio di Cesare, nella sua Vita di Costantino (340) menziona la lettera dell’imperatore al vescovo Macario, nella quale il romano scrive di aver dissotterrato “la testimonianza della santissima Passione”.

Dal momento che le reliquie furono ritrovate il 14 settembre del 325, la chiesa Cattolica celebra, in tale giorno, l’Esaltazione della Santa Croce. L’imperatrice divise il reperto in tre parti: la prima la lasciò nella citta (S. Sepolcro); la seconda, insieme a metà del titulus, la portò a Roma e la collocò nel palazzo Sessorio (sede imperiale, poi trasformata in basilica di S. Croce; successivamente, alcune frazioni vennero distribuite a varie comunità); la terza la consegnò al figlio che la conservò in un reliquiario a S. Sofia, tempio di Costantinopoli, nuova capitale dell’impero.

Dopo la prima crociata, quattro frammenti della croce vennero rinvenuti a Gerusalemme. Il patriarca di questa città, nel 638, aveva diviso i resti della reliquia in diciannove parti, che furono distribuite in varie parti del mondo per essere preservate dagli invasori. La porzione che rimase a Gerusalemme venne persa nel 1187, durante la battaglia sui Corni di Hattin (vicino al lago di Tiberiade) dove i crociati furono sconfitti ad opera di Saladino.

Come venne identificata la vera croce? Secondo la maggioranza degli autori paleocristiani, la Croce venne riconosciuta per mezzo di un miracolo: la guarigione di una donna affetta da una malattia incurabile. Sant’Ambrogio e S. Giovanni Crisostomo, invece, affermarono che l’identificazione della Croce sarebbe stata possibile solo attraverso il titulus, vale a dire, attraverso la tavoletta di legno, scritta da Pilato, che recava l’incisione delle colpe del condannato: Jesus Nazarenus Rex Iudaeorum. L’Evangelista Giovanni scrisse che tale didascalia era espressa in tre lingue: ebraico, latino e greco. Ricercatori israeliani effettuarono, separatamente, analisi sulla tavoletta e sulle scritte, concordando sulla loro datazione: I secolo. L’autenticità del legno, in pino puro, venne appurata mediante il suo esame.

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