di Davide Corriga
Si tratta del problema dei problemi, una delle precondizioni fondamentali per sostenere lo sviluppo industriale dell’Isola. Per questo da decine di anni la questione energetica è tra le priorità dell’agenda della classe politica sarda. Negli ultimi mesi il dibattito si è focalizzato in modo particolare sul progetto di metanizzazione dell’Isola. L’idea ha cominciato a prendere forma già a partire dagli anni Ottanta del Novecento, ma i risultati stentano ancora ad arrivare. Tanto da risultare oggi quasi un progetto per certi versi anacronistico, probabilmente superato, non al passo con i tempi che viviamo. Appare infatti perlomeno singolare che, mentre in tutto il mondo movimenti e organizzazioni a difesa dell’ambiente mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi per il pianeta e per la salute provocati dall’inquinamento delle fonti tradizionali, ed i nuovi investimenti dei paesi avanzati si orientano esclusivamente verso le energie rinnovabili, nell’Isola, Sindacati e Regione Sardegna domandano un’accelerazione dell’iter di realizzazione delle infrastrutture per la metanizzazione. Un progetto che per alcuni versi appare un salto nel vuoto. Di sicuro sappiamo che prevede la realizzazione di una dorsale di 583 chilometri, da Cagliari a Palmas Arborea, da Palmas Arborea a Macomer, e da Macomer verso Porto Torres e Olbia, alla quale le comunità sarde, attraverso progetti non ancora completamente definiti, dovranno allacciarsi a spese proprie. Conosciamo inoltre l’importo dell’investimento, che costerebbe alle casse dell’erario circa 1,3 miliardi di euro. Oltre i collegamenti con le abitazioni di ulteriori 2 miliari di euro. Alla dorsale si aggiungeranno cinque depositi costieri, di cui tre nel porto di Oristano. Alcune domande invece risultano irrisolte: quale sarà il costo definitivo per i consumatori sardi? Ne saranno servite tutte le 377 comunità della Sardegna? In quale anno si prevede di completare l’infrastrutturazione? Sarà soddisfatto il bisogno di autosufficienza dell’Isola oppure saremo ulteriormente dipendenti da territori terzi? Il metano rappresenta davvero l’unica transizione possibile verso l’abbandono del carbone? Quali sono i rischi per l’ambiente? Solo delle risposte esaustive ai quesiti sopra esposti potranno realmente chiarire a chi serve il progetto di metanizzazione dell’Isola.