Mercoledì, 23 Ottobre 2019

Progetto1

Santu Srabadoi, in italiano San Salvatore, è il nome di un villaggio che si trova sulla strada tra Cabras e San Giovanni di Sinis...

di Giulio Gaviano

È un novenario costituito da un centinaio di casette dette cumbessìas, sorte intorno all’omonima chiesetta, che rimangono disabitate per tutto l’anno tranne i giorni della festa religiosa, la prima domenica di settembre e il sabato che la precede. Santu Srabadoi potrebbe sembrare un agiotoponimo come tanti altri, ma la chiesa e il paesino non prendono il nome da un santo. Santu Srabadoi è il Cristo trasfigurato, il Cristo Salvatore.

La tradizione

Il sabato mattina all’alba, secondo una tradizione la cui origine si perde nei secoli, centinaia di uomini di Cabras, scalzi e vestiti con un saio bianco, s’abidu, si recano alla chiesa di Santa Maria. Dopo aver ascoltato la messa, prendono la statua lignea del Cristo Salvatore e partono di corsa a portarla al santuario che dista sette chilometri. Una parte del percorso è sull’asfalto, l’altra su sentieri polverosi in mezzo ai campi. Da qui il nome di “Corsa degli scalzi”. In realtà si tratta di una processione di corsa, che alcuni fanno per espiare una colpa, altri per rendersi propizio il Santo, altri ancora per ringraziarlo o semplicemente per onorarlo.

Nel villaggio inizia la festa, religiosa e civile. La domenica mattina il simulacro viene portato in processione per le viuzze sterrate del paesino, fra canti e suoni di launeddas. Il pomeriggio c’è la messa e poi riappaiono gli scalzi, i quali recuperano la statua del Cristo e ripartono di corsa verso Cabras inneggiando a Santu Srabadoi.

È opinione popolare che l’origine della tradizione sia un episodio di razzia saracena alla quale i cabraresi si sarebbero sottratti riuscendo inoltre a salvare il simbolo della loro fede e della loro comunità. Nel tempo la prassi si è evoluta in modo da consentire al più alto numero di corridori di portare il Santo. I partecipanti sono riuniti nella Associazione Is Curridoris, che organizza la corsa, e divisi attualmente in quattordici gruppi, ciascuno guidato da un corridore esperto. Un’ulteriore suddivisione in gruppi di tre uomini, le mudas, garantisce il cambio in testa alla corsa: un corridore regge la bandiera e due la portantina sulla quale è la statua, in una teca coperta da un telo. Nessuno può superare chi porta la bandiera.

La processione arriva di corsa fino a Cabras, dove un’enorme folla aspetta is curridoris per accompagnarli a riportare il Santo alla chiesa di Santa Maria. Fra scene di devozione e di commozione, la comunità si ritrova più unita, non solo dal punto di vista religioso ma anche sociale.

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