a cura di Giulio Gaviano
Davide, come sarà il vino quest’anno?
L’annata si prevede abbastanza soddisfacente. Ci sono state annate migliori, ma rispetto all’anno scorso sicuramente meglio. Infatti ci fu una gelata tardiva che distrusse tutto. Quest’anno, sia per quantità che per qualità, siamo di fronte a un’annata discreta.
Sia per vernaccia che per nieddera?
Sì, certo, per entrambe.
Quindi, come tutti gli anni, farete sa spiseddadura?
Certamente, nella nostra cantina, il primo sabato di dicembre si farà la tradizionale spillatura dalle botti, aperta al pubblico. L'evento riprende l’antica usanza di bucare la botte con un punteruolo, su punzoni, e far uscire il vino attraverso un pezzo di canna, tagliato preventivamente e lasciato seccare, su piseddu.

Qual è la situazione attuale della vernaccia? C’è una maggiore sensibilità nei confronti dei vini locali?
Sì, decisamente. C’è un ritorno sempre più marcato verso la terra in generale e tutto ciò che è agricoltura sostenibile. I giovani che ora hanno fra i 25 e i 30 anni sono stati educati anche grazie al lavoro che abbiamo fatto con le fattorie didattiche, le collaborazioni con le scuole e con il Consorzio Uno. Può sembrare una banalità, però pian piano il “catechismo” porta i suoi frutti. Quando ti rapporti a determinate cose fin da ragazzo, vivi la tua vita da adulto con un’altra sensibilità. All’epoca dei nostri genitori, invece, in piena industrializzazione, si cresceva col mito di tutto ciò che è veloce, facile e artificiale. Oggi questa visione è cambiata, si vede anche dalle pubblicità: la grande industria racconta di famiglia, di galline che parlano, di selezione attenta dei grani. Questo tipo di comunicazione riporta cose che le piccole realtà hanno sempre fatto.
Torniamo ai vini, recentemente avete ricevuto premi…
Sì, per vernaccia e nieddera abbiamo ricevuto premi prestigiosi. Siamo nella guida de L’Espresso, in quella ai Vini d’Italia VITAE, dell’Associazione Italiana Sommelier, che ci ha premiati con il massimo riconoscimento per il passito, e nella guida Slow wine di Slow food che ci ha ci ha insigniti del titolo di Azienda che preserva l’identità del territorio che la ospita, oltre a premiare la nostra Crannatza con il riconoscimento di vino slow.

Dunque state puntando sulla vernaccia?
Sì, quest’anno abbiamo piantato altri otto ettari, ci stiamo proiettando verso una crescita - come amo dire io - da contadini, cioè partendo sempre dalla pianta e non da materie prime che arrivano fuori dall’azienda. La nostra è un’azienda a ciclo chiuso e quindi tutto ciò che trasformiamo deriva da una produzione interna, locale.