Venerdì, 17 Aprile 2026

La fauna selvatica (cinghiali, cervi, cormorani e cornacchie) rappresenta un costante incubo per le aziende agricole della Sardegna. Le cornacchie hanno preso d’assedio le campagne dell’isola provocando danni incalcolabili alle coltivazioni dei meloni e delle angurie e causando enormi danni economici...

di Maurizio Orrù

Si tratta di perdite incalcolabili, che si aggiungono alle tragiche calamità naturali dei mesi scorsi, verificatesi nell’intero territorio della Sardegna.

Oggigiorno la “questione cornacchie” rappresenta un problema cronico che necessita interventi strutturali attraverso soluzioni concrete e fattive.

“C’è tanta rabbia tra gli agricoltori - afferma Ermanno Mazzetti, direttore Coldiretti Nord Sardegna - che proprio nel momento del raccolto assistono impotenti alle razzie delle cornacchie che buttano al vento investimenti e lavoro. Non si sono neppure programmati gli abbattimenti selettivi, che dove sperimentati, hanno prodotto qualche risultato”.

Battista Cualbu, Presidente Coldiretti Sardegna aggiunge: “Non si può continuare a tergiversare e assistere passivi agli assalti dei selvatici che ormai sono fuori controllo. Occorre prendere decisioni immediate e strutturali che diano risposte concrete. È un problema serio che riguarda tutti i settori agricoli e tutto il territorio sardo. Oggi sono le cornacchie a tormentare e danneggiare le aziende in diversi territori, dal nord al sud Sardegna, domani saranno i cinghiali, da altre parti i cervi, oppure i cormorani e altri selvatici”.

Anche il Gruppo d’intervento giuridico è intervenuto con un comunicato in cui si afferma “Se le cornacchie stanno diventando così pericolose per l’agricoltura sarda, vuol dire che c’è qualcosa che non va nei piani di contenimento”.

Gli agricoltori sardi attendono con ansia gli sviluppi della “questione cornacchie”.

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