In occasione della Festa della Donna abbiamo intervistato Ilaria Canu, 39 anni, da poco eletta presidente della Pro Loco di Oristano, prima donna a ricoprire questo ruolo da quando l'associazione è stata fondata nel 1954. Impiegata in uno studio di consulenza fiscale, è volontaria dell'associazione dal 2007 e, negli ultimi anni, ha ricoperto anche le cariche di vicepresidente e tesoriere. A poco più di un mese dalla sua elezione ha già affrontato egregiamente gli appuntamenti della Sartiglietta e del Carnevale oristanese.
Come si sente a essere la prima donna a ricoprire questo ruolo e quali sfide ha affrontato nel suo percorso?
Essere la prima presidente donna della Pro Loco di Oristano, nonché la più giovane, dalla sua fondazione nel 1954, è per me motivo di grande orgoglio ma anche di profondo senso di responsabilità. Significa rappresentare non solo l’associazione, ma anche un cambiamento culturale che riconosce finalmente il valore e le competenze delle donne nella promozione del territorio. All’inizio del mio percorso ho percepito qualche inevitabile resistenza, del resto la Pro Loco è un’istituzione storica della nostra comunità e come tale le aspettative sono state sempre alte. Tuttavia, ho trovato anche molte porte aperte e una crescente consapevolezza cheleadership e visione non hanno genere. La sfida principale è stata dimostrare con i fatti che il rinnovamento può convivere con il rispetto della tradizione. Sono alla guida della Pro Loco da poco più di un mese, vorrei portare un coinvolgimento dei giovani e una maggiore inclusività, perché credo che il futuro delle associazioni passi dalla capacità di rinnovarsi restando radicate nella propria identità. Oggi mi sento grata per la fiducia ricevuta, per la squadra che mi affianca e per l’opportunità di contribuire alla valorizzazione di Oristano e del suo straordinario patrimonio culturale. Se questo percorso potrà incoraggiare altre donne a impegnarsi nella vita associativa e pubblica, allora il mio ruolo avrà avuto un significato ancora più grande.
Che significato ha per lei la Giornata internazionale della Donna e quali ritiene siano i principali diritti delle donne che devono ancora essere combattuti, sia a livello locale che globale?
La Giornata è prima di tutto un momento di riflessione e consapevolezza. Non solo celebrazione, ma memoria delle conquiste raggiunte e delle sfide ancora aperte. È l’occasione per riconoscere il contributo delle donne nella società, nella cultura e nella vita delle comunità. Molti diritti non sono ancora pienamente realizzati, anche nei territori locali. Penso, per esempio, alla parità nelle opportunità di lavoro e di direzione in ruoli apicali, alla conciliazione tra vita professionale e familiare e, purtroppo, alla necessità di contrastare ogni forma di violenza e discriminazione, tema mai così attuale. Credo che il cambiamento passi anche dalle realtà associative e culturali come la nostra, capaci di promuovere rispetto, inclusione e partecipazione attiva nella comunità.
C’è un augurio particolare che si sente di fare a tutte le donne, in particolare a quelle di Oristano e del nostro territorio, per questo 8 marzo?
Alle donne arborensi e a tutte le donne, me compresa, desidero augurare di continuare a credere nel proprio valore, nelle proprie capacità e nei propri sogni, senza lasciare che stereotipi o ostacoli ne limitino il percorso. Che possano trovare sempre rispetto, opportunità e sostegno nella famiglia, nel lavoro e nella comunità, e che si sentano libere di partecipare attivamente alla vita sociale e culturale del territorio.
* di Rita Valentina Erdas