Mercoledì, 22 Agosto 2018

 

Qui c'era mio zio che aveva bestiame. I terreni erano destinati a pascolo e foraggio. C'era chi ce lo chiedeva in affitto e altri che domandavano se l'azienda fosse in vendita. In famiglia ci siamo chiesti: "se qualcuno lo vuole, magari c'è il margine per farci qualcosa"...

di Alberto Medda Costella

Così il santagiustese Giorgio Garau racconta come ha iniziato la sua esperienza in agricoltura. Architetto, alterna il lavoro tra campagna e studio professionale. Fa parte di quelle persone che hanno deciso di ritornare alla terra. Oggi dedica almeno la metà del proprio tempo di lavoro in agricoltura e ricava dalla stessa attività almeno il 50% del proprio reddito da lavoro.

Per raggiungere il suo podere in località Arcu Pilloni si deve scavalcare il ponte che attraversa la strada statale 131, a ridosso del centro commerciale Mirella di Santa Giusta, prendendo la direzione del Monte Arci. Il nostro accompagnatore, Alfredo Cara, altro santagiustese che ha lasciato il suo lavoro per fare l'agricoltore, dice: Per dieci anni ho fatto il macchinista sulle navi passeggeri, ma era troppo pesante. Poi avevo desiderio di tornare a casa. Così, un giorno con Giorgio ci siamo detti: ma perché non recuperiamo i terreni di tuo zio e facciamo qualcosa insieme?

Giunti a destinazione, riprende il discorso Alfredo, una volta sceso dal mezzo agricolo: Ora faccio l'agricoltore a tempo pieno. Quando abbiamo iniziato c'erano gli incentivi con la programmazione dei finanziamenti regionali del 2014 e il bando del 2017. Primo insediamento. Abbiamo detto: "Ci proviamo".

Giorgio Garau web

L'idea è nata 4 anni fa. Oggi, Giorgio e Alfredo lavorano fianco a fianco sui campi, aiutandosi vicendevolmente. Di fatto ci stiamo muovendo come se fossimo una società. Nel momento in cui la Regione porterà a termine le istruzioni delle pratiche del Programma di Sviluppo Rurale partito nel 2014, potremo pianificare seriamente l'attività e comprare l'attrezzatura che ci permetta di ampliare la superficie coltivata - aggiunge Giorgio.

Oggi alcuni terreni sono seminati a patate, angurie, asparagi e zucche. A disposizione solo un trattore e qualche attrezzo agricolo che si sono dovuti comprare. Per il resto si lavora all'antica, almeno per quest'anno, anche nell'irrigazione: Anziché stendere le manichette d'acqua, che ci avrebbero distrutto le cornacchie, abbiamo preferito fare i solchi. Questo si può fare per piccoli appezzamenti. Diversamente sarebbero stati soldi persi, col problema che avremmo poi dovuto sostituirle in continuazione - spiega Alfredo.

Entrambi sono alla prima esperienza in agricoltura. Le difficoltà non mancano. Troppa pioggia o troppo sole in periodi sbagliati possono vanificare un raccolto e soprattutto tanta fatica. I furti sono inoltre dietro l'angolo. Mio zio aveva trattore e attrezzatura varia. Tutto rubato. Pare non si possa fare niente contro queste bande che girano nelle campagne - riprende Giorgio.

Alfredo Cara webjpg

La solidarietà degli altri agricoltori non è però mancata. Ci hanno prestato attrezzi. Ci hanno fatto dei lavori con le macchine e non ci hanno chiesto nessun corrispettivo. Ci hanno dato tanti consigli - continua, con una punta di emozione, Giorgio.

Tutti e due hanno un sogno. Vorrebbero coltivare il luppolo per entrare in una filiera di microbirrifici agricoli della Sardegna e fornire la materia prima. Nel frattempo aspettano che la Regione risponda e porti avanti le istruttorie delle domande del primo insediamento per poter pianificare investimenti e attività sul medio e lungo periodo. Non c'è fretta, certo, però Alfredo e Giorgio hanno idee e volontà da mettere a correre.

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