di Alberto Medda Costella
La Cooperativa Assegnatari Etfas di Arborea, oggi nota ai consumatori sardi come Cooperativa Produttori, organizza per la quarta volta una gara ciclistica per dilettanti, denominata Trofeo Cooperativa Assegnatari E.T.F.A.S., richiamando nella Bonifica i più promettenti ciclisti isolani.
L'artefice è il presidente Aldo Pozzebon, con un passato importante da atleta. La competizione viene svolta in giornata, divisa in due frazioni: una classica con percorso di 171 chilometri, con partenza dal centro di Arborea e arrivo a Macomer e ritorno, e una crono di 20 chilometri.
Lo sport non è ancora monopolizzato dal calcio e dalle televisioni, e le notizie delle gesta di un ciclista della zona rimbalzano di paese in paese, richiamando lungo il percorso numerosi appassionati e tifosi.
A vincere entrambe le gare sarà un giovane santagiustese che corre per la società ciclistica delle miniere di Arbus: Garau vince ad Arborea la IV edizione del trofeo Etfas. Il giovane campione dell'Ingurtosu ha coperto il percorso di 171 chilometri in 4 ore e 50' alla media oraria di 35 km e 376 m. titola Sardegna Riforma Agraria, la rivista mensile dell'Ente di Riforma che, a cavallo degli anni '50 e '60 del secolo scorso era distribuita in abbonamento nelle case coloniche dei suoi comprensori di bonifica.

Stiamo parlando del ciclista Giovanni Garau, che di lì a qualche anno, nel 1961, prima dell'arrivo di Fabio Aru, sarà l'unico corridore sardo a concludere un Giro d'Italia e primo a finire anche la Vuelta di Spagna nel 1964. Probabilmente, anche grazie a quella vittoria, l'anno successivo firmerà il suo primo contratto da professionista. Due anni dopo sarà infatti alla Corsa Rosa, che per il centenario dell'Unità d'Italia toccherà occasionalmente tutte le regioni, Sardegna compresa. Il 23 maggio 1961 sbarca infatti nella città di Cagliari, con una tappa che attraversa numerosi centri del sud dell'isola.

Giuanni, con la maglia della VOV, anche quel giorno si rese protagonista, tentando per ben tre volte la fuga, senza però riuscire a staccarsi dal gruppo e provare il colpaccio. La tappa andò poi al lombardo Oreste Magni.
Marco Pastonesi, giornalista della Gazzetta dello Sport, ha scritto di lui: Garau era una forza della natura. Orgoglioso e focoso. Nel 1959, quando altri due ciclisti sardi, Ignazio Aru e Natale Pau, passarono al professionismo, lui s’infuriò, perché si considerava più forte di loro: allora smise di fumare e bere, decise di fare la vita del corridore, partecipò alla finale nazionale della San Pellegrino, a tappe, si mise in grande evidenza e ottenne un ingaggio dall'Audax di Franco Preti. [...]La sua rivalità con Ugo Atzeni, di Monserrato, divenne leggendaria almeno come quella fra Bartali e Coppi.

Gregarau, così era soprannominato Giovanni per il suo ruolo di gregario tra i professionisti, si è spento all'età di 81 anni il 14 dicembre 2016. Era molto amico di campioni come Nino Defilippis ed Ercole Baldini, quest'ultimo vincitore di un Giro d'Italia. Alcuni suoi compaesani sostengono che il suo limite maggiore, oltre al temperamento, sia stato il forte attaccamento che aveva per la Sardegna e per il suo paese, che non lo aiutava a gestire la lontananza da casa.
Sarebbe bello se Santa Giusta gli potesse dedicare uno spazio, a memoria di un campione e di uno sport che oggi nell'isola, nonostante le recenti gesta del cavaliere dei 4 mori Aru, non gode di molta popolarità.