Domenica, 23 Gennaio 2022

Lavoriamo sul territorio proponendo iniziative enogastronomiche e attività per la popolazione, con particolare attenzione per i bambini. La coltivazione del riso rappresenta la voce economica più importante del nostro territorio...

di Alberto Medda Costella

Paola Loddo, 41 anni, è presidente della Pro Loco di Simaxis. La incontro nei locali del centro sociale, a dieci giorni dall’evento più conosciuto del paese, la Sagra del riso, che quest’anno raggiungerà la 27a edizione (16 e 17 novembre). La prima fu nel 1987. Come Pro Loco esistiamo da più di trent’anni, anche se per un periodo abbiamo interrotto le attività – riprende Paola, che spiega come le presenze per questa manifestazione si aggirino mediamente intorno alle tremila ogni anno. In questa edizione ci sarà anche un ristorante con un menù fisso, grazie all’aiuto della scuola alberghiera. L’emblema della rassegna è, non a caso, la volpe, su mraxani, vestita da chef, in cui si identificano, da tempi ignoti, gli abitanti di questo centro agricolo della Valle del Tirso. Grazie anche alla protezione di San Simmaco, uno dei due pontefici che la Sardegna ha espresso, Simaxis si presenta ricco di attività.

Quali per esempio?

Non siamo solo produttori di riso, ma possiamo vantare la presenza di una azienda apistica, piuttosto nota, che ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale per il suo miele. Senza dimenticare la produzione di biscotti e del pane Pintau.

Cosa offrirà di contorno quest’anno la sagra del riso?

Molti spettacoli itineranti, dalla presenza dei gruppi folk alla mostra di antichi organetti, allestita da Totore Chessa, dalla esposizione di abiti sardi all’apertura di una antica e grande casa nobiliare, messa a disposizione dal comune. Per quest’ultima la curiosità è tanta: la storia della famiglia che ci ha vissuto è molto particolare. L’abbiamo rimessa in ordine, ricreando gli ambienti quotidiani di quando questo edificio era abitato. Per le vie del paese girerà anche il trenino, che accompagnerà i visitatori al sito archeologico di San Vero Congius. Forse allargheremo il tour anche alla vicina Ollastra, per dar modo di conoscere la chiesa di San Marco.

tziu damus 2 simaxis crop

Qual è la richiesta maggiore che vi viene rivolta dai visitatori?

La visita delle risaie. Le aziende che operano nel settore sono cinque e producono varie tipologie di riso. A Simaxis e nell’Oristanese, vi è la maggior produzione in Sardegna.

Un’altra delle manifestazioni che organizzate è Sa coja de tziu Damus. Di che si tratta?

Viene organizzata nel periodo di carnevale, ma non abbiamo un giorno prefissato. Non è altro che la rievocazione di un matrimonio realmente celebrato negli anni ‘30 del secolo scorso. Il banditore del paese, tziu Damus, convolò a nozze con Susanna. Erano due persone povere, e tziu Damus, con un bando, invitò tutto il paese ai festeggiamenti, a patto che i presenti per prendere parte alla festa, si fossero portati da casa le sedie e il mangiare. Noi ripetiamo questo evento, ricreando uno spaccato di quel periodo. Facciamo dare il bando e sfiliamo per le vie del paese in corteo, come fosse quello nuziale. Tutti con l’abito sardo, quello della vita di tutti i giorni, con lo sposo che va a prendere la sposa, per poi raggiungere il Monte Granatico, dove si celebra Sa Coja. Il banchetto è l’occasione per stare insieme con la comunità.

Simaxis 3 crop

Altre attività?

Collaboriamo con i ragazzi del servizio civile e li aiutiamo nei loro progetti. Durante l’estate organizziamo la Festa dell’emigrato, con due serate dedicate, una qui a Simaxis e l’altra a San Vero Congius. E poi il Natale e il carnevale per i bambini.

Iniziative future?

Ci sarebbe lo spazio per un’altra manifestazione in primavera, ma dobbiamo recuperare fondi, che al momento non abbiamo a disposizione. Stiamo anche portando avanti un gemellaggio con Isola della Scala, vicino a Verona, perché lì si organizza un evento dedicato al riso. Recentemente siamo stati invitati in Veneto per presentare qualche nostro piatto. Vorremmo ricambiare l’invito appena possibile e allargare così i rapporti alle rispettive comunità, con la speranza di coinvolgerle maggiormente. È un’impresa non facile di questi tempi.

 

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