Domenica, 25 Febbraio 2024

Gli ultimi giorni dell'anno, si sa, hanno un sapore particolare: sanno di desideri e di sogni ma soprattutto di speranza rispetto al nuovo che arriva.

di Bruna Pisci


 

In Sardegna Il nuovo anno cominciava con su trigu cottu (il grano cotto), un dolce casalingo semplice e genuino che usavano confezionare le massaie di un tempo.

Il grano cotto del primo gennaio è un rito propiziatorio di magica atmosfera del passato: la sua origine risale alla notte dei tempi, sin dagli antichi romani: era usanza mettere a disposizione il primo giorno del mese dell'anno nuovo (Kalendae, così veniva indicato il primo giorno di ogni mese), un bene da condividere con gli altri, indipendentemente dal ceto sociale. In Sardegna, successivamente, tale consuetudine fu maggiormente osservata nelle famiglie contadine, le quali seppur in diverse varianti, erano legate da un unico filo conduttore: rinsaldare le amicizie sia familiari che sociali attraverso la condivisione dei beni materiali posseduti, un modo solidale per colmare, anche se per pochi giorni, il divario sociale e soddisfare le esigenze alimentari di tutti i componenti della comunità stessa in occasione delle festività importanti quali il Natale e Capodanno. Secondo un'antica credenza, il rito del grano cotto significava l'augurio di un buon raccolto dell'annata in corso, un gesto semplice che assumeva un significato di grande speranza: non a caso il grano è simbolo di prosperità e di salute essendo fortemente legato alla terra e al pane.

Nella notte di San Silvestro, si cucinava a lesso il grano, quando si riteneva fosse abbastanza gonfio, il frumento veniva successivamente versato in un tegame di terracotta ben chiuso detta schiscionera. Questo tegame, ben chiuso, durante la notte veniva conservato dentro un cesto, detto in gergo dialettale cadinu, contenente paglia di grano, che aveva la funzione di preservare il calore, e così il grano poteva proseguire la sua cottura durante tutta la notte. Il giorno successivo, e precisamente il primo del nuovo anno, sul contenuto del tegame, si versava alcuni mestoli di sapa (mostarda d'uva o di fichi d'india) poi mescolato.

Compiuta questa semplice operazione, ecco pronto il semplice e tradizionale dolce casalingo, che il primo giorno dell'anno veniva servito a tavola dopo il pranzo, come augurio di anno felice. L'usanza vuole che sia regalato anche a parenti e vicini in segno di augurio: d'altronde uno degli auguri più classici, in lingua sarda, è proprio l’espressione salludi e trigu (salute e grano). Il grano non condito il primo giorno dell'anno veniva dato anche agli animali da cortile, come augurio di benessere. Su trigu cottu è una tradizione che ritroviamo ancora in molte zone dell'Isola, per esempio nel Campidano di Oristano e nel Sulcis.

In alcuni paesi è ancora viva la tradizione de Is Candeberis e is Candelaus, durante la quale piccoli e grandi, la notte di San Silvestro, vanno di casa in casa, sbattendo pentole e stoviglie per svegliare i vicini e regalare loro il grano cotto. Antiche consuetudini che variano da paese a paese ma unite da un unico sentimento: il momento del gaudio, a dimostrazione che nell'Isola, le tradizioni sono sentite e amate profondamente in tutto il loro fascino. Tramandate nei secoli da generazioni, sono giunte fino a oggi con una fiabesca e dolce malinconia.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon