Domenica, 25 Febbraio 2024

 

Anche il calcio, negli ultimi anni, ha subito le conseguenze dello spopolamento e del calo demografico nei piccoli paesi. Se prima ogni centro della Sardegna aveva la sua squadra di calcio attorno alla quale la domenica si riuniva tutto il paese, ora non è più così. Soprattutto nei piccoli centri i campi da calcio sono invasi dall’erba alta, abbandonati perché non più utilizzati per mancanza di calciatori. Non è così però, per il piccolo Comune di Ruinas, poco meno di 700 abitanti, che da oltre quarant’anni tiene viva la passione per questo sport e una squadra che partecipa ai campionati promossi dalla FIGC.

di Francesca Pisano


Abbiamo intervistato Giampaolo Zucca, vicepresidente della società polisportiva Ruinas 81 che, appese le scarpe al chiodo dopo tanti gol su calcio piazzato sui vari campi della provincia, ora continua a condividere l’amore e la passione per il calcio.

Racconti la vostra storia…
La nostra società è nata nel 1981. Inizialmente Ruinas aveva due squadre di calcio storiche, la Leonessa degli anni ‘50 e l’altra, Julia, nata dopo gli anni ‘70. Nel dopoguerra non si partecipava ai campionati ufficiali, ma si organizzavano partite con i paesi limitrofi. Era già presente una sorta di campionato informale. A un certo punto ci fu un azionariato popolare di quasi 200 persone che si quotarono con 10 mila lire. Esiste ancora il foglio con il nome dei partecipanti. Furono raccolte le somme, e alcuni di loro si occuparono di costituire la società tramite atto costitutivo e di iscriverla ufficialmente nel 1981. Così iniziarono i campionati della FIGC. Il Comune mise a norma il campo, noi continuiamo ininterrottamente la nostra attività.

Può raccontarci dell’inizio?
Abbiamo militato nella terza categoria. Dall’86 in poi siamo stati alcuni anni in seconda categoria e molti in prima categoria. Abbiamo partecipato a 8-9 campionati in prima categoria. Per un piccolo paese come Ruinas di 650 abitanti, lo sforzo economico, di lavoro e di impegno è sempre stato abbastanza importante. Dagli anni ‘90 per circa 15 anni, riuscivamo ad avere varie squadre del settore giovanile, perché i bambini c’erano e non erano presenti nel territorio altre squadre. Oggi, a causa dell’implacabile decremento demografico, i ragazzi sono sempre meno, soprattutto quelli che si dedicano al calcio. L’offerta sportiva oggi è più ampia rispetto a quando ero giovane io. Prima tutti giocavano a calcio, per strada o nei campi. Attualmente abbiamo una squadra di calcio a 11. Si partecipa dai 16 anni in su. I più grandi hanno sui 37 anni.

Come sta andando il vostro Campionato?
Siamo ancora agli inizi, non si possono esprimere giudizi. Ma per il momento sta andando abbastanza bene. Veniamo da una retrocessione dalla prima alla seconda categoria. Il nostro obbiettivo primario è di poter giocare un campionato di buon livello. Penso che la nostra squadra possa giocarsela con tutti. Sarà il campo a dare il responso con i risultati finali.

Quanto è importante la preparazione del vostro tecnico?
Il nostro mister, Mauro Fois, oltre ad avere una buona formazione, ha un’esperienza pluriennale da allenatore di squadre di calcio. Grazie alla formazione continua rispetto a prima c’è un livello molto più alto degli allenatori di calcio. Nel tempo sono cambiate le preparazioni atletiche, gli allenamenti e il modo di stimolare i ragazzi.

Secondo lei, perché è importante oggi essere un calciatore?
Il calcio per come lo vedo io, è uno sport con un’importanza sociale molto grande e che fa crescere. Essendo un gioco di squadra ti insegna al rispetto delle regole, dei ruoli, dell’avversario e dei propri compagni. È uno sport molto educativo, fa bene praticarlo perché si svolge all’aperto. Gli allenamenti con la pioggia e con il fango si svolgono comunque e ti temprano lo spirito. Il calcio insegna cos’è il sacrificio e a essere una persona pronta ad affrontare le difficoltà della vita. Essendoci il contatto fisico, si amplifica la possibilità di avere contrasti con i giocatori delle altre squadre avversarie. Contrasti che devono essere risolti positivamente.

Il vostro obiettivo futuro?
È restare in vita. Purtroppo, i numeri sono lapidali e le difficoltà sono sempre maggiori. Ma noi non vogliamo restare in vita tanto per fare, ma con un certo standard di qualità e con i valori fondanti della nostra società, come l’educazione, la sportività, il lavoro, il sacrificio, l’unione e l’amicizia.


 

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