Mercoledì, 17 Aprile 2024

 

Lavorare in silenzio e (quasi) gratis per la Giustizia

a cura di Mauro Dessì


Nei giorni scorsi è balzata alla ribalta delle cronache nazionali e internazionali la vicenda giudiziaria di Beniamino Zuncheddu, l’ex pastore di Burcei accusato della strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991 e assolto lo scorso 26 gennaio, dopo quasi 33 anni di detenzione. Noi ne parliamo con Antonio Ignazio Garau, perito linguistico nominato dalla Corte d’Appello di Roma per il caso Zuncheddu, operatore di sportello, traduttore-interprete anche in ambito giudiziario penale con lingue di lavoro il sardo e l’italiano (ha curato, fra l’altro, lo sportello linguistico presso la Procura della Repubblica di Oristano, attualmente operatore presso gli sportelli linguistici dell’Unione dei Comuni del Parte Montis e in numerosi paesi dell’Alta Marmilla), conduttore di programmi radiofonici e televisivi, giornalista pubblicista nonché nostro collaboratore. Il suo hobby preferito? Comporre versi, specialmente arrepentinas e mutetus.

In che modo è stato coinvolto nel caso Zuncheddu?
Sono stato incaricato della perizia linguistica, trascrittiva e traduttologica dai Giudici della IV Sezione penale della Corte d’Appello di Roma a fine marzo del 2022. In sostanza dovevo ascoltare, trascrivere e tradurre la serie di intercettazioni ambientali e telefoniche fornitemi dalla Corte d’Appello nell’ambito del processo di revisione della sentenza di condanna all’ergastolo del sig. Beniamo Zuncheddu, unico imputato di quella strage.

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In che cosa è consistito l’incarico affidatole?
Ho avviato il lavoro instaurando da subito una leale e proficua collaborazione con gli unici due consulenti tecnici nominati dalle parti processuali: il col. Claudio Ciampini e il perito fonico nuorese Walter Marcialis. Poiché, purtroppo, in Italia non esiste un protocollo operativo per le perizie di questo tipo, ho messo in chiaro fin da subito la mia metodologia di lavoro, tutt’altro che banale, come invece potrebbe apparire: trasporre per iscritto solo ciò che le mie orecchie potevano percepire nitidamente nell’ascolto delle piste audio in mio possesso, senza alcuna forzatura né altra suggestione di sorta. E, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici della Suprema Corte di Cassazione, secondo i quali il trascrittore sarebbe una sorta di dattilografo, perché "la trascrizione delle intercettazioni costituisce una mera trasposizione grafica del loro contenuto" e, ancora, "si esaurisce in una serie di operazioni di carattere materiale per le quali non sarebbe necessaria l’acquisizione di alcun contributo tecnico-scientifico", ho dovuto invece spiegare ai giudici e alle parti processuali particolari fenomeni come l’antifrasi (per capirci, è quel fenomeno in base al quale, dinanzi a qualcosa di inguardabile, diciamo "bellixeddu!"; di una persona che sta bene e che è sana come un pesce diciamo "sa conca ddi dolit!" etc.), oppure assegnare di volta di volta il significato ai vari "itaddinant" e "itaddinantai". Insomma, il trascrittore-traduttore ha il dovere di trasporre nella lingua-cultura di arrivo (l’italiano) tutte le caratteristiche e le sfumature della lingua-cultura di partenza (il sardo).

È soddisfatto dell’epilogo di questa triste vicenda giudiziaria?
Da un punto di vista operativo e professionale, il perito è al servizio dei giudici e di tutte le parti del processo e aiuta il sistema giudiziario a far emergere la verità, almeno quella processuale. Non si tratta, quindi, di provare o meno soddisfazione. Il perito deve operare in scienza e coscienza e mettere a disposizione dei giudici le sue competenze specialistiche perché la verità venga a galla, qualunque essa sia. Da un punto di vista umano, al di là degli aspetti tecnico-specialistici della perizia, sapere, come hanno scritto i giudici nell’ordinanza di scarcerazione del sig. Zuncheddu del 25 novembre 2023, che "la nuova prova rappresentata dalle intercettazioni ambientali e telefoniche trasmesse dalla Procura generale di Cagliari, trascritte e tradotte dal perito Antonio Ignazio Garau, costituisce un elemento di rilevantissima portata", fa piacere. Così come fa piacere il fatto che, delle 535 pagine della mia relazione peritale, tutte le parti processuali ne abbiano riconosciuto la correttezza e fondatezza. Insomma, non è stata contestata una virgola da alcuno!

È un lavoro gratificante quello del perito linguistico in ambito giudiziario?
Sotto il profilo umano e professionale sì, non c’è dubbio! Aiutare la magistratura inquirente e/o quella giudicante ad assicurare alla Giustizia gli autori di efferati delitti, è prima di tutto un dovere: in fondo aiutiamo la società, aiutiamo noi stessi. Figuriamoci, poi, se la perizia serve a far emergere la verità per riparare a un clamoroso errore giudiziario, come nel caso del sig. Zuncheddu! È quanto di più appagante e soddisfacente si possa fare! Se invece mi chiede se sia gratificante dal punto di vista economico, le dico di no: assolutamente no! Anzi! Pensi che nel caso dei trascrittori, traduttori-interpreti giudiziari è previsto, per le ore di lavoro successive alle prime due, un compenso lordo di € 4,07 l’ora, circa € 2,50 netti. La magistratura e le forze dell’ordine, giustamente, perseguono il fenomeno del caporalato, arrivando addirittura ad arrestare e a punire severamente i soggetti che sfruttano il lavoro di poveri extra-comunitari o italiani retribuendoli a 5-6 euro l’ora.

Insomma, una paga molto inferiore a tantissimi altri mestieri?
Sì, chi trascorre ore e ore a trascrivere intercettazioni ambientali o telefoniche, spesso nel cuore della notte, lavorando anche il sabato e la domenica, rinunciando il più delle volte a un’equa retribuzione e caricandosi di responsabilità non di poco conto, viene retribuito € 4,07 lordi/h. Ecco, non sono un giurista, ma ritengo che questa previsione sia anticostituzionale, poiché non rispetta, a mio modo di vedere, quanto previsto dall’art. 36 della Costituzione, che recita: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Qualcuno dovrebbe segnalare questa profonda e anacronistica ingiustizia al Governo. Il nostro è un lavoro, come diciamo in sardo, "chi no ddu pagat dinai", ma nel senso letterale dell’espressione. Continuiamo, tuttavia, a svolgere questo servizio per la Giustizia, per la società, per tutti noi: "gei si dd’at a pagai Deus!".

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Un suggerimento a chi si affaccia alla professione?
Non fate mai i trascrittori, traduttori-interpreti giudiziari. Non vi conviene! Oppure, stando così le cose, fatelo con convinzione, sapendo però che andrete a svolgere una meritoria attività di volontariato sociale, con responsabilità enormi ma con compensi miserrimi. Meglio, molto meglio il Servizio Civile Universale!

Che cosa l’ha colpita maggiormente in questo processo?
La correttezza e l’onestà degli operatori di Giustizia, dalla ex procuratrice generale di Cagliari (oggi a Milano) al procuratore generale di Roma ai signori giudici della Corte d’Appello di Roma; la bravura e la competenza degli operatori della P.G. e dei consulenti tecnici; l’abnegazione, la determinazione e la grinta dell’avvocato Mauro Trogu; infine, soprattutto, la pazienza e il livello di sopportazione del sig. Beniamino Zuncheddu: ciò che ha provato in questi 33 anni, "issu sceti e Deus ddu sciint!"

 


 

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