Lunedì, 19 Novembre 2018

 

Una scuola dell’infanzia con sette bambini, due insegnanti e un collaboratore scolastico. Uno spreco! - tuonerebbe qualcuno dall’alto della spending review. Peccato, perché laddove si può imparare qualcosa, non esistono numeri, ma solo sorrisi, giochi e attività che ci mostrano il visino pitturato di colori...

a cura di Veronica Moi

Si raccontano così Giusi Ambrosio e Cristina Floris, insegnanti della scuola dell’infanzia di Gadoni, che ogni anno rischia di essere parte dei tagli nel piano di ridimensionamento scolastico.

Giusi, quali attività sono state il filo conduttore di questo anno scolastico?

Abbiamo affrontato tanti temi che sono confluiti poi nella rappresentazione di fine anno scolastico. Ai bambini siamo riusciti a insegnare la pericolosità degli incidenti domestici, l’educazione alla musicalità e all’ascolto e l’attività motoria, che hanno permesso di costruire un bagaglio unico: al suo interno ci sono coreografie create anche in base alle proposte dei bambini, l’educazione alla diversità con l’elefantino multicolore Elmer, la costruzione di strumenti musicali. Ogni anno scegliamo un luogo diverso da studiare, quest’anno era la Savana e su di essa si è basato il programma delle attività.

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Di cosa tratta il progetto Non t’istrupis in domu tua?

Il laboratorio nasce da un progetto della ASL di Nuoro, in collaborazione con il dott. Fadda, responsabile del progetto e della dott.ssa Cucca, coordinatrice. La dott.ssa Cucca è stata la divulgatrice del libro Non ti istropies in domo tua, diffuso in tutta la provincia, per educare i più piccoli alla prevenzione degli incidenti domestici. L’acqua bollente, i fornelli, le prese della corrente, la scatola dei medicinali e dei detersivi, infatti, sono attrazioni per i bambini, e spesso possono trasformarsi in brutte esperienze. La nostra scuola per prima ha proiettato tutto in una dimensione ludica da cui i bambini hanno imparato tanto, traducendo il titolo in sardo gadonese.

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Quali sono le sfide di insegnare in una scuola così piccola? Cosa direste ai colleghi che lavorano con classi numerosissime?

Giusi - Spesso, chi mi chiede se non mi annoio ad insegnare qui, pensa che sia faticoso trovare una risposta. In realtà non ci si può annoiare se ci si fa travolgere da mille attività. Capita che la mattinata vola e il collaboratore scolastico mi avvisa che è ora di lavare le mani per andare a pranzo, mentre noi abbiamo ancora un cantiere aperto fatto di pennelli, disegni, costruzioni e tanta gioia. E poi insegnare ai bambini è sempre un’emozione: noi prepariamo un copione ma sono loro che tirano fuori la lacrima perché si immedesimano in quello che fanno e imparano che è più bello di tutto quel che è già preconfezionato.

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Cristina - Svolgere un’attività con venti bambini è uguale a svolgerla anche con sette, perché i bambini sono un valore, non un numero da cui devono dipendere le scelte di cosa possono imparare o meno. Chiudere una scuola è sempre un danno per un paese; a questo si aggiunge la difficoltà nelle zone montane di raggiungere i comuni limitrofi, soprattutto perché i bambini sono molto piccoli, quindi la sfida più grande è quella di insegnare che il valore è intrinseco e che gli insegnamenti non valgono meno. Anzi, i bambini sono più seguiti.

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Qual è la cosa più bella di insegnare a Gadoni?

GiusiIl bello di insegnare a Gadoni è che ci si crede sempre, si dà valore al piccolo, alle cose semplici e non artefatte, ma ancora di più mi ha fatto capire quanto il gadonese ama il proprio paese e pertanto anche la sua scuola.

CristinaTra le cose più belle ricordo i laboratori in cui abbiamo coinvolto le famiglie e i nonni. Gli anni scorsi, c’era chi preparava la fregola e chi il couscous perché avevamo un alunno marocchino; gli scambi culturali, il confronto tra le generazioni, la collaborazione, sono fattori che rendono Gadoni una perla.

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