Giovedì, 23 Maggio 2024

I nostri cari seminaristi arborensi Marco Ruggiu di Bonarcado e Francesco Soru di Bauladu, domenica 5 maggio in Cattedrale, saranno ordinati diaconi dal nostro arcivescovo mons. Roberto Carboni. Qualche giorno prima dell’ordinazione hanno prestato giuramento in Curia, nelle mani del nuovo Vicario Generale. In quella occasione abbiamo rivolto loro alcune domande.


Durante il giuramento e la professione di fede che avete emesso in Curia alla vigilia della sacra ordinazione diaconale, vi ho visto commossi e molto partecipi: posso chiedervi che sentimenti animano il vostro cuore? Come state vivendo questi giorni di attesa?

Marco: A pochi giorni dalla mia ordinazione diaconale provo diverse emozioni e sensazioni. Personalmente, non mi piace considerare l’ordinazione una meta e, tanto meno, come ultimo traguardo, prima di quella presbiterale. Non ritengo sia questo il senso dei ministeri che la Chiesa affida e, tanto meno, del sacramento dell’Ordine. Preferisco parlare di un nuovo inizio, un altro passo della configurazione a Cristo che sento essere la mia vocazione; considero questo prima di tutto un dono. Sto vivendo questi giorni colmi di attesa, nella gioia e nella gratitudine, consapevole che dall’ordinazione inizierà per me un nuovo modo di servire Dio e la Chiesa. Con il giuramento emesso davanti al Vicario generale poi, nel rimettere nelle mani del Signore e della Chiesa la mia vita, attraverso l’obbedienza e le scelte conseguenti, sento di sperimentare totalmente l’affidarmi. Come Maria anche io ripeto il mio Eccomi, ribadisco la volontà di fidarmi e affidarmi ancora al Signore… non nego che percepisco anche un po’ di timore, che anch’esso affido al Signore… del resto è Lui che mi ha chiamato!

Francesco: Il giuramento è un momento importante che anticipa una delle tappe fondamentali della vita del candidato agli Ordini Sacri. Con il diaconato ci si dona per sempre al Signore e alla comunità, per cui il giuramento costituisce l'atto ufficiale di quanto sta per avvenire. Aggiungo che, insieme al giuramento, abbiamo anche emesso la professione di Fede; questo perché il ministero che ci aspetta va vissuto nella fedeltà al Credo professato. Per questo, oltre a essere un momento emozionante, il giuramento è stato occasione perché riaffiorassero in me i ricordi, e i sentimenti che mi hanno accompagnato in questi anni di formazione, che, proprio in questi giorni, riemergono non senza nostalgia. Si è trattato, poi, di un’ulteriore occasione di verifica delle motivazioni che sono a monte del mio cammino vocazionale. Ecco perché, in questo periodo, non ho mancato di tenere lo sguardo verso il Signore, autore e perfezionatore della fede, ma anche autore della vocazione che mi ha sostenuto e consolato nei lunghi anni della formazione. Queste giornate scorrono tra i vari impegni pastorali, l'ascolto della Parola, la celebrazione dell'Eucaristia e le risonanze che essi mi suscitano, alla luce dell'imminente dono dell'ordinazione.

Tutti i documenti e le norme della Chiesa chiedono che i ministri siano preparati oltre che umanamente e spiritualmente anche culturalmente. Come valutate la vostra formazione teologica e pastorale? Quale ambito o materia vi ha maggiormente interessato?

Francesco: Mi piace distinguere due ambiti, quello teologico e quello pastorale, ho avuto l’opportunità di integrare la mia formazione con esperienze fuori della Sardegna. Mi riferisco al tempo trascorso a Frosinone nella comunità Nuovi Orizzonti, a contatto con giovani provenienti dal mondo del disagio e della devianza. Ma anche alle belle esperienze vissute all'interno di alcune parrocchie, dove ho svolto il mio servizio, nella collaborazione e nel confronto con alcuni parroci con i quali ho scoperto il senso e la bellezza della fraternità. In quest'ambito ho sperimentato la vicinanza delle persone, condividendo la vita, non solo nel Seminario, diocesano e regionale, ma in una sorta di terreno comune che mi ha permesso di accogliere e annunciare il vangelo della vocazione. Riguardo agli studi teologici, pur non mancando difficoltà e scoraggiamento, questi mi hanno trasmesso i contenuti necessari e il metodo per essere prima di tutto discepolo e, spero in futuro, anche guida delle comunità che mi saranno affidate. In questo ambito, ho avuto l’opportunità di completare la mia formazione nell’Istituto Teologico Leoniano di Anagni, dove ho conseguito il Baccellierato. Mi ha sempre interessato lo studio della Sacra Scrittura: l’essermi accostato a essa è stato fondamentale per conoscere il vangelo di Gesù. Oltre alla Bibbia ho avuto particolare interesse verso i Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana. Le esperienze pastorali mi ha dato la consapevolezza degli strumenti adatti a comprendere le realtà ecclesiali che avevo di fronte, stimolandomi sempre più a capire in che modo la Chiesa avvicina l'uomo, annunciando il vangelo e iniziandolo alla vita cristiana.

Marco: Mi sono formato nel Seminario Regionale Sardo a Cagliari, ho frequentato come tutti la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, dove ho conseguito il Baccellierato in Teologia con una tesi dal titolo Immacolata- Panachrantos - Una purezza singolare e totale, sul titolo mariano di Bonacatu che è radicato nella storia e nella vita ecclesiale di Bonarcado, mio paese natale. Continuo i miei studi universitari, frequentando i corsi di Licenza in Teologia Dogmatica e Fondamentale. Se dovessi scegliere tra le materie che mi hanno interessato, certamente direi lo studio della Sacra Scrittura.

Con l’ordinazione diaconale chiudete una pagina importante della vostra vita (quella del discernimento, della formazione e della decisione). Sentite di dover ringraziare qualcuno oppure questo cammino lo avete percorso da soli?

Marco: Volti, nomi e storie di tante persone hanno contribuito a rendere più salda la mia risposta alla chiamata di Dio, nel ministero ordinato. Al primo posto direi la mia famiglia e la comunità parrocchiale di Bonarcado. In secondo luogo come dimenticare il Seminario Arcivescovile e quello Regionale Sardo, dove con tanti altri giovani ho camminato, accogliendo la formazione che mi è stata data lungo sei anni. Nel Seminario ho stretto bellissimi legami di amicizia, doni del Signore anche per il mio ministero! Non posso dimenticare le comunità dove ho svolto il servizio pastorale, come le parrocchie di San Paolo a Cagliari e San Pietro Pascasio a Quartucciu; in diocesi le parrocchie di Marrubiu, Seneghe, Ardauli, Sorradile, Bidonì e Nughedu Santa Vittoria. Attualmente collaboro nell’equipe di pastorale vocazionale del Seminario e nelle parrocchie di San Sebastiano e Cattedrale, senza dimenticare alcuni servizi nella Caritas arborense. Penso che tutte queste esperienze siano state fondamentali per creare casa alla mia risposta alla vocazione del Signore a seguirlo, come il tema della Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni ci ha fatto scoprire quest’anno; per questo non posso che ringraziare il Signore!

Francesco: Più che concludere un cammino, il diaconato costituisce una tappa che apre nuovi percorsi della mia vita in cui, comunque, dovranno sempre esserci il discernimento e la formazione. Anche nel mio futuro sono certo di incontrare compagni di viaggio che mi aiuteranno nel ministero ma anche fratelli che mi saranno affidati. Sicuramente nella vita non si può non ringraziare tutte quelle persone che il Signore ci mette a fianco, e quelle che si sono avvicinate a me con gratuità, pazienza, rispetto ed entusiasmo. Non posso dimenticare i miei genitori, tutta la mia famiglia (che in questi anni mi ha sempre sostenuto), ancora la mia comunità di Bauladu, i vari parroci che l'hanno guidata e tutti i sacerdoti e laici che ho incontrato lungo il mio cammino.

Incardinati nella nostra Chiesa Arborense, entrerete a far parte del Presbiterio diocesano. Come sapete cresce l’età media: anche i preti invecchiano e muoiono. Cosa pensate di fare per realizzare una nuova pastorale?

Marco: Entro in punta di piedi nel clero arborense: sono consapevole di entrare in un Presbiterio pieno di grandi esempi di fede; c’è una storia ricca che mi precede e nella quale ora il Signore mi chiede di inserirmi e camminare con nuovi compagni di strada. Sono certo che sarà una bellissima opportunità: ritengo che il nostro Presbiterio sia una vera scuola di formazione, in cui sento che il Signore rinnova a me la sua chiamata per essere con gli altri; non voglio fare l’eremita, vivendo il ministero da solo; mi piace pensare al Presbiterio come a una scuola dove imparare ad amare, per costruire una vera comunità evangelica. Sono consapevole che si tratta di un’opera faticosa, forse anche lenta. Penso che la nuova pastorale sia proprio questa e così, come ci esorta il nostro Arcivescovo: annunciare Cristo, aiutare le persone a incontrarlo e trasformare l’incontro in carità…

Francesco: È evidente che è calato, e calerà ancora, il numero dei preti e la pastorale vocazionale fa fatica. Come nuovo diacono credo sia necessario introdurmi gradualmente nella vita e nelle dinamiche del Presbiterio e della vita diocesana. Fondamentale per questo credo sia la collaborazione col parroco a cui sarò affidato in questo ultimo tratto verso l’ordinazione sacerdotale. Da parte mia voglio mettermi in ascolto della comunità, osservarne i bisogni, ascoltarne le richieste e agire di conseguenza. Bisognerà avere la capacità di inserirsi dentro la storia e la vita della parrocchia. È dalla vita concreta della comunità che occorre partire per essere capaci di evangelizzazione. Lo stile sinodale, che ci insegna papa Francesco, è certamente da realizzare a livello pastorale. Il diacono non può dimenticarsi di vivere la dimensione della carità, ricordando che è prioritario l’annuncio del vangelo, declinandolo nel servizio concreto ai fratelli.

Da qualche anno condividiamo il nostro Pastore con la di diocesi sorella di Ales- Terralba. Che pensate di questo nuovo modo di vivere la diocesanità?

Francesco: La domanda mi trova particolarmente spiazzato, in quanto solo adesso entro a vivere pienamente nel Presbiterio. Sicuramente l'unità nella distinzione, richiama lo stile evangelico che insegna ai preti, ma anche alle due comunità, ad alzare gli occhi e accorgersi che il vangelo ci spinge oltre i nostri confini. Penso che i due Presbiteri stiano facendo passi importanti per un futuro di crescente collaborazione e sinergia sempre più stretta. Ritengo che l’attuale realtà, che vede molte diocesi italiane nella nostra stessa situazione, sia un’occasione anche provvidenziale, non bisogna considerarla negativa o di impoverimento delle due diocesi, ma come una possibilità per vivere in pienezza quella comunione più volte sollecitata dal Concilio Vaticano II.

Marco: Anche se difficile, credo che questo modo di camminare insieme, che il Papa ha chiesto alle nostre Chiese, sia un’opportunità per mettere insieme le ricchezze e le bellezze delle due diocesi, per confrontarsi e sostenersi nelle rispettive fragilità. Penso che l’unione nella persona del nostro Pastore diocesano sia un’esortazione in questo senso!

Mons. Carboni vi ha chiesto di rivolgere il vostro servizio in qualche settore particolare?

Marco: Dallo scorso ottobre svolgo il mio servizio pastorale nelle comunità parrocchiali di San Sebastiano e Cattedrale con mons. Antonello Serra, collaborando anche nella Pastorale vocazionale, nella Caritas Diocesana e con l’Arcivescovo. Per il futuro mi affido al Signore, e offro la mia disponibilità a mons. Arcivescovo per ciò che vorrà chiedermi. Non vivo nell’ansia o nell’angoscia per ciò che sarà, ma nella gioia e nella gratitudine per ciò che il Signore già mi chiede di fare.

Francesco: Da un po’ di tempo presto il mio servizio pastorale, collaborando con don Matteo Ortu, nelle parrocchie di san Paolo e di Silì. Mi metto a disposizione per alcuni servizi nella Caritas diocesana e nel Carcere di Massama. Attendo che nella sua saggezza, e secondo le esigenze pastorali dell’intera Arcidiocesi, l’Arcivescovo mi indichi luoghi e modalità per esercitare il mio ministero. Da parte mia non posso che ribadire che, qualunque incarico, cercherò di svolgerlo con tutto il cuore e con tutto l’impegno di cui sono capace.

Carissimi don Marco e don Francesco: la comunità diocesana attende la vostra diaconia e vi sostiene con affetto e preghiere.

A cura di  mons. Tonino Zedda, vice direttore de L'ARBORENSE

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