Martedì, 18 Giugno 2024

 

Secondo i dati rilasciati dall’Aidp, l’Associazione per la direzione del personale, il 70% di chi ha tra i 26 e i 35 anni ha scelto o sta scegliendo di lasciare un lavoro sicuro. I giovani, infatti, hanno imparato a farsi le domande giuste e ad andare dritti al sodo: se il futuro che si avvicina sarà più precario del presente, che senso ha spendere le proprie forze in un lavoro che non li rappresenta e dove rischiano di stare male e basta pur di raccattare qualche soldo che molto spesso non rappresenta dignitosamente tutte le ore davvero lavorate? Partendo da questa riflessione abbiamo intervistato Tania Atzori che, già da diversi anni, ha scelto di seguire la sua passione e di dedicarsi completamente all’arte, diventando un’artigiana customizer.

a cura di Valentina Contiero



Cosa significa essere un artigiano al giorno d’oggi?
Penso che farsi promotrice del dipinto a mano sia una cosa bellissima anche in un contesto come quello moderno in cui tante persone vogliono le cose subito e al minor costo possibile. Questa velocità non aiuta e, di sicuro, toglie alle persone la possibilità di capire che un oggetto dipinto a mano porta con se una storia. Quando qualcuno mi contatta per realizzare un paio di scarpine mi raccontano il perché le desiderano, a chi sono destinate, perché ci debba essere quel disegno e non un altro e instaurano con me (e io con loro) un contatto umano. In quei momenti loro condividono con me le emozioni, sentimenti, aspettative e l’amore verso chi riceverà l’oggetto. Essere artigiani al giorno d’oggi significa sapersi mettere al servizio degli altri, saper ascoltare e realizzare qualcosa che ha un valore aggiunto che non può essere sostituito. Quando realizzo un paio di scarpine rivolgo tutta me stessa in quello che faccio, nell’oggetto che sto dipingendo e non puoi assolutamente distaccarti dal processo. In quel momento sei totalmente lì, al 100%, anima e corpo. La mia attività, infatti, si chiama Tania At Handmade e include quindi il mio nome e le prime iniziali del mio cognome perché in questo modo nel mio lavoro si terrà conto di chi sono io ma anche della mia famiglia che da sempre mi ha sostenuta nelle mie scelte.

Ti va di raccontarci qualcosa sul tuo lavoro?
Io sono una customizer, ossia una persona che si occupa di personalizzare gli oggetti. Mi occupo principalmente di scarpe da neonato, conosciute come scarpine da culla, ma anche di scarpe per bambini e adulti. Ho sempre dipinto tutto a mano e vorrei continuare a farlo per tanto tempo. Al giorno d’oggi abbiamo a nostra disposizione tanti strumenti per realizzare le cose in modo più veloce e semplice ma amo con tutta me stessa portare avanti questo mestiere antico che attraversa le epoche, anche se mi rendo conto che non sia semplice in un momento storico come il nostro. Dipingo anche su legno, tessuti e lampade senza mai dare niente per scontato: sono una persona molto pignola e prima di iniziare a lavorare su una superfice la studio e cerco di capire se quel supporto possa essere davvero dipinto in un certo modo. Uso colori specifici che vanno bene sia per la tela che per l’ecopelle ma, a prescindere da questo, bisogna tenere conto che questo tipo di lavoro è frutto di anni di studio, processi e… tanta pazienza. Anche in questo settore, come in tutti gli altri, occorre studiare e aggiornarsi continuamente ma anche crescere umanamente affinchè le persone possano fidarsi di te. Solo per realizzare una scarpina talvolta inizio a lavorare la mattina per finire dopo cena. Solitamente parto da una piccola bozza cartacea da mostrare al cliente affinchè possa avere un’idea chiara di come sarà il lavoro una volta ultimato e possa, se lo desidera, modificare qualcosa. Questo lavoro di squadra fa’ in modo che il prodotto rispecchierà al 100% le esigenze del richiedente.


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Cosa speri per il futuro? Hai qualche progetto in cantiere?
Vorrei aprire un negozio insieme alla mia migliore amica che, al contempo, è anche una mia collega. Entrambe dipingiamo anche se abbiamo due tipi di attività diverse e, soprattutto, ci sosteniamo a vicenda, ci confrontiamo per migliorare e ci supportiamo su tutti gli aspetti del lavoro, anche quelli che riguardano potrebbero essere considerati concorrenziali. È bello poter contare su qualcuno che non ha bisogno di trasformare tutto in una gara o dalla quale non devi guardarti le spalle: come in ogni settore lavorativo anche questo, seppur meno saturo, è abbastanza complesso. Il nostro sogno è unire in nostri talenti per poter donare gioia e felicità alle persone attraverso la nostra arte. Attualmente stiamo lavorando per realizzare un progetto legato alla nostra tradizione sarda che è ancora in fase di studio e che coinvolgerà tutti coloro che ci conoscono. Inoltre ci piacerebbe coinvolgere i bambini in qualche corso di pittura perché con l’arte si possono fare tante cose e i bambini sono molto predisposti a esprimere la loro fantasia e immaginazione.

Che messaggio vorresti lasciare a chi leggerà la tua intervista?
Mi piacerebbe aggiungere, anche se può sembrare scontato, che l’arte salva le persone. A me è successo ed è per questo che ho deciso di percorrere questa strada, passo dopo passo, anche se può sembrare precaria. L’arte c’è sempre stata sin da quando, in quinta elementare, ci chiesero di disegnare Napoleone Bonaparte e, una volta concluso il compito, mi resi conto che disegnare smuoveva in me qualcosa. Talvolta l’ho messa da parte ma ogni volta me la sono ripresa, pronta ad accogliere ciò che aveva in serbo per me. Di certo non posso cosa farò tra 10 anni ma spero di essere ancora qui a stringere un pennello, pronta a regalare (e a regalarmi) emozioni.

 

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