Giovedì, 23 Maggio 2024

L’educazione è un tema che oggi più che mai viene esplorato e dibattuto nel tentativo di dare risposte ai molteplici bisogni e ai disagi che pervadono, soprattutto, ma non solo, il mondo giovanile a partire dai primi anni della scuola per divenire, man mano, un’urgenza negli anni della preadolescenza e dell’adolescenza.

di Daniela Dalia


La scuola e la società in generale si avvalgono ormai di metodologie basate su studi qualificati e ogni educatore se ne appropria nell’intento di rendere efficace il proprio agire. Sono tanti e per la maggior parte sembrano legati al medesimo filo conduttore rappresentato dalla convinzione che ogni persona ha i suoi tempi, le sue criticità e i suoi punti di forza nell’esperienza e nell’esplorazione del mondo. In questo senso sembra andare anche il metodo educativo di Don Bosco, magari meno noto, ma di certo non meno incisivo.

Don Bosco, l’uomo dei sogni. Quei sogni che cambiarono la sua vita e lo indussero a un cambio di rotta o conversione. A partire da lui migliaia di giovani ancora oggi fanno tesoro dei suoi insegnamenti e ne sono testimoni nella grande famiglia salesiana presente in ogni parte del mondo. Il santo che ispirò profondamente l’agire di Don Bosco fu San Francesco di Sales e da qui il nome dell’ordine. Un grande sogno, Giovanni Melchiorre Bosco nato a Castelnuovo d’Asti nel 1815, lo fece a nove anni. Non insignificante ma uno di quelli che esigono un radicale cambiamento.

Narra don Bosco nelle Memorie biografiche: feci un sogno che mi rimase profondamente impresso nella mente. Mi parve di essere vicino alla mia casa, ai Becchi, in un cortile spazioso dove era raccolta una moltitudine di ragazzetti che giocavano. Inizia così il grande Progetto di Don Bosco che pian piano prese forma e divenne un sistema educativo preventivo i cui pilastri si possono ricondurre a tre parole chiave che sono state il perno e il filo conduttore del suo sistema educativo. Ragionevolezza, ovvero buon senso, capacità di equilibrio tra la proposta di regole, le punizioni e le gratificazioni. Religione, cioè educazione ai valori quali il rispetto, la tolleranza e la solidarietà, la formazione umana. L’amore o amorevolezza, cioè la tenerezza, la pazienza e la comprensione.

Don Bosco non convinse con l’indottrinamento ma con un pallone e un cortile in cui divertirsi e fare squadra. Fece loro sperimentare il piacere e la libertà di stare insieme per giocare e condividere emozioni. Crescere e dare un senso alla vita. Così nacque l’oratorio, luogo in cui non si veniva giudicati ma invitati, accolti e ascoltati. Due sono i sistemi in ogni tempo usati nell’educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il primo consiste nel mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.

Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l’amorevolezza […]. Il sistema Repressivo può impedire un disordine, ma difficilmente farà migliori i delinquenti. Questo è quanto Don Bosco diceva e questo è il segreto dei salesiani. Il sogno fatto a nove anni prese forma e contorni chiari. Al metodo preventivo possono rifarsi altri metodi più attuali che si riconoscono nei principi di accoglienza, tolleranza, amorevolezza, alla ragione o ragionevolezza che altro non è se non un monito a evitare eccessi e irrazionalità nelle imposizioni, nelle repressioni e nei castighi. Infatti a ciò contrapponeva atteggiamenti atti a incoraggiare, guidare e agire con cura e sensibilità. Una visione profetica che può indicare ancora oggi la strada da seguire per rispondere alle necessità e al mal di vivere che attanaglia e oscura il cuore e l’anima di molti. Don Bosco restituì i sogni a molti giovani del suo tempo che abitavano le strade e le carceri e consentì loro di riscattarsi da una vita di povertà e sofferenza. Li restituisce ancora oggi attraverso l’opera dei salesiani. Basta che siate giovani perché io vi ami assai. È racchiusa in questa espressione tutta la sua opera e il senso del suo primo sogno infantile.

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