Giovedì, 23 Maggio 2024

È trascorso quasi un anno dall’arrivo a Oristano del Prefetto, il dott. Salvatore Angieri. Nato a Torino il 24 dicembre 1962, laureato in Giurisprudenza, è anche Procuratore legale. Dal 1991, ad Ascoli Piceno, ha iniziato la carriera prefettizia per poi proseguire a L’Aquila, Sondrio, Macerata e Reggio Emilia, da dove è arrivato, poi, a Oristano. L’Arborense ha chiesto di poterlo incontrare per un’intervista: ci ha accolto in Prefettura e, dopo i convenevoli, presente anche il Segretario dott. Aldo Toso, ha con grande disponibilità risposto alle nostre domande.

di Mario Virdis


A quasi un anno dal suo arrivo, quali le impressioni riguardo il nostro territorio?

Sono arrivato il 22 maggio dello scorso anno, nel giorno di Santa Rita, cosa che ritengo di buon auspicio. Il vostro è un territorio con tante risorse, avete tesori davvero inestimabili! È un territorio di assoluto valore, che può crescere, anche molto, ma necessita di progetti validi, concretizzabili lavorando in sinergia e rimboccandosi le maniche. Non so in passato, ma nella situazione di oggi nel vostro territorio i giovani continuano a emigrare, perché non trovano in loco soluzioni alle loro aspettative; è certamente un problema da risolvere, nel senso che lo dobbiamo assolutamente evitare, perché è uno tra i fattori che contribuisce allo spopolamento. Bisogna cercare di essere aggreganti e bloccare questa emorragia, lavorando insieme, facendo rete. Quanto all’accoglienza, posso dire di essermi sentito ben accolto.

In questo fare rete di cui parla, in che modo si inserisce la Prefettura?

Quando parlo di fare rete, voglio dire che si può fare molto di più se ciascuno si assume le proprie responsabilità e porta avanti bene il suo compito. Il nostro è quello di ascoltare le istanze del territorio, recepirle, comprenderle, supportando in primis i sindaci, che, spesso da soli, non riescono a portare avanti le loro richieste.
Per raccogliere le istanze, bisogna conoscerle, e lei si sta muovendo non poco, visitando il territorio, incontrando sindaci, operatori, esponenti del Terzo settore, cittadini. È una strategia precisa quella del conoscere incontrando?
Sì, è vero, sto cercando di incontrare il più possibile le comunità, perché dall’incontro scaturiscono le idee positive da portare avanti. Ascoltare è importante, partendo dai Sindaci e allargando poi agli altri esponenti delle Comunità; per far crescere un territorio, bisogna conoscerne le problematiche, in modo da cercare di risolvere il possibile, coinvolgendo ovviamente anche gli Enti superiori, come la Regione.

Riguardo la sicurezza, Oristano risulta essere la Provincia più sicura d’Italia: lei che parere si è fatto?

Nonostante i dati dicano così, ciò non significa che reati non ce ne siano. Il tasso di criminalità è senz’altro uno tra i più bassi, e questo significa che il controllo sul territorio, di recente rafforzato, funziona. Ovviamente c’è da dire che c’è reato e reato, la casistica è ampia. Uno tra i reati che riguardano i giovani è quello della droga. Ho sensibilizzato le Forze dell’Ordine per incrementare il controllo sulle sostanze stupefacenti nei luoghi di ritrovo dei giovani. Credo che non conti tanto il numero dei giovani che riusciamo a individuare, ma il risultato concreto; se anche salviamo un solo giovane, questo conta! Il nostro è un servizio di deterrenza, considerato anche che oggi il contenuto delle droghe circolanti, che creano forte dipendenza, è molto più potente che in passato. Di recente abbiamo avviato incontri nelle scuole, partendo dall’Istituto Othoca a Oristano, con la presenza di tanti vertici delle Istituzioni, dalla Magistratura alle Forze dell’Ordine. A maggio proseguiremo nell’Istituto Mossa, dove saranno presenti anche esperti che potranno sensibilizzare al meglio i ragazzi.

Lavorare sui ragazzi significa anche allontanarli da quel disagio causato dalla mancanza di lavoro, dal sentirsi abbandonati, non coinvolti da chi dovrebbe: è un fenomeno presente nel nostro territorio, in particolare nei piccoli centri, dove ci si sente ancora di più isolati?

Il fenomeno del disagio giovanile in città e nel territorio mi sembra abbastanza limitato rispetto a molte altre provincie. È necessario dare ai ragazzi, partendo dalle famiglie, valori in cui credere, valori che i ragazzi poi dovranno applicare: diamo loro valori importanti cercando anche di sostenere i loro sogni.

Col caldo ritorna la minaccia degli incendi. Lei prima ha parlato di ricchezze inestimabili: come si sta muovendo perché il nostro patrimonio boschivo non rischi di andare in fumo?

L’anno scorso abbiamo lavorato molto, e, anche in questo caso, trattandosi di reati, è necessario fare molta prevenzione, facendo rete con Comuni, Regione, le ferrovie dello Stato, con il mondo del volontariato, ma coinvolgendo anche i cittadini i cui comportamenti corretti, come per esempio tenendo puliti i propri terreni, evitano che gli incendi si sviluppino. Ovviamente la prevenzione non basta: ci vogliono risorse per contrastare il pericoloso sviluppo degli incendi.

Tra le criticità del territorio, c’è la questione Sanità. Lei pensa che anche in questo settore fare rete possa migliorare la situazione?

Il problema Sanità è sicuramente molto complesso! Il diritto alla Sanità è garantito dalla Costituzione ma in tanti faticano a godere di questo diritto. Un problema davvero importante da risolvere è la mancanza di medici di base che al momento si è cercato di superare con la creazione di ASCOT, i centri che sopperiscono nei paesi, soprattutto quelli più piccoli, alla mancanza del medico di famiglia. Le problematiche sono tante: da parte mia l’impegno di presentare agli organi competenti le problematiche e i disagi di questo territorio: tra chi ci dovrà ascoltare anche il nuovo Assessore regionale alla Sanità.

Passi importanti, invece, si sono fatti riguardo i trasporti e la viabilità. Cosa ci può dire al riguardo?

Sì, sulla viabilità si è fatto tanto ma occorre ancora intervenire. In Provincia esiste il problema Porto di Oristano-Santa Giusta, che abbisogna di interventi. I primi risultati sono già in arrivo anche grazie a un incontro avuto con il Ministro: il porto sarà presto migliorato. Anche il problema dei trasporti ferroviari è da risolvere così come proveremo a sostenere la riapertura dell’Aeroporto di Fenosu: dagli ultimi contatti avuti con l’ENAC, per ora non presenta le condizioni perché sia reso scalo passeggeri, ma potrà comunque funzionare come scuola di volo o adeguato a voli privati o commerciali.

Un’ultima domanda sulla nostra Chiesa diocesana: che impressione ne ha avuto?

Conosco bene il Vostro Arcivescovo e il suo impegno, si parla bene di lui anche fuori Sardegna. Ha un impegno molto gravoso come quello di sostenere due diocesi con un territorio molto vasto. Ma può contare su tanti parroci che ritengo davvero molto capaci e impegnati con grande determinazione e responsabilità. Posso dire che l’impegnativo compito che grava sulla Chiesa arborense, sul suo Arcivescovo e sui suoi collaboratori, è svolto con grande impegno. Senza dimenticare le suore, che tanto fanno in termini di solidarietà e che ci hanno dato una mano per l’accoglienza di minori. Quello che non va, si percepisce subito, quello che va bene lo si dà per scontato: penso che abbiamo tanto da ringraziare chi si adopera senza chiedere nulla in cambio. Noi come Istituzioni dobbiamo mostrarci vicine a queste persone che danno sostegno al nostro territorio.

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