Ho sempre avuto un attaccamento profondo alla città. L'ho sempre difesa e valorizzata nei suoi personaggi, nei suoi fatti. La amo profondamente e mi piacerebbe che migliorasse il suo progetto di sviluppo sociale...
a cura di Alberto Medda Costella
Esordisce con queste parole Beppe Meloni, decano dei giornalisti oristanesi e memoria storica della città di Eleonora. Lo incontro una mattina di maggio, per approfondire la storia della città anche attraverso la sua esperienza di cronista e di uomo.
Classe 1932, il suo profondo legame con Oristano è noto e rilevabile nei suoi contributi, che hanno arricchito le pagine di testate locali e regionali. Tante le opere monografiche, che riportano vicende del passato e storie di personaggi che hanno dato lustro al territorio. L'ultima ricerca è stata presentata lo scorso anno a Palazzo degli Scolopi dalla studiosa Anna Maria Capraro, sui costruttori di pace e diplomatici della "Terra di Arborea".
Orfano di entrambi i genitori sin dalla tenera età, si è formato all'Istituto Canopoleno di Sassari, nei difficili anni '40 tra il fascismo e la guerra, dove ha frequentato le scuole.
Il mio primo lavoro pubblicato è stato proprio su questo istituto. Ad aiutarmi fu Manlio Brigaglia, storico e accademico, che lì aveva insegnato - dice Meloni, spiegando i motivi che lo legano alla città turritana.
Che ricordi ha del professore scomparso un anno fa?
Era molto disponibile con tutti, e l'ultimo convegno dell'associazione pARTIcORali l'ha tenuto all'Hospitalis Sancti Antoni. Brigaglia era molto legato a Oristano e agli oristanesi, lo è stato soprattutto in occasione della battaglia per la quarta provincia.

Lei ha vissuto in prima persona quel periodo.
L'aiuto di Sassari per la quarta provincia è stato determinante. Ironizzando, ma non troppo, talmente era sentito il problema del riassetto territoriale, allora si diceva che la provincia di Cagliari terminava a Sardara. Per tanti motivi storici e religiosi Oristano è sempre stata più legata a Sassari.
A quando si può far risalire questo rapporto privilegiato?
Il collegamento è antico e parte proprio dalla storia religiosa. Mons. Antonio Canopolo infatti è stato uno dei diversi prelati sassaresi che, tra il 1588 e il 1621 ha guidato la diocesi arborense. Dopo di lui mons. Gavino Magliano e Pietro De Vico.
A cui si è aggiunto recentemente l'arrivo del arcivescovo emerito Paolo Atzei.
Sì. Penso che con l'ingresso dell’Arcivescovo Roberto Carboni si rafforzerà anche il rapporto con la famiglia Francescana, che molto ha fatto per la nostra chiesa e la nostra città.
Quando ha iniziato a scrivere?
Nei primi anni Cinquanta, con Il Quotidiano Sardo, fondato in città dall'arcivescovo Giuseppe Cogoni.
Ci sarebbe stato lo spazio per una testata oristanese sul modello de L'Unione Sarda o de La Nuova Sardegna?
No, questa verifica si è fatta subito. Il progetto editoriale non ebbe successo sia perché i vescovi non aiutarono questo esperimento e sia perché i tempi erano difficili.
Perché non ha proseguito nel giornalismo?
Avrei continuato a farlo se non fossi andato a lavorare in banca.
Al Credito Italiano.
Esatto. Il mio primo lavoro è stato a Cagliari, nell'ufficio stampa dell'Ente Flumendosa. Io ero lì tranquillo, sennonché mi capitò l'opportunità di entrare in banca. Ci ho lavorato alternando le mie mansioni di impiegato a quelle di sindacalista.

Ha poi ripreso a scrivere all’arrivo della pensione. Perché aveva interrotto?
Allora in banca non si poteva fiatare. Figuriamoci se mi poteva essere data la possibilità di scrivere. La prima cosa che mi è stata detta é: dimentichi il giornalismo.
Com'è nata l’idea di raccogliere le 13 storie nell’ultimo libro Sardi nel Mondo costruttori di pace?
È partita dalle traversie avute nel sequestro dalla cooperante Rossella Urru. Mi sono detto: sarà il caso di legare questa storia con quelle di altri personaggi che si sono distinti nel mondo? È straordinario che una piccola provincia sia riuscita a esprimere un alto numeri di diplomatici che hanno rappresentato, e rappresentano, Oristano e la Sardegna.
Com'era Oristano?
Oggi Oristano è accogliente, ma prima in città si respirava una netta divisione tra classe alta e classe bassa, tra Su Pottu e Su Brugu.
Come vede la situazione attuale?
Recentemente sono passato una sera in via Dritta: luce fioca e serrande chiuse. Uno spettacolo veramente sconfortante per quello che Corso Umberto ha rappresentato per gli oristanesi. La città dovrebbe diventare un polo turistico-culturale, rafforzando la presenza dell'università.
Qualche rimpianto?
Il rammarico maggiore è vedere la città non all'altezza dei tempi difficili, che continua a viaggiare lentamente, ma questo è un dato caratteristico di Oristano, che tarda a mettersi in movimento. Finché posso, scriverò sulla città. La amo e la difendo perché ho a cuore il suo progresso.