Mercoledì, 24 Aprile 2019

Progetto1

ABC… della Liturgia. Spunti di riflessione e qualche consiglio per le nostre assemblee. M come Messa: precetto, rito o cammino comunitario?

di Tonino Zedda

Oggi ci chiediamo: perché andare a Messa la domenica? La celebrazione domenicale dell'Eucaristia è al centro della vita della Chiesa. Noi cristiani andiamo a Messa la domenica per incontrare il Signore risorto, o meglio per lasciarci incontrare da Lui, ascoltare la sua parola, nutrirci alla sua mensa, e così diventare Chiesa, ossia suo mistico Corpo vivente nel mondo. (Papa Francesco)

Sull’importanza per il cristiano della celebrazione liturgica della Messa si potrebbero fare tantissime puntate, ma non credo che basterebbero gli angusti spazi del nostro settimanale per tentare di fare un discorso organico. Ho deciso allora di partire capovolgendo la prospettiva: perché non si va a Messa? Partiamo da un dato di fatto: i ragazzi che partecipano alla Messa sono sempre di meno. I pochi che si vedono sono talvolta distratti. Spesso succede che si mettano in fondo alla chiesa, nascosti tra le navate laterali o appoggiati a una colonna. Il telefono cellulare sempre in mano, sul viso l’aria annoiata di chi spera che quella litania finisca presto. Non credo di esagerare e non intendo mettere sul banco degli imputati solo i genitori, ma certamente questo stato di cose evidenzia un vuoto educativo. Ritengo che sia davvero importante per un genitore cristiano porsi una domanda: come posso educare mio figlio a vivere le proposte liturgiche della parrocchia senza subirle come noiosi e triti formulari rituali? Talvolta non basta l’impegno e nemmeno la testimonianza. I nostri ragazzi vogliono sentirsi protagonisti, vogliono avere motivazioni coinvolgenti. La vera sfida è motivare alla fede. Perciò più che dire: Vai a messa!, dovremmo imparare a utilizzare un linguaggio che permetta loro di sentirsi parte integrante del mistero che si celebra. Non sarebbe sbagliato chiedere ai nostri figli di partecipare a messa. Come fare tutto questo? Non ci sono ricette preconfezionate che vanno bene sempre e per tutti. Ciascun genitore deve confrontarsi con il proprio figlio, che è un essere unico e irripetibile. A volte gli stessi genitori sono chiamati a usare differenti registri educativi in base al carattere e all’età dei loro figli. Soprattutto l’età non è elemento trascurabile. Chi ha bimbi piccoli non può permettere al figlio di trasformare la Celebrazione Eucaristica in un parco giochi, dove il bambino può muoversi liberamente tra i banchi. Non può neppure cercare di intrattenere il piccolo con giochini, cellulari e tablet multimediali, talvolta, dal contenuto discutibile e decisamente non in linea con i valori che si stanno celebrando. In base alla mia piccola esperienza pastorale ritengo sia un grave errore non permettere ai figli fin da piccoli, secondo l’età e le possibilità del bambino, di comprendere che la Celebrazione Eucaristica è un evento sacro. È il momento in cui ci si incontra con il Signore e dunque bisogna disporsi al silenzio interiore ed esteriore. I bambini hanno una grande capacità di adattamento. Essi assorbono come spugne le idee che noi adulti trasferiamo anche involontariamente. Ma anche questo non basterebbe: bisogna incominciare a porre linguaggi e gesti che siano non solo semplici ma anche coinvolgenti. La mia esperienza mi conforta in questo: in tutte le parrocchie dove sono stato, col preziosissimo aiuto dei catechisti e degli altri animatori (es. coro, musicisti e altri ministri) siamo riusciti a coinvolgere i bambini e i ragazzi nell’animazione della celebrazione: certo, il rito (inteso come solenne e ingessato) potrebbe perdere quella staticità tanto apprezzata da certi adulti, ma in compenso potremmo offrire ai nostri bambini la possibilità non solo di non annoiarsi ma anche di entrare gradualmente in contatto con la persona di Gesù Cristo… che, in fondo, è l’unica cosa importante della Messa domenicale. Non si tratta quindi di rispondere a un obbligo giuridico ma di incontrare una persona che mi ama: il Signore Gesù.

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